Il sindacato: una piaga del pubblico impiego italiano

di FRANCO FUMAGALLI*

Nel pubblico impiego, in questo paese dal socialismo reale, le sigle sindacali sono centinaia e talvolta con un solo iscritto, il segretario. Questo perché in Italia, chiunque può inventarsi una sigla sindacale e proclamare agitazioni. In Paesi seri, le sigle sindacali sono ammesse ma sono proibiti, giustamente, gli scioperi. In Paesi moderni e molto più seri, nel pubblico impiego non sono ammessi i sindacati. E a ragione. Nei rapporti produttivi privati tra imprenditore e lavoratore vi è un certo relativo livello di contrasto d’interessi, e quindi una dialettica interna che giustifica l’organizzazione sindacale, in quanto l’imprenditore deve tendere alla massimizzazione del suo utile, così come il lavoratore deve tendere a massimizzare la sua retribuzione.

Tutti e due devono tener conto, poi, del mercato in cui operano le aziende. Ne consegue un equilibrio in cui l’imprenditore continua a intraprendere e il lavoratore a lavorare. Nel rapporto di lavoro pubblico tale contrasto d’interessi non esiste, perché il datore di lavoro, lo Stato, ovvero i cittadini, che sarebbero la controparte sindacale, sono rappresentati da deputati. Questi, in ogni caso, non erogano, come l’imprenditore, soldi propri, ma quelli dei cittadini inconsapevoli ed impossibilitati, grazie all’attuale Costituzione, a valutare le retribuzioni pubbliche nella qualità e nella  quantità, ad esempio con comitati di cittadini o altri equivalenti mezzi democratici. Se poi consideriamo che, praticamente, gli stipendi pubblici vengono concordati tra un organismo rappresentativo dello Stato, l’ARAN (Agenzia per la RAppresentanza Negoziale) e la Triplice, ci si può rendere conto dell’assurdità di tale situazione. Infatti il vertice dell’ARAN è costituito da 5 componenti, tutti molto vicini ai sindacati. Si giunge a capire l’incongruenza di tale situazione in cui i cittadini pagano stipendi decisi da burocrati statali con burocrati sindacali se non ex sindacalisti. Se non bastasse non esiste un mercato esterno che possa regolare l’entità delle erogazioni.

Completano il quadro varie realtà che sembrano assurdità ma che i cittadini pagano eccome:

A- Il dipendente pubblico ha diritto allo stipendio a prescindere. In molti ministeri incassa anche un premio se solo fa capolino in ufficio;

B- Gli stipendi medi dei dipendenti pubblici sono superiori del 37% a quelli dei privati. (Un regalo da 17 miliardi di euro);

C- Qualunque azione viene vietata ai dirigenti se non concertata prima con la Triplice sindacale;

D- Un quarto dei fondi che dovrebbe incentivare la produttività se ne va in indennità a prescindere;

E- Nell’operoso mondo del pubblico impiego in cinque anni sono state concesse due milioni di promozioni. Il 55% dei ministeriali ha fatto carriera;

F- I ministeriali sono di salute cagionevole, marcano visita 4 volte più spesso dei minatori. Ad esempio nel 2006 sono state 64.000.000 (sessantaquattro milioni) le giornate perse a causa della salute dai dipendenti pubblici. Lo stesso numero dell’assenteismo dei lavoratori privati che però, sono 5 volte di più. Un’abitudine che costa non meno di 14 miliardi di euro l’anno;

G- Negli uffici comunali di Roma mancano ogni giorno 6 o 7 mila dipendenti. Ogni impiegato tipo non lavora 5 giorni su 22. Non vi è dubbio che situazioni consimili vi siano in tutto il Paese;

H- Alle Ferrovie dello Stato hanno ridotto gli organici senza risparmiare e l’Amministratore Delegato è stato un sindacalista (Cgil);

I- La giungla dell’INPS: l’assenteismo è intorno al 30% e l’istituto paga 175 milioni di euro l’anno per straordinari. Un’apparato da socialismo reale distribuisce 6.222 poltrone;

J- Enav (controllori di volo): promozioni garantite, aumenti di stipendio per tutte le 13 sigle sindacali e per 3.320 dipendenti. Un sindacato con 5 iscritti è riuscito a far cancellare 320 voli in un giorno;

K- I dipendenti di Bankitalia  hanno il più ricco contratto imposto dai sindacati.

Cosa resta da dire? Viva i sindacati del pubblico impiego e i politici che li sostengono!!! Viva il governo “professorale” di Monti che ha fatto follie per rimediare alle cause del vero dissesto economico del paese difendendo queste conquiste sindacali, seppellendo un paese già morto per conto suo!

*Unione Padana Mantova

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11 Comments

  1. Uno che dentro says:

    Tutto quello che è scritto in questo articolo è una emerita cacata gli stipendi degli statali sono bloccati da più di tre anni, invece le tasse sullo stipendio sono aumentate,i sindacati non fanno quasi più scioperi perchè sanno che le (persone) che lavorano negli enti pubblici,si sono rotti i c…………!E di farsi prendere per il c….Gli stipendi sono aumentati per i “docenti,veri parassiti”Che dopo aver raggiunto l’età della pensione rimangono ancora a lavorare con dei contratti cosi prendono pensione + stipendio.Dirigenti,messi dai partiti incapaci,di gestire le risorse che ci sono,che fanno solo interessi clientelari per il loro partito e del paese italia,non gli frega un caxxo.,

  2. Franco says:

    Al sig.Boh.
    Chi male intende peggio risponde!Gli scioperi devono essere proibiti nel settore pubblico, non in quello privato. E la ragione è semplice: i dipendenti pubblici sono retribuiti per fare gli interessi dei cittadini, non per spremere loro risorse e danneggiarli. Qui si tratta solo di buon senso.. Se uno pensa che sia un limite alla sua libertà si astenga da entrare nel settore pubblico. Dipendente privato, faccia
    tutt i gli scioeri che vuole. Film già visto.

  3. renzo says:

    mi pare che qui si voglia far passare il concetto che i pubblici dipendenti non debbono avere gli stessi diritti costituzionali degli altri. Niente diritto di sciopero? Va bene ma allora
    a) rinnovo automatico per legge dei contratti e non dopo 3 -4 anni o più
    b) Indennità di missione come nel privato se vieni mandato fuori sede.
    c) diritto all’anticipo della liquidazione come nel privato
    Ricordate che un paese che non ha sindacati e partiti si chiama dittatura.

    • Luca says:

      Aggiungiamoci anche la possibilità di essere licenziati (ma per davvero, non in via solo teorica come accade ora nel pubblico) e un capo dietro il culo che contrlla che non ti gratti le balle anzichè lavorare, e può anche andarmi bene.

    • spago says:

      si vuol far passare il concetto che il rapporto dipendente-datore nel privato sia diverso che nel pubblico. Il che è evidente. Negarlo è posizione ridicola. Quindi rapporti diversi meritano trattamenti diversi. Chi lavora nel privato sa quanta più fatica, quanta più precarietà, quanti più controlli, quanta più contrattazione, quanta più autonomia, quanta più efficenza, vi siano.

  4. Dan says:

    Non è “viva i sindacati” ma viva la gente che acconsente a tutto questo.
    I complimenti vanno fatti in primo luogo ai così detti “produttivi” che pur essendo la maggioranza, si lasciano calpestare da una minoranza di parassiti e preferiscono “l’ognuno per se, dio per tutti” ad una vera unione volta a cambiare in modo radicale questo paese marcio.

  5. ingenuo39 says:

    Questi sono gli argomenti che la nuova Lega (nuova è una parola grossa) dovrebbe sostenere e combattere, se vuole fare veramente l’ interesse dei lavoratori sia del Nord che Italiani altrimenti sono come al solito parole al vento tutto quello che dicono e promettono. Domanda? ma il sindacato padano, se esiste ancora, come fa a campare? Si accettano risposte del tipo, come fanno gli altri sindacati, ci pensa la Signora Mauro, ci pensa Bossi e famiglia, poi per tutte le altre risposte lascio alla fantasia degli Italiani.

  6. Boh says:

    “ma sono proibiti, giustamente, gli scioperi.”Quindi x te gli scioperi devono essere proibiti come nella tua gloriosa Germania nazionalsocialista o nella tua gloriosa Italia fascista o nell’Urss socialista?Cazz che concetti di libertà,a quando l’istituzione dei lager camerata Frank?

    • Luca says:

      Se è per questo fino a non molto tempo fa gli scioperi erano vietati anche in Svizzera, paese assai più libero del nostro. Non confondiamo la libertà con la pretesa di cazzeggiare a spese della società, grazie.

      • Merevasi Ficociellio says:

        Infatti hai detto bene, fino a qualche tempo fa, ora invece è un diritto.
        Per questo motivo e non solo per questo la Svizzera è condiderata un paese libero e di diritto.

  7. Unione Cisalpina says:

    benissimo… bel lavoro… un argomento ke dovrebbe deflagrare proprio nei kontenuti di kuesta pretestuosa manovra risparmiosa del Monti e sua “spending di + e tasse a gogò ” … magari passatelo ai tosi ke lo diskutano negli “stati generali ed imperiali” 😀 …

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