Trionfo Trump 2/ Ferrari Nasi: vi spiego le previsioni sbagliate di maghi e tuttologi

Era il 15 marzo 2013 e all’indomani delle elezioni politiche in Italia, il sociologo Ferrari Nasi commentava così la sbandata dei sondaggi. Per non dimenticare e per prepararsi a quello che avverrà a breve in Italia. ferrarinasi_arnaldo

 

di Arnaldo Ferrari Nasi – Qual è la differenza tra sondaggisti e sociologi?

Mmmhhh, i primi li conoscono tutti, ne parlano i giornalisti, i secondi nessuno.
Mmmhhh, i primi sono una qualcosa di indefinito, sono la traduzione del termine americano pollster. I secondi sui contratti e sulle fatture devono obbligatoriamente indicare: “Professione esercitata ai sensi della legge 14.01.2013, n. 4”.

Tra i primi possiamo trovare pregiudicati che vanno ai talk show nazionali; plurifalliti che continuano a vincere appalti Rai con società di comodo; gente che ha la nomea di andare in giro “con in tasca gomma e matita, per cambiare i dati se al cliente non piacciono”.
Ci sono anche simpaticoni che parlano come Di Pietro. Vabbé che se Oscar Giannino, da finto laureato, poteva tenere una rubrica su Radio 24 ed essere consigliere di altissime cariche istituzionali, che importa? Anzi, che c’azzecca?
Tutto vero, tutto vero. Chi è di questo mestiere lo sa.
Tra i sociologi, invece, trovi quasi sempre persone legate all’università, di vario livello, siano professori ordinari, contrattisti o anche cultori, ma sempre di uno certo rigore e spessore. Addirittura sono iscritti ad associazioni che ne certificano la professionalità con apposite commissioni. Ad esempio l’Associazione Italiana Sociologi, la Società Italiana di Sociologia, la Società Italiana di Scienza Politica. La legge vuole che queste associazioni siano anche dotate di una struttura tecnica di formazione dei membri e, udite, udite, di uno sportello presso il quale “i committenti delle prestazioni professionali possano rivolgersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti”.

Sono un sociologo. Quando un quotidiano mi ha telefonato per chiedere quanti punti l’acquisto di Balotelli avrebbe portato al Cavaliere, ho risposto al giornalista: “ma non dica cazzate”. Intervista non pubblicata.
Sull’Imu sono stato più morbido: “non esistono prove scientifiche in questo senso, pensi che anche le multinazionali, con gli enormi budget che investono, non hanno modo di capire quale singolo aspetto di una campagna pubblicitaria possa portare un certo numero di punti in più o meno, figuriamoci con un sondaggio d’opinione che costa 5-7.000 euro”. Questa me l’hanno pubblicata.
Ma nello stesso giorno il Corriere della Sera (sì, il Corriere della Sera) se ne è uscito pubblicando l’affermazione di un notissimo personaggio che diceva: “mettiamo, per esempio, che questa proposta [abolire l’Imu] faccia guadagnare l’1%: lo 0,25% arriva da Grillo, lo 0,25 dall’area del non voto e il rimanente 0,50% è spalmato su tutti i partiti”. Ma ti pare?
In buona sostanza, per i sociologi i sondaggi sono un mezzo, uno strumento, peraltro il più affidabile a loro disposizione, per studiare e capire i fenomeni. Che siano essi politici, legati al comportamento di acquisto, al conflitto sociale o altro ancora. Per i sondaggisti, non so.
Perché questo sfogo? Perché appena visti i risultati delle elezioni, tutti si sono messi a parlare della “fine dei sondaggi”. Mi hanno pure intervistato ieri sera per mezz’ora. E siccome questo è il mio mestiere e ci do da mangiare ai miei figli, non mi piace.
Personalmente in questi mesi ho pubblicato parecchie cose, su Libero, sul Foglio, su AnalisiPolitica. Sono lì, basta guardarsele. Non ero certo stato a commentare lo 0,1% in più o in meno del Pdl o del PD. Ma ad esempio, avevo descritto come da dopo l’estate lo Zio Silvio stesse riconquistando il cuore dei suoi; come l’elettorato di Grillo non fosse per niente antipolitico ma ci fosse tanto Nord proveniente dai partiti, anche di destra; come gli elettori del PD, più di tutti gli altri, dicevano che il loro partito non li rappresentasse; come gli elettori di Fini, altro che matrimoni gay, si sentissero più a destra di quelli della Lega. Era lo scenario di quel che sarebbe successo alle elezioni. Questo deve fare il sociologo: non il mago, non il tuttologo.

A onor del vero, avevo immaginato anche che Monti avrebbe avuto un buon risultato. Le premesse c’erano tutte, uno dei temi più importanti dell’intero 2012 era stato quello della stabilità, di cui lui era il campione. Ma quando è salito in campo ha fatto di tutto per rovinare tutta l’immagine che si era costruito. Di rigore intellettuale, ad esempio, sparando subito un improbabile qualcosa sull’abbassamento delle tasse. O portandosi dietro in bella mostra i simboli di Casini e Fini, che gli hanno immediatamente tolto quell’idea di novità e di non appartenenza alla vecchia politica.

Le elezioni sono andate come dovevano andare, non ci sono state sorprese per chi aveva letto i dati con una certa attenzione.
Io non mi sono fatto coinvolgere nella “guerra dei sondaggi” ed ho fatto bene. Per me i sondaggi sono uno strumento di conoscenza e non di comunicazione. Ma chi lo ha fatto ha danneggiato anche me e tanti miei seri colleghi e questo non mi piace.

Ai giornalisti, dico che le palazzine schifose degli anni ’60, in Italia, le hanno costruite i geometri, non gli architetti. Costavano meno, ma quello è il risultato. Ai tanti politici che in quelle palazzine “ci hanno voluto abitare”, porto invece i saluti dei 163 nuovi parlamentari grillini.

(da analisipolitica.it)

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