Trieste, sul “Porto Libero” aleggiano le ombre russe

di ROBERTO GIURASTANTE

Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni sul destino della Ferriera di Servola è una ulteriore dimostrazione della distanza siderale esistente tra stato di diritto e Repubblica italiana. In pratica, sfruttando la crisi irreversibile dello stabilimento siderurgico altamente inquinante inserito nel porto industriale di Trieste, la politica del malaffare vorrebbe tentare un golpe per dare alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani i poteri straordinari di commissario per gestire la crisi scavalcando così la stessa autorità portuale.

Un conflitto tra istituzioni davvero incredibile per cercare di mettere le mani sul porto internazionale di Trieste per poterlo finalmente convertire alle speculazioni delle mafie del cemento che lo vogliono trasformare in paradiso per i loro lucrosi affari. Affari riservati ovviamente a danno della città e della stessa comunità internazionale, ma remunerativi per la corrotta casta politica italiana.

Per arrivare ad inserire la testa di ponte regionale all’interno del porto è necessario la firma di un accordo di programma tra le istituzioni coinvolte. Ma la presidente dell’Autorità Portuale di Trieste Marina Monassi sente odore di bruciato e si oppone. Mandando così in corto circuito l’italica macchina della truffa di Stato.

Le irregolarità già riscontrate nell’atto peraltro firmato da tutti meno che dall’autorità portuale, ovvero l’unico soggetto che della gestione del porto risponde pienamente, sono tali da non potere essere sanate ora con provvedimenti retroattivi. Bisogna ricominciare tutto da capo, e gli atti fin qui prodotti risultano nulli. Aldilà della lotta in corso tra i poteri dello Stato per il controllo dello strategico scalo di Trieste, la domanda corretta è la seguente: che cosa c’entrano questi signori con un porto internazionale al di fuori della giurisdizione italiana?

Premesso che il Porto Internazionale di Trieste da Trattato di Pace in vigore non risulta essere parte della Regione Friuli Venezia Giulia (le sue superfici non sono intavolate né accatastate, non vi si possono imporre tributi, non è assoggettato in alcun modo all’ordinamento dello Stato italiano) l’accordo di programma in base alla legge italiana deve seguire una procedura ben diversa da quella adottata per la Ferriera di Servola, imponendo l’obbligo di presentazione in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e non certo al presidente di una delle regioni (il FVG) interessate.

Se tale procedura è valida tra due regioni italiane, figurarsi se non dev’essere certamente rispettata dove oltre a una regione italiana si conferisce un’area internazionale extraterritoriale come il Porto Franco di Trieste. L’intervento della Presidenza del Consiglio dei Ministri a fianco dell’Autorità Portuale per indire una nuova Conferenza dei Servizi al fine di elaborare un accordo di programma corretto e legittimo è quindi obbligatorio, ma questo comporta un’assunzione di responsabilità da parte del Governo che non potrà che riaffermare lo Status giuridico del Porto internazionale di Trieste come riconosciuto e garantito a livello internazionale dalla XVIª risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dall’Allegato VIII° del Trattato di Pace. E naturalmente questo significa escludere ulteriori interferenze illegittime degli enti locali su quest’area di rango internazionale. Se così non fosse scatterebbero le reazioni internazionali degli altri stati sovrani costituenti ed utenti della realtà giuridica del Porto Internazionale di Trieste.

La stessa Unione Europea si trova in questo momento su pressioni internazionali a dovere chiarire la propria posizione riguardo il Porto di Trieste non potendolo continuare a considerare porto doganale comunitario.

La Russia, grande esclusa tra i Paesi europei extra U.E. ed al di fuori dell’Alleanza Atlantica, comincia ad alzare la voce: perché dovrebbe essere esclusa, in violazione del Trattato di Pace che la ha vista quale Paese vincitore, dall’usufrutto di un porto strategico come quello di Trieste a vantaggio della Comunità Europea concorrente non solo commerciale?

*In collaborazione con http://robertainer.blogspot.it/

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One Comment

  1. ermanno says:

    fatto benissimoma coinvolgere stati esteri come la russia, solleticandoli sull aspetto monetario della faccenda.

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