Trieste, proposta la “Zona franca” per ostacolare il “Territorio Libero”

di ROBERTO GIURASTANTE

La crisi economica che sta investendo l’Italia non lascia spazio a margini di ottimismo. Previsioni sempre più fosche si addensano come nubi minacciose sulla tenuta del Bel Paese. Decenni di sacrifici si annunciano per una società impreparata ad affrontare una recessione devastante che ne sta minando le fondamenta.

La politica non è in grado di dare soluzioni di fronte a questo disastro. Disastro causato proprio dal malgoverno della politica. Crolla l’affluenza alle urne; la gente è ormai stanca, delusa, senza speranza. Il clima è pre insurrezionale. In questa situazione bisogna improvvisare, tirare fuori dal cilindro il coniglio: giochi di prestigio con cui ammansire un popolo sempre più arrabbiato.
In questo filone rientrano ultimamente le innumerevoli proposte di creazione di zone franche che, quasi in ogni Regione, la casta dei politicanti italici sta propalando ai cittadini per coltivarne l’ormai incerto voto. Zone franche che generano ricchezza e che vengono viste come la soluzione dei problemi occupazionali.
Particolarmente interessati a questo rifiorire delle aree tax free sono i porti che da soli sembrano calamitare la maggior parte delle proposte. Se ne vorrebbero creare a Venezia, Ancona, Bari, Taranto, Genova, Napoli, ma la lista è destinata certamente ad allungarsi. In Sardegna si richiede addirittura che tutta l’isola diventi Zona franca.
Tra le ultime richieste presentate quella di Massimiliano Fedriga, deputato della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia, che propone l’istituzione di una Zona franca al confine con la Slovenia che comprenda Trieste, Gorizia, Cividale e Tarvisio. Ma in questo caso, è d’obbligo ricordarlo, si sta innescando un conflitto internazionale.
Che le Zone franche possano essere autorizzate senza limiti dallo Stato italiano violando così le severe normative comunitarie in materia è assai improbabile. Che lo Stato italiano tenti di distruggere invece l’unico territorio in Europa (Trieste) che le sue Zone franche internazionali le ha già, è invece purtroppo ampiamente dimostrato.  La stessa richiesta del parlamentare leghista va in questa direzione. Accorpare la Zona A del Territorio Libero di Trieste in una maxi Zona franca della Regione Friuli Venezia Giulia significa infatti non riconoscere la validità del Trattato di Pace del 1947 che garantisce l’indipendenza di Trieste delle sue Zone Franche e del suo territorio.  L’Allegato VIII del Trattato di Pace (Strumento relativo al Porto Franco di Trieste) all’articolo 1 stabilisce l’indissolubile legame esistente tra il Porto franco doganale e il Territorio Libero di Trieste (“… sarà creato nel Territorio Libero di Trieste un porto franco doganale…”).
All’articolo 2 ne determina l’appartenenza giuridica e amministrativa quale Ente pubblico del Territorio Libero (“Il Porto Franco sarà costituito e amministrato come un Ente pubblico del Territorio Libero, avente tutti gli attributi di una persona giuridica ed operante in conformità delle disposizioni del presente Strumento”).  E all’articolo 3 ne conferma assolutamente lo status giuridico internazionale direttamente dipendente dal Territorio Libero: (“La creazione di zone speciali nel Porto Franco sotto la giurisdizione esclusiva di uno Stato qualunque è incompatibile con la figura del Territorio Libero e del Porto Franco”).
La politica italiana vuole invece in un colpo solo eliminare il Porto Internazionale di Trieste  cancellando così anche lo stesso Territorio Libero di Trieste. Spostare i punti franchi del Porto di Trieste con atto decisorio del Governo italiano rappresenterebbe non solo un colpo mortale all’economia di Trieste ed al suo futuro, ma anche una vera dichiarazione di guerra. Il Paese sconfitto che si annette il territorio di uno Stato tutelato dalle potenze alleate. Sarebbe un precedente pericolosissimo per i precari equilibri internazionali.
In collaborazione con http://robertainer.blogspot.it
Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

2 Comments

  1. Riccardo S. says:

    Regioni autonome che vivono sulle spalle delle ricche regioni a statuto ordinario, comuni che cambiano regione per convenienza economica, richieste di zone franche… Questa è la situazione… tutti contro tutti… un si salvi chi può…
    L’egoismo domina e nel campanilismo padano il nord si perde e muore…

  2. Filippo83 says:

    Ma poi, tutte queste zone franche, un buco fiscale lo creeranno no? E chi li paghi poi, tutti i precari semi-assunti dai politici amici, i forestali calabresi, i dipendenti ministeriali, la cattedrali nel deserto, le regioni del Sud, gli stipendi di Roma, gli aiuti di stato alle aziende decotte ma protette, e via dicendo?

Leave a Comment