Trieste libera, militanti minacciati e propaganda di regime

di ROBERTO GIURASTANTE

Negli ultimi dieci giorni il Movimento Trieste Libera è stato sottoposto ad una intensa campagna denigratoria da parte dei quotidiani Il Piccolo e Primorski Dnevnik. Una campagna denigratoria coordinata, fin troppo, con la locale autorità giudiziaria. Tutto è iniziato il 17 luglio quando i cittadini stufi dell’ennesimo rinvio immotivato di un’udienza nella quale doveva essere discussa la validità del Memorandum di Londra del 1954, avevano contestato il giudice. Una contestazione verbale rimasta nei limiti della continenza permessa dal comportamento arrogante del giudice. Una contestazione ben comprensibile da parte di persone che da un anno e mezzo chiedono inascoltate il riconoscimento del loro diritto di autodeterminazione. Tanto è stato sufficiente per far aprire le ostilità a chi sta affannosamente cercando di affossare questi diritti inalienabili dei cittadini di Trieste trascinando un confronto di diritto in uno scontro, possibilmente fisico.

Il via è stato dato dal presidente della sezione penale del tribunale di Trieste, il palermitano Filippo Gulotta il quale con violenza verbale inusitata si è scagliato contro Trieste Libera accusandone i componenti tutti di comportamenti eversivi con richiesta di intervento nei loro confronti alle forze di polizia, alla Procura della Repubblica e all’ANM (Associazione Nazionale Magistrati, organo politico della magistratura italiana). Gulotta chiedeva inoltre all’ordine degli avvocati la punizione dell’avvocato difensore di Trieste Libera, che nell’udienza aveva criticato, facendolo mettere a verbale, il comportamento del giudice che aveva innescato la reazione dei presenti.

Un comportamento degno della miglior autocrazia giudiziaria, confermato poi dal rapido e minaccioso intervento del facente funzioni Procuratore della Repubblica di Trieste Federico Frezza, il quale con l’appoggio dei quotidiani Il Piccolo e Primorski Dnevnik per giorni annunciava azioni repressive, illegittime in uno Stato di diritto, quali il sequestro dell’elenco degli iscritti al Movimento e la persecuzione dei cittadini (iscritti o meno a MTL) che avevano presentato all’autorità giudiziaria il difetto di giurisdizione contestando la sovranità italiana sulla Zona A del TLT.

E per quest’ultima azione “non gradita” dalle toghe la minaccia rilanciata dal giornale prediletto della casta era davvero in puro stile da regime fascista come si evince dal titolo terroristico del Piccolo (qui riportato integralmente): “Tlt, Frezza ha già gli elenchi e da la caccia agli statali”, sottotitolo: “Circa duemila persone si erano recate a firmare la dichiarazione di autotutela. Rischia chi non riconosce l’Italia e lavora nell’amministrazione pubblica”. Nell’articolo costruito ad arte per intimidire i cittadini si annunciavano gravi conseguenze per i pensionati e i dipendenti pubblici che avessero contestato la sovranità italiana su Trieste arrivando ad anticipare sospensioni degli stipendi e delle pensioni. I due giornali si lanciavano anche in ulteriori e fuorvianti ricostruzioni dei fatti arrivando ad affermare che la Polizia (DIGOS) era entrata nella sede di Trieste Libera sequestrando lo statuto e l’elenco degli iscritti.

Tutto falso naturalmente, tranne le incredibili violazioni dei diritti commesse in concorso tra loro da questi magistrati italiani in servizio nel tribunale di Trieste e dal quotidiano Il Piccolo. Violazioni dei diritti universali a danno dei cittadini che si appellano alla legalità e documentate da questa clamorosa persecutoria campagna stampa nazionalistica italiana frutto dell’alleanza tra l’autorità giudiziaria dello Stato occupante e i servili organi di informazione del potere massomafioso che domina indisturbato a Trieste, trasformata dall’Italia nella spazzatura della propria ideologia fascista-risorgimentale.

Il miglior commento, che si riporta di seguito, a quanto sta accadendo è di Paolo G. Parovel del direttore della Voce di Trieste, unico organo di informazione schieratosi contro l’inaccettabile tentativo di repressione dei triestini che legittimamente si riconoscono nel TLT: “A Trieste dunque un organo “impazzito” dello Stato italiano (Procura della Repubblica ) ed un giornale finanziato con fondi pubblici (Il Piccolo, del gruppo Espresso) stanno minacciando pubblicamente di privazione di diritti umani fondamentali persone che hanno legittimamente espresso opinioni ed esercitato diritti fondati sull’ordinamento giuridico internazionale, comunitario europeo ed italiano. Osserviamo che le azioni repressive predisposte o minacciate pubblicamente contro appartenenti e simpatizzanti del movimento sono tipiche dei regimi totalitari: schedatura politica, privazione del lavoro o della pensione, false accuse per reati contro lo stato, punizione degli avvocati difensori, uso politico cooordinato di magistratura e stampa”.

In collaborazione con http://robertainer.blogspot.it

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2 Comments

  1. marco says:

    Vorrei ricordare che il signor Umberto Bossi, nel 1983 si candidò nelle file della Lista per Trieste (storico movimento autonomista triestino, poi “comprato” da (s)forza italia).
    Mentre i leghisti si inventavano una nazione che non c’è, uno stato libero e sovrano continuava ad essere occupato militarmente dall’italia nell’indifferenza di tutti. Questo a prova del fatto che alla lega dell’indipendenza dei popoli non è mai importato nulla…

  2. lory says:

    basta non ne possiamo più di questo regime Italiota !!!

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