Trieste Libera definita “Topolinia”. Ricusato un altro giudice

di ROBERTO GIURASTANTE

Nell’udienza del 3 ottobre nuovo atto del difetto di giurisdizione presso il tribunale di Trieste. La causa civile riguarda la mia opposizione al pagamento di sanzioni decise nei miei confronti dall’autorità giudiziaria italiana per avere ricusato un giudice che aveva rigettato il difetto di giurisdizione da me sollevato per la prima volta.

Era il 14 dicembre 2011 e dichiarandomi cittadino del Territorio Libero di Trieste avevo disconosciuto il potere dell’autorità giudiziaria italiana insediata nel tribunale di Trieste a giudicarmi in un processo penale essendo la Zona A del Territorio Libero al di fuori del territorio della Repubblica italiana. Il giudice Paolo Vascotto rigettava con ordinanza – anziché con l’obbligatoria sentenza – l’eccezione dichiarando invece senza alcuna motivazione l’esistenza della sovranità italiana su Trieste, ed io lo ricusavo.

La ricusazione veniva trattata dalla Corte di Appello di Trieste che la respingeva pure senza motivazione condannandomi ad una sanzione di 1.500 €. Impugnavo quindi l’ordinanza della Corte di Appello in Cassazione dove il mio ricorso veniva dichiarato inammissibile senza alcuna valutazione sul difetto di giurisdizione, che era anche il motivo della ricusazione del giudice, con condanna al pagamento di una ulteriore sanzione di 1.000 €. Complessivamente quindi venivo condannato a pagare 2.500 € per avere esercitato i miei diritti. Fatto questo non punibile secondo le stesse leggi della Repubblica italiana. Leggi che naturalmente vengono impunemente calpestate da magistrati che dovrebbero rispettarle, prima che farle rispettare.

L’irrogazione di sanzioni pecuniarie da parte dei tribunali italiani nei confronti dei cittadini di Trieste che appellandosi al Trattato di Pace dichiarano l’incompetenza a giudicarli dei giudici italiani costituisce infatti severa violazione dei diritti dell’uomo, della Costituzione della Repubblica Italiana e delle leggi in materia, a partire dallo stesso codice penale che all’art. 51 esclude la punibilità per coloro che “esercitano un diritto o adempiono ad un dovere”. Quale ricorrente stavo infatti esercitando oltre che un mio inalienabile diritto un dovere imposto da una norma giuridica superiore quale è il Trattato di Pace del 1947 recepito e attuato dagli artt. 10 e 117 della Costituzione della Repubblica Italiana e legge dello Stato ai sensi del Decreto Legislativo C.P.S. 1430 del 28 novembre 1947 (attuazione Trattato di Pace) e della Legge n. 3054 del 25 novembre 1952 (ratifica del Trattato di Pace).

La Corte d’appello di Trieste provvedeva poi a presentarmi rapidamente il conto delle sanzioni punitive affidandone la riscossione alla solita Equitalia. Da qui la mia opposizione e la causa in corso. Causa per nulla semplice, visto che con l’atto introduttivo ho già dichiarato la stessa inesistenza giuridica della Corte di Appello di Trieste che, come confermato con il Memorandum di Intesa di Londra del 5 ottobre 1954, è inesistente giuridicamente (decaduta il 16 settembre 1947 con l’entrata in vigore del Trattato di Pace) quale distretto giudiziario della Repubblica italiana. Che a Trieste non può essere rappresentata dai propri giudici. Esattamente come non lo potrebbe fare nel Canton Ticino: altro Stato, altro ordinamento giudiziario.

Le due ricusazioni del giudice istruttore Monica Pacilio in questa causa civile sono la semplice conseguenza di quanto sta accadendo nella Zona A del TLT. Questo giudice, come componente di un collegio giudicante, si era già espressa poco prima sullo stesso argomento oggetto della mia opposizione, ovvero il difetto di giurisdizione sollevato da un altro cittadino di Trieste, dichiarandolo infondato in quanto (secondo lei) il “Trattato di pace del 1947 sarebbe stato modificato con abrogazione dell’art. 21 (quello che stabilisce la cessazione della sovranità italiana su Trieste)”. Si è trattato di una falsificazione clamorosa della lettera dello strumento internazionale fatta quale pubblico ufficiale dello Stato italiano a supporto di attività di contrasto politico e mediatico dei diritti legittimamente reclamati dai cittadini di Trieste e territorio.

Per tale motivo i componenti di questo collegio giudicante sono stati denunciati per i reati di abuso e di falso alla Procura della Repubblica di Bologna, competente alle indagini nei confronti del tribunale di Trieste. Rendendo così incompatibile il giudice Pacilio nel mio procedimento, venendo meno il requisito della terzietà del giudice stabilito dalla Carta Costituzionale quale requisito dell’equo processo. Non si può infatti ritenere terzo un giudice appartenente ad un ordine giudiziario di uno Stato che sta agendo quale occupante senza titolo di un Territorio in amministrazione fiduciaria assegnata ad altro organo. E che quindi non può esprimersi sui motivi della propria carenza di legittimazione essendo parte in causa.

L’udienza della mia “quarta” ricusazione di un giudice italiano (dall’avvio delle cause con il difetto di giurisdizione) è stata anche questa volta presidiata dalle forze dell’ordine. Carabinieri e Polizia di Stato a “tutelare” i rappresentanti delle degne istituzioni italiche che stanno violando la legalità internazionale. Tra queste una menzione d’onore spetta allo Stato italiano rappresentato in udienza dall’avvocato Meloni. Nella sua memoria di replica l’avvocato dello Stato italiano ha irriverentemente deriso i triestini che si riconoscono nel Movimento Trieste Libera e si appellano alla legalità definendo il Territorio Libero di Trieste come “Topolinia”.

In collaborazione con http://robertainer.blogspot.it

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8 Comments

  1. Dan says:

    l’italia da topolinia e paperopoli ha solo da imparare

  2. Gianfrancesco says:

    prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.

  3. Se aveva disconosciuto il potere dell’autorità giudiziaria italiana insediata nel tribunale di Trieste perchè poi si rivolge alla Cassazione? Non è un controsenso disconoscere prima un organo dell’Amministrazione italiana per poi proporre ricorso ad altro organo sempre della stessa amministrazione italiana?
    Siccome è un argomento che mi interessa volevo capire se non è meglio, dopo la ricusazione, ricorrere direttamente ad un qualche organismo internazionale perchè qualsiasi altro organo dell’amministrazione italiana non avrebbe la caratteristica di terzietà. Non potrebbe essere imparziale violando il diritto di ogni cittadino ad un giudizio equo ed imparziale.
    Spero di essermi spiegato

  4. pierino says:

    il 5 x 1000 subito ad una onlus pro mlt

  5. gigi ragagnin says:

    spero che la intera cittadinanza di Trieste scopra questa possibilità. che i tremila diventino centomila. allora voglio vederlo il potente stato itaglione.

  6. Silvia says:

    Evidentemente questi giudici vivono nel mondo dei cartoni: questo e’ il paese dei muppets: tutto un teatrino, lo vediamo ogni volta che ci mostrano le immagini di Montecitorio ma per noi e’ una tragedia kafkiana continua.

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