Trieste come Gerusalemme, attesa la sentenza sul memorandum di Londra

di ROBERTO GIURASTANTE

Meno sette. Ancora sette giorni e finalmente il Tribunale di Trieste dovrà esprimersi sulla attuale validità del Memorandum di Intesa di Londra del 1954. E così chiarire i termini di una contesa a dir poco singolare. Da una parte i cittadini di Trieste che chiedono il rispetto del Trattato di Pace del 1947, mai modificato, che stabilisce l’indipendenza di Trieste e del suo territorio (l’attuale provincia) dall’Italia, dall’altra l’autorità giudiziaria dello Stato italiano che in violazione dei trattati internazionali si è di fatto annesso la Zona A del Territorio Libero.

Lo spartiacque è rappresentato proprio da quel Memorandum di Intesa di Londra con cui i Governi degli Stati Uniti (USA) e del Regno Unito (UK) hanno trasmesso nell’ottobre del 1954 l’amministrazione civile provvisoria della Zona A del Territorio Libero al Governo (non allo Stato) italiano. Da quel momento la Presidenza del Consiglio dei ministri italiana avrebbe dovuto nominare un commissario ad acta per l’amministrazione di Trieste e del suo Porto Internazionale, nel rispetto del mandato fiduciario ottenuto.

Ma così non fu. Dopo un periodo di nove anni a regime semi legale, nel corso del quale il Commissario Generale di Governo preparò la strada all’annessione di fatto di Trieste, l’amministrazione venne definitivamente eliminata incorporando la Zona A del Territorio Libero nella costituenda Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Accadeva nel 1963. Da allora l’Italia considera Trieste territorio nazionale. E reprime i cittadini che brutalmente sono stati privati di ogni loro diritto garantito dal Trattato di Pace del 1947. Quel Trattato di Pace che, secondo la parte italiana, è troppo vecchio e desueto. Vecchio non lo è di sicuro, desueto ancor meno, scomodo certamente. Perché ricorda all’Italia la sconfitta della seconda guerra mondiale con la quale Trieste ritornò “libera” dopo l’annessione al Regno d’Italia del 1920.

Non stiamo infatti parlando di una città italiana da sempre come viene fatto credere. Ma di uno dei frutti dell’espansionismo coloniale italiano. Un territorio multietnico per secoli pacificamente integrato con il suo porto nell’impero asburgico di cui era lo scalo principale. Una città poi violentata dall’occupatore italiano che in venti anni l’aveva trasformata nell’icona del proprio becero nazionalismo.

Col Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 il Governo italiano si impegnava ad “amministrare” la Zona A del TLT assicurando ai cittadini i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali senza distinzione di razza, di sesso, di lingua e di religione. Così recita l’articolo 1 dell’Allegato II: “Nell’amministrazione delle rispettive zone le autorità italiane e jugoslave si conformeranno ai principi della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, in maniera che tutti gli abitanti delle due zone possano, senza discriminazione, avere il pieno godimento dei diritti e delle libertà fondamentali stabiliti nella predetta Dichiarazione”.

Belle dichiarazioni di principio, subito disattese. Basterebbe pensare alle decine di migliaia di triestini “senza difesa” dei loro diritti umani obbligati ad arruolarsi nelle Forze Armate Italiane. Neanche la Germania nazista lo aveva fatto. Carabinieri, manette e carcere a chi si opponeva dichiarandosi cittadino del Territorio Libero. Cittadino di uno Stato costituito ai sensi dell’articolo 21 del Trattato di Pace e che il Governo italiano avrebbe dovuto tutelare dalle indebite intromissioni di Paesi terzi, quali quelle della Repubblica italiana.

Ora un giudice italiano (Piero Leanza) dovrà decidere se il Memorandum di Londra è ancora valido per l’Italia, oppure no. Sarà probabilmente una delle ultime volte in cui questo potrà accadere. Se per l’autorità giudiziaria italiana il Trattato di Pace ed ogni accordo conseguente non avranno più alcun valore, ogni discussione di diritto dovrà essere considerata terminata. E i cittadini della città di Trieste dovranno allora essere tutelati secondo la Convezione di Ginevra per i territori occupati. Trieste = Gerusalemme.

In collaborazione con http://robertainer.blogspot.it

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5 Comments

  1. eli says:

    Ma la maggioranza dei triestini è stata coinvolta? È stata chiamata a esprimersi o è un’iniziativa di pochi che si impongono sugli altri?

  2. Larkin says:

    Salve, non discuto sul diritto di autodeterminazione, tuttavia, a Trieste si parla italiano, se Trieste aveva dititto ad appelarsi alla Convenzione di Ginevra, come mai non lo ha fatto prima? Forse conveniva così ed ora non conviene piu? Sta di fatto che chi tace acconsente, e tacendo,Trieste ha fatto in modo che il territorio si italianizzasse, ormai è un territorio italiano. Mi spiace che se davvero avevano la fortuna di appellarsi ai trattai non lo abbiano fatto, in culo a quei territori che questa possibilità non la hanno e vorrebbero l’indipendenza.
    Come si dice: “con la Francia o con la Spagna purchè se magna…”
    Staremo ora a vedere se a sto punto Tieste ha davvero il diritto di appelarsi…

    • Dan says:

      Effettivamente se saltasse fuori un codicillo tipo “usucapione territoriale” sarebbero usei

    • TLT says:

      A S.Marino si parla italiano, ma i suoi cittadini non sono italiani, ma sanmarinesi.
      Negli USA, in Regno Unito, in Australia si parla inglese ma sono 3 stati indipendenti.
      O meglio ancora, in Sud America, tutti i paesi (tranne il Brasile) hanno come lingua ufficiale lo spagnolo ma a nessuno di essi è venuto in mente di pensare o di dire “unica lingua = unico paese”.
      L’usucampione non esiste nel diritto internazionale, specie sui trattati internazionali che fissano dei confini.
      Infatti, il Trattato di Pace del 1947, fissa precisamente dei confini territoriali del Territorio Libero di Trieste.
      Finora non si eravamo appelati alla Convezione di Ginevra per il semplice fatto che all’epoca, in piena guerra fredda, non esistevano gli strumenti per portare avanti un’azione come la nostra. Molti documenti erano coperti da segreto fino a tempi recenti oppure sono conservati in archivi che, senza Internet, erano irrangiungibili per dei comuni cittadini.

  3. Dan says:

    Per me rimandano di nuovo e andranno avanti così fino a quando non troveranno il modo di cassare la cosa “legalmente”

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