Tasse e tributi, la Catalunya “indipendente” comincia ad organizzarsi

di SALVATORE ANTONACI

Mentre si attende il referendum prossimo venturo, il governo catalano pensa già in proprio e organizza il futuro.

Il presidente catalano Artur Mas ha inaugurato, a fine febbraio, la rete Tributs de Catalunya, la rete tributaria definita “l’embrione” di “una struttura di Stato”, alla base della costruzione della futura agenzia tributaria catalana. Si tratta di una rete di uffici di attenzione al contribuente, sull’intero territorio della regione, per offrire uno sportello unico, disporre di “uno strumento efficiente di lotta all’evasione” e dare attuazione a uno degli obiettivi previsti da Convergencia i Union (CiU) nel suo programma elettorale e nel patto di governo con gli indipendentisti di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc).

L’obiettivo è arrivare a riscuotere e gestire tutte le imposte dei catalani. Nel suo intervento inaugurale, Mas ha assicurato che l’iniziativa non rappresenta “una sfida allo Stato spagnolo”. Ed ha riconosciuto che in materia fiscale la Catalogna “ha un’esperienza tributaria di soli 20 anni, pertanto insufficiente”. “E’ una delle nostre grandi carenze – ha osservato – un errore, perché ci siamo occupati di costruire molte cose, ma non questa, essenziale per l’autogoverno”.

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9 Comments

  1. indipendentista says:

    Rete Tributs de Catalunya: questa è una cosa seria. Altro che le pagliacciate tipo Coordinamento delle regioni del nord-devolution-macroregione che i marones vanno promettendo dal 2001. Adesso che Grillo parla di macroregione (e nei fatti apre al padanismo) Gordo & c. dicono di volergli “aprire le porte”. Ma andate a seppellirvi e vergognatevi di aprire ancora bocca, pajass in cravatta verde. Se i 5S parlano di macroregioni è grazie all’eredità culturale di Miglio e al fatto che metà di loro siano ex leghisti old style (mica le new entries alla Progetto nazionale)

  2. eridanio says:

    Attenzione …il dirigismo catalano non è secondo allo sciovinismo francese.
    Per organizzare “la recaudaciò ” basta chiamare Sogei a Roma.

  3. giuliano says:

    Prima di porvi il problema su come sviluppare le strutture statali dovreste ottenere l’indipendenza,cosa assai improbabile. L’indipendenza si ottine con i fatti non con le chiacchere. Se non ci fosse una grande crisi economica eravate tutti li a sventolar il bel tricolore.

  4. sandrone says:

    Infatti…qui si blatera d’indipendenza ma mancano completamente le strutture!

    Se domattina la Lombardia od il Veneto fossero indipendenti non resisterebbero due giorni.

    Uffici tributari, catasto, magistratura, polizia, servizi pubblici…sono tutti centralizzati.
    E tutti gestiti da non lombardi e non veneti.

    L’indipendenza non si fa in due giorni. Ci vogliono anni di preparazione. Anche culturale!

    • Giacomo says:

      guarda che si chiama “perioso di transizione” e dura mesi, non anni. Non mi pare proprio che Kosovo, Monténégro, Croazia, Slovenia, Paesi Baltici, etc avessero già le strutture statali necessarie..

    • Dona says:

      CllBravo! Hai proprio descritto i motivi per cui ABBIAMO BISOGNO DELL’INDIPENDENZA …. perché tutti o quasi gli UFFICI PUBBLICI (catasto, agenzia delle entrate, tribunali, poste, provveditorati, ASL, ecc. ecc. ) non sono gestiti da autoctoni … E questo ci rende una COLONIA!!! W l’INDIPENDENZA … Lombardia LIBERA!!!

    • Alfag02 says:

      Non è per l’indipendenza che ci vuole il periodo di transizione, ma per l’unificazione, e purtroppo in Veneto 148 anni “di transizione” non sono serviti a nulla.

  5. pierino says:

    mentre in italia per qualsiasi delle ‘regioni’ che puntano all indipendenza non cè nulla di struttura da far lavorare adindioendenza reclamata. male.

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