Trentin: perché il referendum veneto invece non mi convince

zaia sole

 

L’intervista al governatore Luca Zaia sul referendum veneto per l’autonomia pubblicata dal nostro quotidiano, ha riscosso moltissimo interesse, dividendo, come era immaginabile che fosse, i lettori tra favorevoli, indecisi e contrari alle ragioni espresse dal presidente. Personalmente, riteniamo che discutere di autonomia del Veneto sia aprire un portone,  anche se non abbiamo ancora le chiavi di casa. Prendiamo ciò che c’è di buono, sul resto ci si ragiona. Il mondo indipendentista non faccia l’errore di chiudersi sulle difensive ma approfitti di questo dibattito e dialoghi con tutti, anche con chi ritiene “nemico”. Non eriga altri muri. Questo fermento e a volte risentimento verso la politica, che di pecche ne ha tante, lo si sa, sta però a dimostrare come la questione indipendentista/autonomista, sia tutt’altro che sopita, archiviata e che, anzi, sia come il magma di un vulcano. E’ un travaglio politico, inquieto, verso gli obiettivi che produce sofferenze, insofferenze, alleanze o incomprensioni, diffidenze e pregiudizi, barriere o barricate, disillusione verso la politica e critiche solo  per il puro piacere di criticare. Per andare dove?

Ma discutere sulla libertà non può far finire il dibattito in un tutti contro tutti, tra buoni e cattivi, tra amici contro nemici. Il giornale non è un ring, ma neppure un luogo alieno al mondo. Anzi, ne è dentro fino al collo, come un albero che è scosso dai venti ma che eppure non si spezza. Perché informare non sia disinformare. E’ la scomodità del pluralismo: quando toccano le tue ragioni, vuoi prendere la parola. Quando la prendono gli altri, non puoi censurarla. 

Noi crediamo che il dibattito sulla vicenda referendaria, oggi veneta, domani lombarda, dopodomani di chissà chi, debba restare un punto di incontro, non una guerriglia a parole di eterni scontenti, e il giornale un luogo di dialogo, un pensatoio anche muscoloso, forte, spigoloso, come lo è senz’altro il pezzo di che seguito andiamo a pubblicare, animato da un forte spirito di contestazione. Può essere che condividiamo o non condividiamo neanche una parola di quanto abbiamo letto o andremo a leggere. In questa dinamica di opposti e contrari, però, ciascuno di noi è il giudice assoluto e decide se archiviare nel faldone “non mi interessa, non ci credo” o in quello “libertà in costruzione” questi contributi figli della nostra civiltà occidentale. La libertà di stampa, in questi tempi di buio, è anche conservare questi spazi di contraddizione. ste.pi.

 

 

veneto (1)di ENZO TRENTIN – Solitamente quando scrivo un articolo per un giornale mi esprimo in terza persona, vuoi perché quell’articolo mi è stato chiesto dal periodico stesso, vuoi perché, nel pubblicarlo, il contenuto è condiviso dalla testata. Stavolta, invece, scriverò in prima persona in qualità di semplice cittadino. Saranno poi i lettori ad esprimere la loro condivisione o meno su quanto vado ad argomentare.

IL FATTO: in data 23 Marzo 2016 il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha rilasciato all’«Indipendenza Nuova» [http://www.lindipendenzanuova.com/zaia-a-lindipendenza-via-scozzese-per-il-veneto/ ] un’intervista nella quale si esprimeva, con grande abilità comunicativa (abilità che gli riconosco da sempre) in merito al referendum consultivo per l’autonomia del Veneto.

Pur potendolo non la farò  troppo lunga, soffermandomi solamente su tre passaggi dell’intervista:

1 – Zaia Ipse dixit: «…non la possiamo fare con la guerra “tra poveri”. […] A me sembra che il nemico non sia Roma ma che, piuttosto, il nemico del Veneto sia il Veneto”.» E ribadisce: «La storia dell’indipendentismo, dell’autonomismo, del federalismo, è una storia, costellata negli ultimi decenni, di una guerra tra poveri che non serve a nulla.»

I veri poveri sono le decine e decine di imprenditori, e non, che si sono suicidati perché inseguiti da un fisco esoso. I veri poveri sono quegli imprenditori che grazie al solito fisco persecutorio, e alla crisi economica sono stati costretti a chiudere bottega o emigrare in paesi fiscalmente più competitivi e comprensivi. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che, così facendo, circa il 25% del tessuto produttivo veneto è scomparso. I veri poveri sono le centinaia di migliaia di pensionati a basso o medio reddito, costretti a deambulazioni per pratiche burocratiche presso i CAF. E quando la loro salute non lo consente, sono i loro parenti che debbono perdere giornate di lavoro per surrogarli nelle pratiche predette. Eppure lo Stato italiano dovrebbe conoscere perfettamente i redditi dei suoi cittadini, visto l’imponente stuolo degli appartenenti alla Guardia di Finanza (militari potentemente armati dallo Stato per risolvere questioni fiscali), e a sistemi informatici da nomi fantasiosi ma evocativi quale “Serpico”.

C’è poi da rilevare che a norma del Comma 2, dell’articolo 1 della Costituzione, è il popolo ad essere sovrano, non i suoi rappresentanti. E poiché questi ultimi sono profumatamente remunerati (Zaia incluso), spetta ai cittadini avanzare le critiche che credono a chi a loro più aggrada.capodanoveneto

 

2 – Sul referendum consultivo, molto abilmente, Zaia non si sofferma molto. Ammette che non ha valore deliberativo; ma subissa il lettore di giustificazioni politiche. Orbene, invece di evocare inesistenti guerre tra i poveri, dimostri il Presidente, con l’autorità che gli hanno già conferito centinaia di migliaia di elettori, cosa riesce ad ottenere dal centralismo romano.

Detto questo, e con tutto il rispetto dovuto alla persona, sia io che molti veneti abbiamo esaurito la fiducia nelle promesse di “cambiamento rivoluzionario e pacifico” della Lega Nord di cui Zaia è autorevole esponente.

Sono circa 25 anni che gli elettori del nord conferiscono mandati elettorali e politici ai più autorevoli esponenti della LN. Risultati? Nessuno!

Orbene, quando nelle vesti di normali consumatori noi si va da un salumiere e ci accorgiamo che il bottegaio ci gabella, non abbiamo remore a rivolgerci ad un altro commerciante. Perché, come elettori, dopo essere stati raggirati per decenni dalla LN dovremmo ancora conferirle fiducia, mandati elettorali e mandati a “contrattare” con Roma?

Possiamo sicuramente ammettere che Luca Zaia è in buona fede; ma lui è una persona sola, ed anche il cosiddetto intergruppo indipendentista, di quale ulteriore mandato avrebbero necessità? Sono già stati tutti ampiamente votati. Il mandato di “rappresentanza” lo hanno già ricevuto.

Che lavorino per mantenere le promesse elettorali!

Del resto Zaia può benissimo informarsi dal suo collega Antonio Guadagnini. Costui, nel 2008, se la memoria non m’inganna, fu il rappresentante di numerose decine di sindaci veneti che volevano trattenere sul territorio il 20% dell’IRPEF.

Ebbi modo di assistere personalmente – mesi fa – alla pubblica descrizione di come venne accolto il “rappresentante dei Sindaci” Antonio Guadagnini. Con una battuta disse: «Sono stato accolto alla stessa maniera in cui, da recluta alpina, fui accolto quandomi presentai alla caserma in Alto Adige.»veneto stato muro

 

3 – Nello Statuto della Regione Veneto [http://www.consiglioveneto.it/crvportal/testi_homepage/STATUTO.pdf ] lo strumento del referendum è già normato al CAPO IV – Referendum. Articoli 25 e 26.

Naturalmente si tratta di una normativa insoddisfacente per una serie di argomentazioni che qui diventerebbero assai tecniche e lunghe. Mi basta ricordare, in questa sede, che una galassia di associazioni civili hanno da tempo depositato due petizioni che chiedono maggiori strumenti di democrazia diretta, [https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/2015/11/20/consegnate-le-petizioni-alla-regione-veneto-per-la-democrazia-diretta/ ] ma a detta del primo firmatario (Federico Bonollo) a  tutt’oggi l’apposita Commissione consigliare regionale non ha dato alcuna risposta.

Tuttavia queste petizioni chiedono ben poco se raffrontato a quanto sta per deliberare il Consiglio comunale di Vignola (MO).

La bozza di statuto che ne sta uscendo è eccezionalmente avanzata per quanto riguarda gli strumenti di democrazia diretta. Si vuole introdurre nello statuto:

 

– la parola al cittadino (almeno 1 volta l’anno – prima volta in Italia);
– la giornata della democrazia (prima volta in Italia);
– bilancio partecipativo;
– istruttoria pubblica;
– consiglio comunale aperto (dove anche i cittadini possano votare con voto consultivo prima di quello dei consiglieri – prima volta in Italia)
– iniziativa popolare (a voto consiliare e a voto popolare – prima volta in Italia);
– referendum abrogativo
– referendum propositivo
– referendum confermativo (con il quorum zero è la prima volta in Italia)
– quorum zero su tutti i referendum
– libretto informativo
– raccolta firme elettronica
– petizioni elettronicheplebiscito veneto

 

E questo è ancora poco se prendiamo in esame quanto avviene nei paesi a democrazia reale dove esiste anche l’istituto della revoca. L’elezione di richiamo (in inglese recall election, chiamato anche referendum di richiamo o richiamo del rappresentante) è una procedura con la quale gli elettori possono rimuovere un politico o un altro funzionario eletto in un pubblico ufficio attraverso una votazione diretta, prima che il suo mandato elettorale sia terminato. Le elezioni di richiamo, che solitamente sono possibili quando si raggiunga il numero di elettori sufficiente a sottoscrivere una petizione, hanno una storia che risale all’antica democrazia ateniese e sono una caratteristica di molte costituzioni contemporanee.

 

Come dichiarato in apertura di questo articolo ho commentato solo tre aspetti delle argomentazioni del Presidente Luca Zaia; ben di più potrei dire, ma concludendo se i veneti non andranno in massa a votare, come richiesto, o voteranno negativamente al referendum consultivo per l’autonomia, non ci venga a dire il Presidente Luca Zaia che i veneti non vogliono l’autonomia, e quindi non desiderano nemmeno l’indipendenza.

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3 Comments

  1. Giancarlo says:

    Ci sono nazioni che sarebbero pronte a riconoscere un VENETO INDIPENDENTE.
    Stanno solo aspettando che venga definita una volta per tutte come si applica operativametne e giuridicamente la carta dei diritti dell’uomo. Lo stesso O.N.U. non ha mai definito chiaramente come applicare concretamente questa carta.
    Dunque si tratta di attendere che la cosa venga definita nei suoi dettagli e poi è fatta !!!
    Alla faccia dei Caregoni e caregari e della inimitabile e ritenuta eterna costituzione italiota !!
    Amen
    WSM

  2. caterina says:

    i politici rimestano la farina nel paiolo fin che il mestolo in mano ce l’hanno loro…
    I Veneti hanno già votato per l’indipendenza senza di loro ed ora aspettano che la cosa giunga in porto… è tutto qui! ma ovviamente quelli che sono in politica ora più di prima non si danno per vinti …per loro sarebbe la fine, e non possono accettarla!
    Che invece sia la fine delle aziende, delle prospettive, dei risparmi, dei progetti, delle speranze…a loro non gliene frega niente tutto sommato perché sono pagati lo stesso… anzi hanno materia su qui parlare all’infinito e fingere di risolvere i problemi, quando sono loro non dico a crearli, ma sicuramente a renderli sempre più complicati.

  3. luigi bandiera says:

    Le forze politiche sono sempre li’ a guardare se conviene a loro nel senso di CAREGONI.
    Cosi’ si guardano in cagnesco e aspettano…
    Ogni tanto ne spunta uno di gruppetto che tenta di colpire in qualche modo o uno o l’altro di movimento autonomista o indipendentista.
    Il tutto serve a far stagnare il problema e la volonta’ popolare che e’ gia’ di per se’ compromessa data l’invasione che subi’ il territorio dei veneti.
    Adesso dire in quanti andranno a votare e’ azzardato gia’ pensarlo, mettere giu’ numeri piu’ ancora.
    E’ una vera scommessa.
    Diro’ che per il BANCO sara’ sempre un guadagno.
    Ma tornado sui veneti autoctoni e non arrivati qua dalla fine del mondo (per rubare una frase…) in quanti andranno a votare per la loro autonomia e poi dopo l’indipendenza..?
    Saranno piu’ del 50%?
    Con gente li’ a predicare da 150 anni che siamo un tutt’uno come ne sono usciti..?
    Sono stati fatti italiani (per meta’ o piu’) o sono rimasti SERENISSIMI VENETI come lo erano e lo sono se non si lavano il cervello da soli..?
    Non sono americani, se ci riferiamo al PELLIROSSE, ma dei Lacota, degli Apache e cosi’ via…
    Quindi sanno di non essere italiani, men che meno latini, ma dei serenissimi veneti..?
    Che hanno un diritto acquisito perche’ li’ da piu’ di mille anni..??
    I vari meneni cosa gli avranno detto, ficcato in testa, in tutti questi lunghissimi anni (150 e +) di tririnkoglionimientos..?
    Come col vino: se ci metti un po’ di rosso nel bianco si nota… sebbene e’ poco.
    Non si nota se metti un po’ di bianco nel rosso: sembrera’ rosso puro.
    Come vediamo i serenissimi veneti, tutti sul bianco o tutti sul rosso..??
    La mescolanza avra’ il suo peso… anche se si dovesse far che ha diritto di voto solo chi e’ qua da 4 generazioni.
    Beh, non chiederebbero mai agli americani (statunitensi) di votare per la loro autonomia se riguardasse, invece, le tribu’ dei pellirosse.
    Bel minestrone fecero ed il motivo lo si scopre adesso… nel bisogno.
    Stiamo soccombendo e non lo sappiamo…

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