/

La lettera: Trenord, quel monopolio croce per i pendolari, delizia per i politici…

trenord

riceviamo e pubbblichiamo

La rete ferroviaria lombarda è di 2.200 chilometri, con oltre 400 stazioni, 2.095 corse medie giornaliere, 750mila passeggeri al giorno e una spesa di esercizio che supera i novecento milioni di euro l’anno (quasi 2,5 milioni al giorno!)
La gestione attuale, affidata a Trenord, società partecipata in quote eguali da Regione e da FS, è altamente inefficiente: dalla costituzione della società, dieci anni or sono, la spesa cresce in misura maggiore rispetto all’offerta dei servizi. Contemporaneamente, oltre alle pessime condizioni di confort di bordo e agli standard di sicurezza in continuo calo, si verifica che il numero di treni perennemente in ritardo o cancellati cresce fino a un livello ormai insopportabile per l’utenza.
Trenord ha una struttura di 4,3mila addetti (un dirigente ogni 153 ferrovieri, 28 manager e 150 quadri), con un costo del km/treno di circa 20 euro (quasi il doppio del costo per chilometro esposto da Trenitalia nelle altre regioni italiane). La puntualità, già scarsa, è passata dall’84% del 2017 al 79% del 2018. Le soppressioni, sempre nel 2018, sono raddoppiate, passando dal 2,5% al 5,1% all’anno, cioè da 20mila a 40mila treni cancellati ogni anno, quasi sempre senza preavviso. L’insoddisfazione dei pendolari, soprattutto dopo un 2019 particolarmente nero, ha fatto nascere una trentina di comitati sulle 25 linee del servizio regionale. Sui social abbondano le proteste quotidiane e le denunce di disservizi di ogni tipo.

In sintesi, a caratterizzare il trasporto ferroviario locale lombardo sono i costi elevati, i bassi ricavi e una produttività inferiore del 30% rispetto alla media europea. La scelta di unire due aziende monopoliste e generare una società con una posizione dominante e protetta sui binari lombardi si è pertanto rivelata disastrosa. I lombardi infatti si muovono prevalentemente in automobile, con quanto consegue in termini di inquinamento dell’aria, di congestionamento delle strade e di vivibilità delle aree urbane e delle loro periferie.
A dimostrazione del fatto che la qualità e la quantità del servizio ferroviario regionale siano assolutamente insoddisfacenti, basta osservare che nella regione di Monaco di Baviera, che presenta la stessa dotazione ferroviaria della Lombardia, si muovono 1 milione e 600mila pendolari, più del doppio di quelli che utilizzano il treno in Lombardia. Siamo infatti lontani dai livelli offerti in regioni europee comparabili alla Lombardia.

Nelle altre regioni europee già da anni i servizi vengono affidati tramite gara e le “vecchie” ferrovie monopoliste sono state costrette a rinnovarsi per mantenere, dove hanno potuto, l’affidamento dei servizi. L’adozione di meccanismi competitivi e il recepimento della normativa antitrust europea ha consentito il rilancio del trasporto ferroviario e l’aumento della produttività (superiore mediamente del 30 per cento a quella di Trenord) in un contesto integrato di servizi (treno-autobus) e tariffe. In Lombardia, invece, dopo dieci anni di finto federalismo ferroviario abbiamo assistito soltanto al consolidamento e all’allargamento del perimetro monopolista di Trenord/Trenitalia.

Ma l’evoluzione recente del sistema lombardo costituisce l’aspetto più preoccupante (oltre a qualche dubbio di legittimità e di regolarità contabile): con una delibera del 23 dicembre 2019, Regione Lombardia ha disposto un nuovo affidamento diretto della gestione del trasporto ferroviario locale per ben nove anni a Trenord. La deliberazione della Giunta Regionale, la n. 2733, ha dei risvolti abbastanza illogici: da un lato evidenzia che nel 2018 si siano dovute applicare un numero enorme di penali per inefficienze del servizio (nel 2019 saranno sicuramente molto superiori), ma dall’altro lato proroga il contratto sino alla lontanissima data del 31/12/2030, concedendo persino un aumento della tariffa al chilometro riconosciuta dalla Regione alla inefficiente e inadempiente Trenord.
Ce ne sarebbe abbastanza per ricorrere nelle sedi giurisdizionali, ma per ora si sente la sola protesta dei pendolari che propongono inascoltati di affidare il servizio attraverso una gara europea alla scadenza del 31/12/2020.

Com’è possibile concedere un credito così ampio (e addirittura un premio) a un gestore che ha fallito per dieci anni consecutivi? La risposta, purtroppo, deve ritrovarsi nel fatto che la Regione non solo è azionista di Trenord pariteticamente con le FS, ma soprattutto ne controlla, grazie ai patti sindacali, la scelta del management. La stessa Regione programma i servizi ferroviari e li acquista da Trenord. In questa “governance” problematica (come denunciava lo spesso responsabile di FS qualche tempo fa), diventa alla fine impossibile individuare le responsabilità di una gestione inefficiente, consociativa e anche clientelare.
L’assessore regionale ai Trasporti Claudia Terzi (Lega Nord) si giustifica dicendo che in tutte le regioni italiane non ci sono state gare. Il che purtroppo è vero e infatti non è un caso se l’Italia è ultima in classifica per trasporto ferroviario locale. Ma le altre regioni stanno certamente meno peggio della Lombardia.

Se la Regione decidesse di bandire una gara, potrebbe parteciparvi anche Trenord, quindi non è vero che sarebbero solo gli stranieri a concorrere. Sotto la pressione di una gara ben fatta, che abbia l’obiettivo di fornire migliori servizi, Trenord sarebbe costretta almeno ad iniziare un percorso di efficientamento.
In tutta Europa i servizi pendolari sono migliorati enormemente grazie alla messa a gara dei servizi: la Regione Lombardia, al contrario, prosegue con l’affidamento diretto della concessione, in proroga, a Trenord, rendendo evidente il conflitto d’interessi che la vede sia programmatore dei servizi ferroviari (e delle frequenze dei treni su ciascuna linea), sia compratore dei servizi, sia socio dell’azienda che gestisce tali servizi. Così, mentre nel resto d’Europa in questi anni i passeggeri sono cresciuti a ritmi elevati, il comfort del trasporto è migliorato e la puntualità cresciuta, da noi è avvenuto esattamente l’opposto.

Lettera firmata

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

La casta è dura a morire, anche al Nord

Articolo successivo

Ma quale digiuno per Salvini! Bobby Sands si rivolta nella tomba