Tredicesime più leggere. Shopping natalizio si annuncia da flop

di REDAZIONE

La tredicesima di quest’anno sara’ per i lavoratori dipendenti piu’ leggera di quella del 2011. I calcoli, realizzati dalla Cgia di Mestre, dicono che un operaio specializzato, con un reddito lordo annuo di poco superiore ai 20.600 euro, si trovera’ con una tredicesima decurtata di 21 euro. Un impiegato, con un imponibile Irpef annuo leggermente superiore ai 25.100 euro, perdera’ 24 euro. Un capo ufficio, invece, con un reddito lordo annuo di quasi 49.500 euro, percepira’ una tredicesima piu’ leggera di 46 euro.

Per evitare che lo shopping natalizio si riveli un flop annunciato viene lanciata la proposta al governo di detassare una quota parte della tredicesima. ”E’ vero che le risorse sono poche – spiega il segretario degli Artigiani Giuseppe Bortolussi – ma un taglio del 30% dell’Irpef potrebbe costare alle casse dello Stato tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro. Un mancato gettito che, probabilmente, potrebbe essere coperto attraverso un’attenta razionalizzazione della spesa pubblica. Per contenere ancor piu’ la spesa, si potrebbe concentrare la detassazione solo sui redditi piu’ bassi”. Un eventuale taglio del 30% dell’Irpef che grava sulle tredicesime lascerebbe nelle tasche di un operaio 115 euro in piu’, 130 euro in quelle di un impiegato e oltre 315 euro in quelle di un capo ufficio.

Sembra tirare un’aria migliore tra le aziende straniere e quelle ”in rosa”, meno schiacciate delle altre a conti fatti dalla pressa della crisi economica. Secondo uno studio della Confesercenti, nei primi nove mesi di quest’anno le aziende individuali con titolari provenienti dai Paesi extraeuropei sono cresciute di 13.000 unita’, mentre le altre sono diminuite di 24.500 unita’. Per gli immigrati, dunque, la microimpresa e’ ancora una scommessa vincente. Nel secondo trimestre 2012 le imprese individuali straniere erano circa 300 mila, 18 mila in pi— rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con una variazione tendenziale del +6,6% e una crescita del peso sul totale delle imprese individuali di pi— di mezzo punto percentuale.

A resistere tenacemente alla bufera della recessione sono anche le aziende ‘in rosa’. In questo caso il successo e’ dato dalla sostanziale tenuta nella dinamica anagrafica delle imprese gestite da donne. Tra settembre 2011 e settembre 2012, in base alla rilevazione di Unioncamere, a cedere il passo sono state solo 593 unita’ (pari a -0,04%), a fronte delle 29.911 aziende cessate a livello nazionale.

I motivi di questa limatura delle tredicesime, spiega il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia, vanno ricercati nella crescita dell’inflazione, cresciuta nel 2012 piu’ del doppio rispetto agli aumenti retributivi medi maturati con i rinnovi contrattuali. ”Se nei primi 9 mesi di quest’anno il costo della vita e’ cresciuto del 3,1%, – osserva Bortolussi – l’indice di rivalutazione contrattuale Istat e’ salito solo dell’ 1,4%.

Pertanto, nei primi 9 mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2011, il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti e’ diminuito”. ”Dopodiche’ – prosegue Bortolussi – il valore delle tredicesime riferite al 2012 e’ stato deflazionato, utilizzando l’indice generale dei prezzi al consumo delle famiglie di operai e impiegati cresciuto, secondo l’Istat, del + 3,1%”. Non essendo ancora disponibile la variazione annua riferita a tutto il 2012, la Cgia ha calcolato questi due indici sulla base del confronto tra i primi 9 mesi 2012 e lo stesso periodo del 2011.

Per far recuperare un po’ di potere d’acquisto alle famiglie, sostiene Bortolussi, bisognerebbe che il Governo, ”e sarebbe un bel regalo di Natale”, detassasse una quota parte della tredicesima. ”E’ vero che le risorse sono poche, – ammette il segretario Cgia – ma un taglio del 30% dell’Irpef potrebbe costare alle casse dello Stato tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro. Un mancato gettito che, probabilmente, potrebbe essere coperto attraverso un’attenta razionalizzazione della spesa pubblica. Per contenere ancor piu’ la spesa, si potrebbe concentrare la detassazione solo sui redditi piu’ bassi”. Secondo le stime effettuate dalla Cgia, un eventuale taglio del 30% dell’Irpef che grava sulle tredicesime lascerebbe nelle tasche di un operaio 115 euro in piu’, 130 euro in quelle di un impiegato e oltre 315 euro in quelle di un capo ufficio.

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5 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Pero’ le varie corti non dicono nulla. Non si esprimono a tal riguardo. Non dovrebbero dire che le paghe degli operai NON I TOCCANO COME NON SI TOCCANO LE LORO..??????

    VE LO RICORDATE OPPURE NO..??

    MA E’ GIUSTIZIA O INGIUSTIZIA O RAPINA..??

    KI MI SA DIRE COSA SUCCEDE IN QUESTA PATRIA SENZA CONFINI NELLE RAZIE DI STATO O DI STATALI..??

    Le corti sono dipendenti statali e magnano e tse se magnano… hanno detto no al risparmio abbassando certe iper paghe. Le loro.

    Eppoi si dicono patrioti… gia’ ma del menga che ki ce l’ha in tel CU se lo tenga.

    Ma poi patria oggi che vuol dire..??

    Una patria solitamente ha dei confini. Oggi non ce ne sono piu’ e quindi siamo senza paga e senza patria.
    Perfino la provincia ci tolgono.

    Ci hanno sistemato per bene sti kax di illuminati dal gran buio.

    E tuttavia ci spuntano ancora i vari senza patria e senza una vera cultura (la kultura talibana e’ fittizia, inventata) a rimproverarci o per una cosa o per un’altra. Magari perche’ vogliamo essere di un’altra cultura di cui la patria vera e con confini.

    Ci dicono barbari e razzisti, loro… che sono il peggio che si possa incontrare nella vita dato che sono spesso e volentieri dipendenti pubblici. GF Miglio li chiamava PIDOCCHI.

    Beh, ovvio, non tutti lo sono ma quei pochi che ho conosciuto nei vari dibattiti, kax se meritano il licenziamento.

    NON PRODUCONO ASSOLUTAMENTE NULLA..!

    Beh, questi ultimi sono quelli che ci porteranno alla rovina..!

    VIVA GLI SDADALI..!!

    Sin salabinladen

  2. hans says:

    pensione: 1000 euro…affitto 500…spese luce gas riuscaldamento 200…..300 per vivere un mese in due…Aspetto solo la 13° per comperare le scarpe e pagare i debiti altro che regali per natale….

  3. Niki says:

    Quando ancora festeggiavamo il Natale alla grande, con tutta la famiglia riunita, i regali si comperavano un poco per volta, durante l’anno.
    Tra l’altro anche per le aziende non è divertente dover fare scorte da pazzi a Natale per poi magari doversele tenere in corpo… meglio un flusso di acquisti durante tutto l’anno che istericamente riunito in due settimane.

  4. mr1981 says:

    Lo shopping natalizio si annuncia da flop in Italia, venerdì a Lugano era pieno di italiani che facevano allegramente acquisti, nonostante il franco svizzero sopravalutato. Sarà la voglia di poter spendere ancora senza essere controllati, di poter usare tutti i tagli di banconote che si vuole, di avere l’Iva solo all’8%, fatto sta che non si direbbe che al di là della ramina ci sia una crisi senza precedenti…
    E poi facendo al ritorno il pieno di benzina prima del confine, il viaggio in macchina esce praticamente gratis…
    La prossima invasione è prevista per S. Ambrogio…

  5. Albert Nextein says:

    Sono anni che le mie spese natalizie si sono ridotte a zero.
    E non trovo che sia un male.
    Rimando le spese,e vedo che ne traggo vantaggio come prezzi.
    Non faccio più regali ad alcuno.
    E mi sento molto meglio.
    In sostanza me ne fotto delle usanze e consuetudini,specie quelle consumistiche.
    Mi sembra di ritornare agli anni 60 quando tutto era normale e sensato.
    Così come tornerà ai livelli degli stessi anni il reddito delle famiglie,ma in assenza del grande risparmio che allora si riusciva ad accumulare.

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