Tre macroregioni, altrimenti salta tutto

nord macrodi SERGIO BIANCHINI – L’amore universale per De Andrè, amante dei delinquenti e degli assassini, è una prova della patologia italiana.
Devo dire che ormai sono pienamente convinto che le Italie siano 3, tre macroegioni non rocciose anzi magmatiche, e che la nazione si regge proprio per la presenza della chiesa cattolica che a modo suo tiene unito il paese.
Ma la chiesa cattolica è mondialista e quindi non vuole in Italia governi più liberi che induriscano la culla della sua organizzazione universale.
Questa è la contraddizione specifica della società italiana. Un aggregato di localismi incapace di un governo stabile ed efficace che è tenuto insieme da una forza enorme ma mondialista che vuole sì l’unità dell’Italia ma non una sua troppo forte organizzazione macroregionale.
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5 Comments

  1. giancarlo RODEGHER says:

    La soluzione di dare l’autonomia alle regioni è non solo comprensibile ma necessaria.
    E’ l’unica soluzione da attuare per cercare di salvare il salvabile. Direi anche che farlo con una certa gradualità sarebbe intelligente e non come adesso che c’è la fila per ottenerla.
    I politici meridionali, veri artefici del disastro del Sud Italia, non vogliono capire una mazza.
    Se le regioni del Nord affondano…loro dove pensano di andare o fare ?
    Come più volte scritto anche in passato si dovrebbe poter attuare delle autonomie avanzate che possano dare alle regioni facoltà legislative in materia fiscale, economica e via dicendo, arrivando se possibile a scollarsi dalla burocrazia romana la quale è il vero impedimento allo sviluppo assieme alla magistratura che invece di un ordine, come recita la costituzione, certi magistrati ne hanno voluto fare un potere al di sopra anche della politica. Immaginiamoci per un istante il VENETO ( una regione alla volta) che possa realmente trattenersi il 90% degli introiti fiscali. Zaia ne sono sicuro, abbasserebbe le tasse, l’IVA, le accise, sburocratizzerebbe la regione dalle pastoie romane, e la sfilza da elencare è troppo lunga. In meno di 2-3 anni il VENETO potrebbe, riuscirebbe a raddoppiare il proprio PIL diventando assolutamente competitivo a livello europeo ed oltre. Tutelerebbe i prodotti made in VENETO/ITALY e via dicendo. Fatto questo, si passerebbe ad altra regione e via cos’ di anno in anno, ma non tutte assieme e con grande confusione per l’autonomie differenziate. Sembra quasi impossibile per la burocrazia italiana poter concedere autonomie diverse regione per regione. E’ sicuramente un paletto per rendere le cose più difficili se non impossibili. Qui casca l’asino !! Tornare indietro è impossibile per qualsiasi governo e quindi ,bando alle paure schizofreniche dei politici del Sud, attuare la cosa più intelligente è e rimane l’unica strada percorribile per tentare di salvare il paese nel suo insieme, anche se da Veneto mi auguro il contrario quando l’italia dovesse andare in DEFAULT e quindi poter tranquillamente riprenderci l’indipendenza perduta, anzi rubata con la truffa, in virtù del mancato rispetto del trattato di Vienna.
    La commedia italiota continua, mio nonno direbbe ancora una volta, peccato dover morire per non vederne delle altre………….oppure quello che dice sempre la mia consorte: ” in italia bisogna avere soldi per pagarsi l’avvocato, il medico, lo sport per i figli ed altre ancora.
    WSM
    WSM

  2. luca says:

    Amari, uno dei membri più eminenti e autorevoli del movimento autonomista siciliano, ispirò con la sua preoccupazione per il centralismo piemontese(Torino era la capitale all’epoca), una delle più note affermazioni di Cavour (e in retrospettiva, poco fortunata) sull’autogoverno regionale:
    «Il Prof. Emerico Amari, dottissimo giureconsulto com’egli è, riconoscerà, io lo spero, che noi siamo non meno di lui amanti della discentralizzazione, che le nostre teorie sullo Stato non comportano la tirannia d’una Capitale sulle province, né la creazione d’una casta burocratica che soggioghi tutte le membra e le frazioni nel Regno, all’impero d’un centro artificiale, contro cui lotterebbero sempre le tradizioni e le abitudini dell’Italia, non meno che la sua conformazione geografica.
    Io ebbi più volte ad esprimere le mie idee su questo argomento al Conte Michele Amari, fratello del Professore Emerico, ed io non ho il menomo dubbio che, quando siano sedati i commuovimenti che alcuni mestatori s’ingegnano di suscitare rinfocolando le ire personali, sarà facilissimo di mettersi d’accordo sopra uno schema d’organizzazione, che lasci al potere centrale la forza necessaria per dar termine alla grande opera del riscatto nazionale, e conceda un vero auto-governo alle regioni ed alle province» (CC, Liberazione del Mezz., IV, p. 220).
    ———————————————————————————-
    Altri pensavano che il mantenimento di uno Stato accentrato fosse indispensabile,sia per attuare una illuminata politica di interventi governativi,sia per operare un necessario controllo sociale:alla fine del secolo era ancora aperta la ferita del brigantaggio.
    Pasquale Villari,meridionalista liberale,avverte che è sempre presente il pericolo del ritorno di nuove,incontrollate rivolte:
    «Il proprietario si trova isolato in mezzo ad un esercito di contadini.La sottomissione di questi è immensa…Ma tutto ciò non nasce da affetto o stima.
    Egli si potrebbe inginocchiare dinanzi al suo padrone con lo stesso sentimento con cui l’indiano adora la tempesta o il fulmine.
    Il giorno in cui questo incanto fosse sciolto,il contadino sorgerebbe a vendicarsi ferocemente con l’odio lungamente represso,con le sue brutali passioni.
    Qualche volta,infatti,si sono viste quelle orde di schiavi trasformarsi istantaneamente in orde di cannibali.Questo ci obbliga ad essere molto cauti;ma ci obbliga ancora a meditare sul cumulo di odi che andiamo raccogliendo,e sulle conseguenze morali e sociali che possono avere»

  3. FIL DE FER says:

    Ecco finalmente qualcuno che ha capito, ma ci si dimentica che sono i politici italiani che avvallano tutti i giorni questo agire mondialista.
    Secondo me più che a delle macroregioni, si dovrebbe ragionale su un paese federale tipo Svizzera o Germania con dei cantoni o lander i quali sono federati tra loro e al centro c’è solo il minimo indispensabile.

    L’Italia a livello politico o amministrativo non andrà mai bene. Siamo troppo diversi tra noi e lo vediamo tutti i giorni. Perché non fare la cosa più intelligente e cambiare l’assetto del paese……finalmente !!!!
    WSM

  4. Grande Nord - Liguria says:

    Ottimo pensiero

  5. mumble says:

    Di sicuro la macroregione del Nord – al centro ed al sud si aggreghino come meglio credono, a me interessa il Nord – rappresenta la miglior sintesi tra esigenza sociale di rispettare le radici storiche e culturali e necessità di trovare una organizzazione veloce e potente nel mondo della competizione globale.
    Tuttavia, in una Europa unita, non si possono escludere a priori anche macroregioni più piccole e coese.
    Per esempio: se si leggono i bilanci di Regione Lguria, anche un bambino di quarta elementare capirebbe che un ente che spende il 70% del suo budget per adempiere a una sola missione (la sanità), non ha alcuna ragione di esistere; la Lombardia, per dire, spende nella sanità il 20% in meno del suo budget.
    A ciò si aggiunga che il 70% della spesa sanitaria ligure va ad ingrassare altre regioni, poichè con la cura Toti è aumentato il turismo sanitario dalla Liguria ad altre regioni, in primis verso il Piemonte e la Lombardia.
    La seconda spesa del bilancio di Regione Liguria, circa il 7%, va al suo mantenimento istituzionale.
    Allo sviluppo economico l’1,5%.
    Ai servizi sociali l’1%.
    Di sicuro se la Liguria venisse accorpata a Piemonte e/o Lombardia, i liguri ne avrebbero solo numerosi vantaggi: c’era già un progetto nel 2007 promosso da Bresso e Burlando; un progetto che Cota, dopo averlo sbandierato orgogliosamente dicendo: Ci penso io, boicottò vergognosamente con l’attuale capogruppo di Salvini Premier Molinari.
    Ma questa è un’altra storia: però, guarda caso, tutte le storie dell’autonomismo boicottato portano sempre ai leghisti…. Vorrà mica dire che …. Noooo…..

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