Tre Italie diverse anche nell’urna, dal dopo guerra ad oggi

di SERGIO BIANCHINI – Nel mio discorso costante sulle tre italie ho inquadrato anche il fenomeno curiosissimo del Partito Comunista Italiano, unico grande partito comunista dell’europa occidentale. Anomalia che nessuno ha mai spiegato davvero ma che si comprende perfettamente se lo si considera come la forma nobile e altruistica presa dalla macroregione centro per difendere i propri interessi e la propria identità politica all’interno di un’italia ad essa aliena.

Cosa strana fin dall’inizio, il partito proletario fu fondato non a Milano o Torino ma a Livorno. Ebbe come primo segretario per 6 anni un napoletano, Bordiga. Solo nel 1927 la direzione passò a Gramsci ma il partito era nella clandestinità e quindi prevalse chi era legato all’URSS.

Riporto la tabella di wiki sui risultati elettorali del dopoguerra. L’incistamento del comunismo italiano nella macroregione centro è evidente e sotto nuove spoglie continua ancora oggi. L’apice dei consensi viene raggiunto nel ’76 con la svolta ipermeridionalista e moderata assunta da PCI e CGIL a seguito dei moti fascisti di Reggio Calabria del ‘68 e dello sviluppo del terrorismo vetero comunista nel nord.

VOTO DOPOGUERRA

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Compagna dalle Alpi alle Piramidi non lo e’ mai stata. Ma da sempre..!
    La mafia e la poverta’ unisce da su a giu’.
    Bacio le mani…

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