Tratta di donne vendute da Corea del Nord alla Cina. Ma Salvini ha visto solo bambini felici

di GIOVANNI D’ACQUINOKOREA-VATICANO_Women_traffick

Ci mancava solo la tratta delle donne … ma Salvini, quando è andato in Corea del Nord, non se n’è accorto? E non si è posto il problema che la sua visita poteva essere strumentalizzata, fino a giustificare queste cose? Uguale al senatore Razzi? Fatti i c…i  tuoi?

Dal Corriere della Sera.

Salvini, quello coreano è uno dei regimi più feroci al mondo secondo Amnesty international. Perché ci è andato?
«È capitata l’occasione e l’ho colta al volo. Certo, potevo andare in vacanza in Sardegna e invece no. Volevo vedere le cose con i miei occhi, senza pregiudizi».
E cosa ha visto?
«Un Paese molto diverso dal nostro, un’opportunità gigantesca per i nostri imprenditori. Hanno bisogno di molte cose e l’embargo nei loro confronti è idiota».
Ma vediamo di quale emergenza si tratta, non prima di chiederci come mai gli eurodeputati in missione in Corea non abbiano ancora appreso la notizia che grida vendetta. Troppo presi a girare per il Sud? C’è anche un Nord, per quanto coreano, che non si può visitare solo per fini commerciali.

Quindi, chiediamo a Salvini e Razzi, ammesso ci senta: vi interessa la questione delle schiave?

Per rendervi più agevole la comprensione, ecco quanto riporta Asianews, senza timore di essere smentiti.
Nel suo Messaggio per la Pace 2015, papa Francesco ricorda le donne “forzate a sposarsi” o “vendute in vista del matrimonio”. Il 90% delle donne nordcoreane che fuggono in Cina sono vendute a mariti cinesi o a bordelli per 2mila dollari. Un sacerdote coreano, insieme a organizzazioni umanitarie, paga il loro riscatto e le introduce nella Corea del Sud.

Seoul (AsiaNews) – Il p. Domingo Cho, 40 anni, sacerdote da 12, è un domenicano di Seoul. Il suo lavoro pastorale è la cura dei profughi nordcoreani che chiedono asilo al Sud, aiutandoli nella difficile integrazione con una società che sebbene parli (quasi) la stessa lingua, è estranea e lontana dallo stile di vita in cui sono cresciuti.

Ma uno dei suoi compiti più importanti e dolorosi è quello di cercare di liberare ledonne nordcoreane che vengono vendute in Cina come spose o come schiave del sesso.

Proprio oggi, papa Francesco, nel suo Messaggio per la Pace 2015, ricorda questa piaga a livello mondiale. Egli fa riferimento alle “persone costrette a prostituirsi, tra cui ci sono molti minori, ed alle schiave e agli schiavi sessuali; alle donne forzate a sposarsi, a quelle vendute in vista del matrimonio” (n.3).

Ebbene, secondo studi di organizzazioni non governative, almeno il 90% delle donne nordcoreane che fuggono dalla dittatura, diventano vittime del traffico di esseri umani, talvolta come prostitute, più spesso come spose-schiave di qualche cinese.

Il problema, spiega p. Domingo, è che nelle campagna della Cina vi è un numero troppo basso di donne a causa della legge del figlio unico e dell’enorme numero di aborti selettivi. Vi sono zone del Nordest della Cina dove la ratio fra giovani maschi e giovani donne è di 14 a 1. Ciò rende il traffico di donne molto redditizio.

Dal 2007 la Cina ha deciso di rimandare indietro tutti i nordcoreani fuggitivi. Questo rende ricattabili tutti i profughi. Così le donne, pur di non tornare indietro, accettano la schiavitù.

“Di solito – spiega p. Cho – una donna è venduta per 2mila dollari Usa. Nella maggior parte dei casi esse vivono come schiave: fare figli, lavorare dando i soldi al marito, pulire la casa”. Fra le tante storie di cui egli è testimone vi è pure quella di una donna venduta contemporaneamente a cinque uomini che la utilizzavano a turno.

Attraverso una rete di amici e mediatori “noi cerchiamo di liberarle. Raccogliamo qui in Corea i soldi e le ‘ricompriamo’ ai loro padroni, facendole poi venire nel Sud”.

P. Cho racconta anche di donne che, ribellatesi, sono state rimpatriate in Corea del Nord. “Queste vengono giustiziate, o obbligate ai lavori forzati. E se per caso sono state messe incinta da mariti cinesi, sono obbligate ad abortire per salvare la purezza della razza coreana (del Nord)”.

Quando le donne giungono al Sud, esse sono anzitutto interrogate dai servizi del governo di Seoul per verificare se esse sono spie o veri rifugiati. Poi vengono inserite in centri di addestramento, per introdurli nella società coreana del sud.

“Io – spiega p. Cho – le aiuto con dialoghi,  offrendo assistenza per i loro bisogni. Ma il loro più grande problema è la solitudine: non hanno nessuno, si trovano in una situazione che è loro estranea, in un mondo che non conoscono; hanno estremo bisogno di parlare e di essere confortate”.

“Con l’andar del tempo – continua il sacerdote – alcune esprimono il desiderio di diventare cristiane”.  P. Domingo fa notare che fra le donne nordcoreane vi sono di quelle che magari hanno sposato un cinese cattolico, che le ha trattate bene e in modo umano. Per questo esse conservano gratitudine per i loro mariti e vogliono conoscere quella fede che ha permesso loro di vivere con dignità. Se questo è il caso, spiega ancora il sacerdote, talvolta dalla Cina arrivano a Seoul anche il marito cinese e i loro figli. Ma il più delle volte arrivano donne sole e provate da anni di schiavitù.  “Anche queste – aggiunge p. Cho – sono spesso interessate a conoscere la fede cristiana o altre religioni (protestantesimo o buddismo). Ma il motivo sembra essere più il loro bisogno di aiuto, l’urgenza di volersi integrare”.

P. Domingo non nasconde che oltre al problema dell’integrazione dei rifugiati, vi è anche il problema di far accettare i profughi alla popolazione del sud: “I sudcoreani non li accettano volentieri e così i nordcoreani non si sentono a casa loro. Occorre cambiare davvero il nostro cuore.

La Chiesa ha il compito di cambiare i cuori della gente e accogliere le persone non per motivi politici, cancellando gli occhiali ideologici con cui noi del sud vediamo i nordcoreani”.

“Le due Coree – conclude – esistono da 60 anni e abbiamo una storia di competizione, di guerra e di scontro. Ed entrambi i lati della penisola continuano a mantenere  questa mentalità di scontro. La mia generazione, per esempio, è stata educata nell’anti-comunismo. Ma poi studiando ho capito che i nordcoreani erano parte dello stesso popolo e veniamo dalla stessa cultura. Per questo ho deciso di lavorare per la riconciliazione dei coreani”. (BC)

 

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4 Comments

  1. Salvatore says:

    Dan, visto che da noi si muore di fame e si paga il dentista, suvvia, biglietto a senso unico per la corea del nord …. Dentista e pompe funebri agratis! Sulla tratta delle donne, come su quella dei vambini, eviterei di scherzare e/i scrivere cazzate: son cose serie, mica battutealla calderoli.

  2. Dan says:

    E’ un peccato poter solo ascoltare una campana: quella delle associazioni che ronzano intorno alla corea del nord con un modo di fare fin troppo peloso, paragonabile alle nostre coop per i rifugiati.
    Sarebbe bello poter sentire anche l’altra, quella diretta dei nord coreani ma oh aspetta, loro c’hanno la dittatura, loro non possono parlare, loro non possono dire, attenti che i muri hanno occhi e orecchi.
    Pare di rivivere gli stessi tempi della cortina di ferro in europa. A noi ci raccontavano che il comunismo era tanto brutto, che la gente stava tanto male, poi questa gente è venuta da noi ed ha cominciato a raccontare cose da niente, tipo ad esempio che da loro il dentista era gratis per tutti mentre da noi o si è politici con 3000 euro di rimborso al mese anche per rifare la dentiera al mulo o si devono organizzare i viaggi della speranza in slovenia.
    Cosa da niente dicevo… tipo che ultimamente nei sondaggi in romania la gente, potesse, farebbe risorgere il vecchio ceausescu…
    Strano però che in nord corea, che per quanto ne sappiamo tutti i cittadini sono soldati addestrati, nessuno ha ancora pensato di mettere su un colpo di stato. Stanno così male, fanno così tanto la fame, c’hanno perfino la tratta delle donne però si tengono stretti salsicciotto e la sua corte di familiari e vecchi militari… mah misteri della fede

    • Stefania says:

      Sa com’è, la campana è quella dei missionari in trincea laggiù. Non sono no global né il popolo delle bandiere della pace né delle coop di Buzzi. Chieda loro quante campane italiane sulla stampa rilanciano notizie come questa. Noi, piuttosto, sentiamo anche il campanello d’allarme di una informazione che vede quello che vuole vedere e che racconta quello che non è scomodo.

      • Dan says:

        Missionari, volontari… stranamente trovano tutti quanti i problemi fuori dai rispettivi paesi d’origine.
        Da noi, ad esempio, non c’è miseria, da noi non succedono turpi traffici, da noi non c’è una politica che presenta tutte le caratteristiche di una dittatura (e guarda caso, come quella nord coreana, si spaccia per democratica). Da noi si sta benissimo, vero ?

        Diciamo piuttosto come stanno le cose: tutti questi personaggi sono vere e proprie teste di ponte a favore di interessi che non hanno niente a che vedere con l’aiuto al prossimo.
        Adesso scoprono che la corea del nord ha la sua bella dose di problemi ?
        Adesso che gli usa l’hanno preso nel culo, diplomaticamente parlando, con il ritiro dei film su kim, saltano fuori queste denunce ? (e forse non è neanche la prima volta che incassano il manico di scopa da quei ciricawa laggiù ma si guardano bene dal venircelo a raccontare)
        Adesso che l’economia mondiale rischia il collasso, ci si ricorda di quei “morti di fame” che da oltre sessant’anni vivono isolati nella loro autarchia ?
        Adesso ci si accorge che si passano il potere come una corte di faraoni ? Prima no, manco fossero stati degli alieni appena atterrati con l’ufo.

        Spiacente ma non me la bevo più.

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