Tagliare le Province è incostituzionale, che piaccia o meno la scelta

di DANIELE TRABUCCO

L’approvazione del decreto-legge sul riordino/riduzione delle Province da parte del Governo Monti apre scenari sempre più inquietanti sul piano della legittimità costituzionale.

Il primo è di ordine metodologico. A prescindere dal fatto che l’art. 17, comma 4, della legge n. 135/2012 parla di “atto legislativo di iniziativa governativa” e non di decreto-legge, sappiamo che la Costituzione prevede l’adozione di provvedimenti provvisori aventi forza di legge (art. 77, comma 2) unicamente in presenza di una situazione attuale (e non potenziale) di straordinarietà, urgenza e necessità per fronteggiare la quale non è possibile provvedere con gli strumenti legislativi ordinari. La manfrina del contenimento della spesa pubblica non regge più e, comunque, alla luce di recenti interventi del giudice costituzionale (sentt. n. 148 e 151/2012 Corte cost.), non può spingersi fino al punto di ledere e comprimere la sfera di autonomia degli enti locali territoriali e, pertanto, anche della loro identità territoriale che dell’autonomia è il presupposto logico.

Inoltre, è precluso alla decretazione legislativa d’urgenza intervenire in materia costituzionale (art. 72, comma 4, Cost.), poiché, sul punto, sebbene in dottrina non via sia un’unanimità di consensi, esiste una riserva di assemblea intesa quale riserva di legge formale. Si è obiettato che, in questo caso, si sarebbe in presenza di una norma che non incide sulla ripartizione della competenza, ma che apparirebbe destinata solamente assicurare la piena e totale partecipazione dei membri di ciascuna Camera alla discussione ed approvazione di leggi di un certo rilievo. Tuttavia, la ratio della disposizione costituzionale, che non può non ravvisarsi nella opportunità di far discutere determinati disegni di legge di importanza politica ed istituzionale in una sede che per sua natura implichi garanzie di pubblicità delle scelte, presuppone il ricorso alla legge formale. Se così non fosse, che senso avrebbe l’ imporre un esame ed un’approvazione da parte dell’Assemblea se questi possono venire aggirati attraverso un mutamento di atto legislativo?

Quanto poi alla definzione di “materia costituzionale”, utilizzata nell’art. 72, comma 4, Cost., mi sento di aderire alla tesi  che vi fa rientrare anche le riforme ordinamentali. Non sono dell’idea che l’espressione utilizzata dal legislatore costituente si riferisca esclusivamente alle leggi formalmente costituzionali o di revisione costituzionale (in questo senso si sono espressi Cicconetti, Lavagna, Martines), ma che includa anche le leggi ordinarie integrative o attuative di precetti costituzionali (Esposito, Mazzitti, Mortati) tra le quali rientrano a pieno titolo quelle di mutamento della circoscrizioni provinciali (art. 133, comma 1, Cost.) e quelle (art. 117, comma 2, lett. p), Cost.) sull’ordinamento e sulle funzioni di Città metropolitane, Province e Comuni. Del resto, aderando alla prima interpretazione non sarebbe messo in discussione il carattere generale della legislazione ordinaria?

Il secondo è di ordine sostanziale. L’art. 1 del decreto-legge adottato dal Governo Monti sul riordino introduce, all’art. 3 del d.lgs. n. 267/2000, un comma aggiuntivo, il 3 bis, con il quale si elevano a rango legislativo i parametri della densità demografica e dell’estensione territoriale fino ad ora contenuti nella deliberazione del 20 luglio 2012. In questo modo, l’Esecutivo attribuisce alla legge il potere di stabilire a priori il numero delle Province (ridotte da 86 a 51). Nel dettato costituzionale, invece, non è stabilito alcun limite numerico, con l’unica eccezione delle Regioni elencate nell’art. 131 Cost. Riflettendo su quest’aspetto, vi è chi ha sostenuto che, proprio per la mancanza del numero, è possibile ridurre/riordinare le Province senza la necessità di modifica della Costituzione. Questa affermazione, seppur vera, necessita di essere puntualizzata. Infatti, è vero che le istituzioni provinciali non sono garantite nella loro complessiva esistenza, ma questo in relazione al fatto che si può mutarne la circoscrizione su atto d’impulso dei Comuni ai sensi dell’art. 133, comma 1, Cost.

Pertanto, al di fuori dell’iter indicato nel Testo fondamentale, ogni ipotesi di riduzione è incostituzionale. La tesi, secondo la quale la norma costituzionale invocata è applicabile solo a ipotesi di mutamento puntuale, non è sostenibile per due ordini di ragione: in primo luogo, perché una tale limitazione non è in alcun modo contemplata dall’art. 133, comma 1, Cost., in secondo luogo, perché già dai lavori dell’Assemblea Costituente vi era l’intenzione che l’istituzione di nuove Province e la modifica di quelle esistenti avvenissero con un atto che fosse espressione delle popolazioni direttamente interessate e, quindi, non fosse imposta dall’alto.

Insomma, a differenza di Halloween, qui le mostruosità ci sono davvero-

*Università degli Studi di Padova 

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12 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Scrivevo e lo ripeto: la costituzioner e’ carta igienika.
    Non la rispetta NESSUNO (Ulisse non c’entra).
    Se il taglio va fatto e’ sulle regioni, nate (anche certe province) con lo stato occupante komunista detto itaglia.

    Ma ne vedremo delle belle proprio se la gente si mettera’ in moto davvero.

    Auguri..!!!

  2. Cantone Nordovest says:

    Infatti !

    Io nella attuale crisi del MODELLO REGIONALISTA (sprechi e ruberie) vedo una grande opportunità : quella di accorpare le Regioni e invece mantenere le Provincie tutte !

    Il costo delle Provincie è tutto sommato modesto – ed è indubbio che gli Italiani coltivino una identità provinciale non certo trascurabile !

    Se davvero la casta avesse a cuore il pubblico bene , proporrebbe all’attenzione dei sudditi IN LUOGO DELL’ACCORPAMENTO DELLE PROVINCIE , quello delle Regioni !

    Ridurre le Regioni dalle attuali 20 al numero di 8 , produrrebbe RISPARMI ENORMI

    E , ulteriore vantaggio , si andrebbe incontro al tradizionale quadro STORICO_IDENTITARIO della Penisola – mi riferisco agli Stati Pre-unitari :

    1) Nordovest (Piemonte Liguria e la Valee d’Aoste)

    2) Lombardia-Emilia (ex RIM Regno d’Italia Medievale)- alias Padania in senso stretto

    3) Triveneto (ex Serenissima)

    4) Etruria o Tuscia (cioè Toscana + Umbria = ex Granducato)

    5) Centro (ex Stati della Chiesa : Lazio , Abruzzo , Marche , Molise)

    6) il Sud continentale (ex Regno di Napoli)

    (7) + (8) Sicilia e Sardegna rimangono come sono : sono due grosse Isole , piene di specificità non omologabili al resto della Penisola

    facebook > Cantone Nordovest

    • luigi bandiera says:

      “(7) + (8) Sicilia e Sardegna rimangono come sono : sono due grosse Isole , piene di specificità non omologabili al resto della Penisola
      facebook > Cantone Nordovest”

      Parli del resto della penisola..?
      Cioe’ quella terra dove dormono perche’ distesi su tutto lo stivalon gli appennini..?

      Noi qua della pianura padano-veneta e tutta la parte alpina siamo in CONTINENTE..!!

      Siamo circondati da terre e non da acque…

      Va ben, si sa la KST insegna anche di queste cose quindi non e’ colpa tua.

      Scusa la puntualizzazione e spero tu non ti offenda, non era mio intento.

      Saluti.

  3. Culitto Salvatore says:

    se la smettessero di tagliare provincie e si iniziasse a tagliare teste credo che la situazione cambierebbe un bel po

  4. Alessio says:

    Il governo Monti_Napoletano è già una dittatura e si comporta di conseguenza,più che incostituzionale è A-costituzionale e della Costituzione non gliene frega niente.Nel futuro italiota non vedrete un nuovo Mussolini,ma tanti piccoli Monti.

  5. Santo says:

    Il taglio delle Province è una scemenza che costerebbe un sacco di soldi creando debiti,confusione e problemi, in realtà se ne dovrebberro mettere altre. Es.: BASEL campagna e BASEL città in Sweiz, il prof. è meglio che torni un pò a scuola perchè si stà facendo infinocchiare; mi dispiace perchè lo stimo..
    Cordiali saluti. Geom. S. Spavetti
    P.S.: caso mai va’ fatto il referendum per ogni caso.

    • Bacchus says:

      Geom. S. Spavetti, è forse meglio che si cimenti solo nelle cose che sa! E con il suo commento ha dimostrato di saperne ben poche, chi deve ritornare un po’ a scuola è pure lei. Se vogliamo paragonare la struttura amministrativa della Svizzera (Schweiz in tedesco, Suisse in francese e Switzerland in inglese) con quella italiana, il livello dei cantoni svizzeri può essere comparato a quello delle regioni italiane. Quindi introdurre l’esempio di Basel (che sarebbe Basilea visto che dovrebbe parlare come mangia) è fuori posto. Basilea Città e Basilea Campagna sono due semicantoni e come tali hanno la metà dei diritti a livello federale: in Italia qualcosa di simile a mio avviso si potrebbe tirare in ballo solo in Alto Adige per le province di Bolzano e di Trento. In Svizzera un’entità subnazionale intermedia tra i cantoni e i comuni potrebbe essere rappresentata dai distretti, che sono delle suddivisioni prettamente politico-amministrative, che soggiaciono alla libera decisione in materia dei cantoni.

      • SANTO says:

        Il mio parere è che non è l’ accorpamento delle provincie che risolve il problema . L’ accoerpamento porterebbe a maggiori spese perche’ gli uffici delle provincie soppresse verrebbero chiusi, e quelli deklle prov. che rimangono verrebbero ampliati, gli impiegati delle prv. soppresse e i cittadini dovrebbero fare anche 150 km per andare al lavoro o negli uffici. Le provincie devono essere tutte commissariate affiancando al presidente tre prefetti che verifichino che le opere messe in cantiere siano consoni con la pubblica utilita’.
        Attualmente le province sono troppo autonome e decidono di fare opere inutili tassando il cittadino. L’ accorpamento pero’ non porterebbe risparmi ma sprechi e inconvenienti. Ad es. se si sopprime la prov. di Sondrio l’ abitante di Bormio (che era una contea indiopendente ) dovrebbe fare 150 km per andere al capoluogo, la soppressione delle prov. è priva di senso.

  6. zse says:

    Ma Napolitano che fa?
    Delle due l’una o il professor Trabucco ha scritto un sacco di stupidaggini (preoccupante per chi lavora all’università), o qualcuno non sta svolgendo il proprio compito di garante della costituzione! (ancora più preoccupante per tutti i cittadini).
    Per il bene del paese, mi auguro che sia vera la prima delle ipotesi.

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