TRA IL DIRE E IL FARE C’E’ LA DISOBBEDIENZA CIVILE

di VITTORE VANTINI

Per chi e’ un autonomista convinto e pone la sua bussola sulle teorie socio-politiche e costituzionali di Miglio, la partecipazione a incontri, congressi, riunioni (come il recente interessantissimo incontro a Milano) e’ motivo di orgoglio e di soddisfazione. Ancor piu’ gratificante e confortante è vedersi circondato da un numero crescente di “colleghi”, con i quali scambiare opinioni e notizie per riconoscere e consolidare la propria fede.

Il progetto di una Repubblica del Nord in un’Italia confederata è presente come unica via di uscita dalla terribile situazione che viviamo, per effetto di un governo pretestuosamente inventato, il quale, a causa di molteplici motivi (alcuni necessariamente manifesti, altri accuratamente celati al popolo) sta portandoci verso una forma orribile di neo-colonialismo. Lo statalismo elevato all’ennesima potenza è e sarà l’abbraccio mortale per tutti. Il malcontento giustamente sale, ma è intercettato in larga misura dai partiti, correi di questa situazione ( che prosperano sull’ignoranza e l’indifferenza dei più), cioè da chi ha contribuito a gettarci iniquamente in un labirinto sempre più oscuro e senza scampo. Oppure si stempera in sterili lamenti.

E’ giunto il tempo del “fare”. Di presentarsi con concorde entusiasmo difronte alla gente, di intraprendere con convinzione atti dimostrativi, che costituiscano un forte richiamo alle coscienze, che svelino una volta per tutte le insidiose macchinazione del potere finanziario e statalista. Di organizzare l’attenzione delle piazze in nome del riscatto e del bene comune.

Se la stella polare deve essere l’esempio di Ghandi, che ci ha indicato la via della non-violenza, occorre però intraprendere una serie di azioni dimostrative e mirate, prima caratterizzate dalla pubblicizzazione delle truffaldine manovre in Italia e in Europa, poi da veri e propri atti di disobbedienza civile a largo raggio. Ma il potere reagirebbe molto duramente e troverebbe facilmente, nell’ignoranza dei molti e nella connivenza della casta giudiziaria e degli altri apparati dello stato, la sponda per zittire e distruggere i pochi. Per questo va studiata una via fatta di progressive azioni, volta a moltiplicare il numero degli aderenti e a intercettare il consenso del popolo. Quando gli aderenti saranno molti il potere non sarà più in grado di reagire con facilità.

Nell’ambito dell’Unione Padana Alpina sono state studiate alcune forma di intervento pubblico, che sperabilmente porteranno a ingrossare le nostre fila e ad aumentare progressivamente le azioni di contrasto. Bisognerà arrivare a pesanti disobbedienze, per esempio di ordine fiscale, che avranno successo (senza dare adito al potere di soffocare e distruggere) in diretta proporzione al numero degli aderenti.

Non è più il tempo delle sole parole. Nasca dalle coscienze di tutti l’impegno di intraprendere una fattiva opposizione, un concreto e non episodico contrasto, la dimostrazione che non siamo più pecore belanti. Si gettino i primi germi del comune riscatto. Ora o mai più.

 

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4 Comments

  1. dante says:

    COMMENTO

  2. dante says:

    PER INIZIARE AZIONI SEMPLICI SENZA RISCHIO GRAVE PER I SIMPATIZZANTI MA DI EFFETTO POTREBBERO ESSERE QUELLE CHE HO SENTITO FACEVANO IN USA:. FARE LA FILA IN COMUNE PER CHIEDERE INFORMAZIONI BLOCCANDOLO, FARE LA FILA IN BANCA CIVILMENTE PER CHIEDERE INFORMAZIONI PER APRIRE UN CONTO.
    TELEFONARE TUTTI ALLA POLIZIA , SCRIVERE MOLTE MIGLIAIA DI LETTERE PER BLOCCARE UN’UFFICIO POSTALE ECC. ECC. NON HANNO EFFETTO DI NESSUN GENERE MA POSSONO DISTURBARE E CREARE NERVOSISMA DA UNA PARTE E CORAGGIO A OSARE DALL’ALTRA.

  3. Vittore Vantini says:

    Ti ringrazio del commento. Il punto è proprio questo: da un lato non fare come nelle Opere liriche (Armiamoci e…partite), dall’altro capire finalmente (ma davvero una volta per tutte) che i personalismi, gli egoismi, il semplice voler sostituirsi ai politici di adesso per godere di redditi da posizione è il peccato più mortale (perchè toglie a chi ha in mente solo il bene di tutti la spinta ideale, per prostituirla all’avidità di potere). Se genuinamente pensiamo che l’autodeterminazione non sia solo un bel sogno, abbiamo bisogno di semplici partecipanti e non di generali autonominati. Poi, secondo le piu’ stringenti regole della democrazia e del buonsenso, potremo proseguire concordemente e progressivamente per il riscatto della nostra terra. Viva la Repubblica del Nord!

  4. luigi bandiera says:

    E’ vero, piu’ di fare bei discorsi non si fa.

    Si aprono segreterie di autonomisti tutti i giorni per insultare o duellare.

    Se l’obiettivo e’ unico, l’indipendenza, i cannoni vanno puntati tutti la’, sul bersaglio da colpire per demolirlo.

    Invece, no. Sparo io il colpo perche’ sono piu’ bravo di te; no, io. Che sono con vista accuta.
    E i due o mille cannonieri si mettono li’ a litigare all’infinito.

    Anche sul dove mettere il cannone litigano. Uno lo vuole fuori e l’altro dentro.

    Beh, cosi’ fai solo CONFUSIONE e non ottieni certo l’INDIPENDENZA.

    Il nemico sa bene come la gira. Non dorme MAI..!

    E nel frattempo che noi si baruffa per decidere o stabilire chi e’ il piu’ furbo o mona del villaggio il nemico sforna TALIBANI (si, i tali della repubblica delle banane) ad ogni secondo minuto.
    Piu’ talibani ha e piu’ massa avra’ da contrapporre ai pochi e litiganti INDIPENDENTISTI.

    Primo punto per me’ e’ SMETTERE DA SUBITO IL LITIGIO.

    Secondo aggregazione con un unico capo sostenuto da un CONSIGLIO.

    Terzo seminare il VERBO in OMNI DIREZIONE per un certo periodo.

    Quarto raccogliere il frutto per contarci.

    Quinto grande incontro per entrare in azione alla Gandhi. Appunto: niet GRANO di sale.

    Pero’ ci vuole anche un interessamento con il mondo esterno. Con gli stati esteri.

    Quindi..??

    Il lavoro e’ tanto ed allora non bisogna perdere tempo e sprecare energie.

    Prima di morire, prima di fare il GATEWAY, mi piacerebbe vedere il mio sogno realizzato..!

    Par tera
    Par mar
    e
    Par ciel (adeso se voea no..?)

    W San Marko.

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