Tosi-Zaia. Ma quale secessione, è un divorzio all’italiana

di CASSANDRAdivorzio

Alla fine, a furia di tirar la corda, la gente si stufa davvero delle beghe. Tosi dentro o fuori dalla Lega, Maroni che dice che quel che pensa il federale è Bibbia, Salvini che sostiene di aver fatto il possibile. Zaia che dice che in democrazia ciascuno fa quel che vuole, riferendosi allo strappo di Tosi e via cantando.

E’ solo e soltanto una questione di poltrone e cioè di chi decide quanti uomini di Tizio e quanti di Caio debbano stare in lista. E le regole le vogliono dettare entrambe, chi ha in mano la penna e chi spedisce la busta.

L’espulsione di Tosi non è una novità in Lega.

Il consiglio federale del 13 settembre 2011 l’aveva calendarizzata tra i possibili desiderata di Bossi.  La finanziaria di Berlusconi non scaldava i cuori dei sindaci leghisti, Tosi e Fontana in testa.

Ed era il 20 ottobre sempre del 2011 quando Bossi preferì abbassare l’ascia di guerra. Nessuna espulsione. Intanto però Flavio Tosi, si era preso dello «stronzo» da Umberto Bossi per aver detto che molti deputati padani hanno ormai «il voltastomaco» in certe votazioni.

Poi arrivò Maroni, e Tosi problemi di conflitto interno nella Lega non ne ebbe più, anzi. Da potenziale espulso, iniziarono le espulsioni in Veneto dei bossiani, di quelli che non si arrendevano alla nuova linea del segretario. Via gli oppositori. Dopo la Pontida del 2013 ci fu il colpo di grazia per molti.

Oggi  l’uomo che Bossi voleva espellere dalla Lega, perché lo considerava un “corpo estraneo” alla politica del Carroccio ortodosso, dopo la luna di miele con Maroni e con Salvini, dopo che la sua fondazione veniva vista come propedeuitica alla sua discesa in campo come candidato premier, ebbene, fine corsa. Tosi è diventato ora l’uomo che rompe non solo gli assetti della Lega ma dello stesso centrodestra.

Sia dentro che fuori dal Carroccio, è e sarà una variabile che modifica le geometrie, del centrodestra. Politicamente, allora, fu un errore non dar retta a Bossi quattro anni fa.

Con la differenza che oggi la chiamano secessione interna alla Lega, ma è più corretto, dopo la svolta nazionale, chiamarlo divorzio all’italiana.

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