Tosi: “Dopo Venezia la Lega prepara la rivolta dei sindaci”

di REDAZIONE

VERONA — Disobbedienza civile e protesta fiscale: è questo il «nuovo» mantra della Lega 2.0 di Bobo Maroni. La differenza, rispetto alle precedenti «sparate» veneziane del giorno della festa dei popoli, deriva dal fatto che di come organizzare disobbedienza civile e protesta fiscale stavolta se n’è parlato anche ieri pomeriggio in via Bellerio, durante il consiglio federale del partito. Due le strategie: una nazionale e una declinata in salsa veneta. La prima: un’assise modello Lingotto di Torino con i sindaci del Nord Italia per confrontarsi su possibili obiettivi e iniziative da portare avanti nella campagna d’autunno. La seconda: un incontro con Maroni entro la fine di ottobre (aperto a tutti i primi cittadini veneti che vorranno partecipare) in quel di Tombolo, il paese simbolo dell’inefficienza statale per quel clamoroso errore nel conteggio dei trasferimenti Imu che ha portato il Comune amministrato dal leghista Franco Zorzo a doversi «accontentare», per il 2012, di 72 mila euro anziché del milione e 88 mila previsti. Ma al di là delle novità di giornata, va capita meglio la protesta fiscale invocata da Maroni dal palco di Venezia. E a decriptare il pensiero maroniano ci pensa Flavio Tosi, sindaco di Verona e segretario nathional della Liga Veneta, nonché suo dichiarato braccio destro.
Segretario Tosi, sono quattro i temi emersi a Venezia che meritano un approfondimento: affluenza, Equitalia, protesta fiscale e Politiche della prossima primavera. Da dove cominciamo?
«Dall’affluenza a Venezia, perché è stata la cartina di tornasole che ci aspettavamo per testare la vita del movimento. E devo dire che i militanti ci hanno fatto capire che alla Lega credono ancora».
E gli Stati generali di Torino come si collocano rispetto alla manifestazione di domenica?
«Sono la novità. Prima dell’avvento di Maroni la Lega era solo la festa di Venezia. Adesso è anche un confronto con chi non necessariamente è dentro il nostro mondo, con ceti più pragmatici e menoideologici. In questa maniera aumentiamo le nostre potenzialità».
Maroni invoca l’allontanamento di Equitalia dal Nord. Lei ci ha già pensato come sindaco di Verona, ma come riuscirete a far convergere su quest’idea anche gli altri sindaci?
«I Comuni minori hanno difficoltà a mettere in piedi una propria società di riscossione. Per questo è necessario l’aiuto dei Comuni più grandi. L’obiettivo che ci poniamo a Verona è quello di poter essere utili anche a quei sindaci di paesi piccoli che ci chiederanno di agire per conto loro. La distanza, grazie alla telematica, non è un problema».
Veniamo alla protesta fiscale. Dalle parole di Maroni pare di intuire che sia lo sforamento del Patto di stabilità il primo obiettivo…
«Esatto. E’ un percorso che ci consente di non far rischiare alcunché ai cittadini. A rischiare saremo noi amministratori».
Però deve ammettere che questa è un po’ la protesta di tutti…
«In che senso?».
Nel senso che non è connotabile come una iniziativa di matrice leghista… ne parlano i sindaci di altri partiti e persino l’Anci…
«La nostra è una proposta articolata. Noi vogliamo che il maggior numero possibile di sindaci si unisca a questa battaglia. Noi vogliamo che esca fuori, forte e chiaro, un messaggio univoco, del tipo “non ce la facciamo più”. Solo così possiamo costringere Roma a trattare con noi».
Lega promotrice del «partito dei sindaci»? E’ questo l’obiettivo?
«Partito è forse esagerato. Diciamo che i sindaci devono diventare una parte, un’entità forte, con la quale lo Stato dovrà fare i conti. Finora i sindaci non vengono considerati, dato che Roma tratta solo con i partiti o, al massimo, con le Regioni».
Ma come farete a convincere anche i sindaci di altri partiti a convergere su questa battaglia? Le facciamo presente che l’Anci ha accusato i primi cittadini padani che hanno alzato l’Imu di essere solo capaci di fare propaganda…
«Guardi, io sull’Imu potrei dire molte cose visto che sono il sindaco che ha fissato le aliquote più basse sulla prima casa. Ma la realtà è una sola: tutti, indistintamente, fanno propaganda politica perdendo di vista l’amara realtà».
Che sarebbe?
«Che il governo Monti ci ha costretti a diventare sindaci gabellieri, scaricando su di noi la responsabilità di scelte impopolari».
Chiudiamo con le Politiche. Chi sarà il candidato a premier della Lega?
«Dipende dall’esito delle primarie del Pd».
Oddio, come mai?
«Be’, se vince Bersani in campo va Maroni, che è il nostro candidato in pectore. Se invece ha il sopravvento Renzi… toccherà a un quarantenne».
Quindi a lei?
«Non è detto. Ci sono anche Cota e Zaia, tanto per fare qualche nome».

FONTE ORIGINALE: corrieredelveneto.corriere.it  di Antonio Spadaccino

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

5 Comments

  1. Dan says:

    Gli amministratori leghisti disposti a sacrificarsi violando il patto di stabilità ?

    Si certo, crediamoci

  2. Fabrizio says:

    «La nostra è una proposta articolata. Noi vogliamo che il maggior numero possibile di sindaci si unisca a questa battaglia. Noi vogliamo che esca fuori, forte e chiaro, un messaggio univoco, del tipo “non ce la facciamo più”. Solo così possiamo costringere Roma a trattare con noi».

    Una domanda a Tosi : Quale Sindaco si dimetterebbe o rischierebbe di essere commissariato per mano prefettizia se decidesse di attuare azioni di scontro contro lo Stato come il patto di stabilità ( provvedimento oggi sanzionabile dopo l’approvazione in consiglio dei ministri del ddl che si riappropria delle competenze e delle materie anche Comunali ) ? e del caso, quale azioni forti contro lo Stato ha attuato nel corso dei suoi primi 5 anni di Sindaco ?

  3. lucafly says:

    Se alle parole di Tosi seguiranno i fatti mi ricrederò nella Lega. mi cospargerò il capo di cenere,spero di non aspettere altri 25 anni.

Leave a Comment