Tosi, convention con Forza Italia e pezzi di Lega: prime prove di cerino in mano a Salvini

di STEFANIA PIAZZOtosi salvini

Sabato Verona fa partire il suo treno. Salgono forse Maroni, forse anche Zaia, sono attesi ma niente di più. Poi ci sono Renato Brunetta, Raffaele Fitto, Antonio De Poli (Udc), Maria Stella Gelmini e Augusto Minzolini. Forza Italia e dintorni dissidenti, a casa di Tosi e della sua Ricostruiamo il Paese, assieme ai Club Forza Silvio. Appuntamento nella strepitosa San Zeno, ospiti nell’auditorium dei Salesiani. Un  ventaglio del centrodestra moderato, perché a occupare la sala ci saranno anche il segretario regionale di Forza Italia, Marco Marin, Marino Zorzato (Ndc), Mario Mauro di Scelta Civica, e poi, ancora, Davide Bendinelli (FI), il leghista Matteo Bragantini, Renzo Tondo e Portas, non eletto nelle liste del Pd in Piemonte, Cinzia Bonfrisco, senatrice di Forza Italia.

Centrodestra è fronte unico?

La notizia svicola dalle pagine nazionali ma è a tutto campo nel dorso di Verona del Corriere della Sera. E il titolo è chiaro: “Tosi: Salvini mi preoccupa”. E lo preoccupa, si legge, perché non vedrebbe il centro destra come un fronte unico. D’altra parte il segretario della Lega vuole giocarsi il favore del vento adesso, a pochi mesi da una campagna elettorale che va bene a tutti. Ma che rischia di essere deflagrante per il centrodestra se non si trovasse la quadra sul leader. Tosi rievoca il centro come fattore vittoria, o comunque come elemento in grado di fare la differenza. Più che i voti degli arrabbiati, della piazza, ritiene che sia il ceto medio, trasversale da destra a sinistra, a muovere l’ago della bilancia. Perché è quello che rischia di più, che ha perso il lavoro, che non mette via più una lira, e che sta scivolando verso la soglia di povertà. Ma è ancora un ceto che non grida e non agita rivoluzioni, che spera nel ritorno di una classe dirigente ferma ma moderata, che non agita i centri sociali e non alimenta le risse di strada.

 

Quante destre? Quanti centri?

La domanda intanto è capire cosa ci sia al centro: Forza Italia, i forzaitalioti critici, quel che resta dell’Udc, quel che c’è del Nuovo Centro Destra, e poi c’è Passera, che di sicuro non gioca per fare la comparsa. C’è Tosi, ci sono le liste civiche future dei Fari che servono a fare da cerniera e da contenitore. E la Lega dove vuole stare? Salvini sta con se stesso, per ora. Ha con sè tutta la Lega? C’è quella di Maroni, sempre ne abbia una? C’è quella di Zaia, che è indipendentista e non nazionalista? Salvini ha la Lega di Tosi, che non è secessionista, come oramai non lo è più neppure Salvini, che riempie i consensi con lo stop nomadi e lo stop immigrati?

 

Cerino a chi?

Bossi, nel bene e nel male, aveva diversi colonnelli. Chi c’è oggi dietro a Tosi? Chi c’è dietro a Salvini, oltre a Salvini e ai voti che si porta nei sondaggi? I leader a volte hanno il difetto di non circondarsi di premi nobel ma di figure anche modeste che non facciano loro ombra. Hanno bisogno invece di persone che vivano alla loro ombra. Il punto è che se il leader è grande, anche la sua ombra lo rispecchia. Se il leader è piccolo, anche l’ombra è piccola. A chi resterà il cerino in mano dopo questo valzer di corsa alla leadership del centrodestra?

 

 

 

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3 Comments

  1. ……machissenefrega del moderatismo itagliota??……..meglio iniziare da pochi uomini e mezzi ma ben coscienti di chi siamo da dove veniamo e dove vogliamo andare o meglio cosa vogliamo) attuando azioni territoriali ben delineate, che essere tanti in un marasma senza identità e senza una direttiva di intenti…….Salvini e Tosi sbagliano tutti e due …ebbastaaaa con quest’ansia di cercare voti..ricompattiamoci dietro ideali di identità territoriali di libertà o quantomeno di indipendenza federata!!!!!

  2. Ric says:

    Costruire una leadership intorno a valori sentiti può portare al successo anche personale come risultante conseguenza ; fare sommatorie di impotenze , delusioni e frustrazioni di successi altrui ( quelli di Renzi) porta al fallimento. Gli elettori sopra menzionati sono giá di Renzi anche se non lo sanno , come prima lo erano di Berlusconi e prima di Bossi ; l’elettore moderato non è una categoria sociale n’è una condizione dell’anima, ma una tendenzialitá di marketing suadente per ammansire l’allocco interessato e timoroso di perdere i presunti privilegi . Ammansire il moderato tanto da fargli credere di essere nel giusto , millantazione di equilibrio , surrugatio di saggezza . Dare un significato di menefreghismo ma per scopi superiori, infingardia terapeutica, bugia bonaria, furbizia alla Bertoldo, ipocrisia curiale . Le strade in discesa , le rendite di posizione debbono , per chiunque ne sia coinvolto rappresentare totale fallimento ; l’unico modo per valorizzare è preparazione, metodo, capacitá , impegno, ragione e umanitá come propedeutica per se stessi e per gli altri , primi passi per successi spendibili e vera gloria.

  3. gianni da Brivio says:

    Un leader si distingue soprattutto per la qualità dei suoi più stretti collaboratori, che egli non teme. Essi riconoscono per primi in lui “il” leader. Questo concetto non si applica in politica dove il buon management è sconosciuto e dove l’intrallazzo e le cospirazioni dettano l’ordine del giorno, che il popol bruto accetta.

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