Torna il 6 politico a scuola. Così tutti sono integrati per legge

scuola

di MARIO DI MAIO – Piaccia o no bisogna ammettere che il “formidabile” Capanna ha avuto un peso nella formazione della classe dirigente nazionale che a sinistra non gli viene adeguatamente riconosciuto probabilmente a causa delle esagerazioni dei kompagni “che hanno sbagliato” creando le brigate rosse e quindi “scaricate” come alieni politici di ignota provenienza.

Nei primi anni ’70 ricordo perfettamente studenti in giurisprudenza, divenuti successivamente affermati professionisti, che a Milano sostenevano pubblicamente la necessita’ di “nuove” interpretazioni della legge penale.
Ciò in base alla costatazione statistica che le condanne ritenute piu’ gravi venivano comminate in maggior numero agli appartenenti alle classi economicamente piu’ svantaggiate.
Puntualmente, poco tempo dopo, e’ nata la corrente di “magistratura democratica” con i ben noti risultati conseguenti.
Ricordo anche che si discettava persino nei bar delle periferie del 6 politico a scuola e dell’esame di gruppo all’ universita’ con annesso dibattito sulla votazione finale.
Evidentemente la ministra Fedeli, di rassicurante provenienza sindacale, ha deciso di sdoganare ufficialmente il 6 politico, vietando la bocciatura degli alunni immigrati eufemisticamente definiti “portatori di gravi insufficienze scolastiche”.
A sfasciare l’universita’ pensera’ invece il Tar del Lazio, vietando il numero chiuso degli studenti ad eccezione delle facoltà che necessitano di laboratorio.
Ovviamente il risultato sara’ che le università piu’ ambite perche’ piu’ serie diventeranno le piu’ ambite da chi spera magari con un “aiutino” nel caos degli ambienti aperti “rigorosamente a tutti”.
E cosi’ l’ignoranza “democratica” e’ servita.
N. B. Il numero degli aspiranti alle lauree del comparto umanistico e’ ancora piuttosto elevato: speriamo per loro e anche per noi che non finiscano tutti nella P.A.
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One Comment

  1. lombardi-cerri says:

    Il risultato sarà che un promosso facilmente a scuola, una volta incontrate le difficoltà della vita di lavoro non accetterà mai che il suo fallimento sia stato causato della mancata preparazione culturale o della sua meno pimpante capacità intellettuale, ma darà colpa alla società che , a suo dire dovrebbe essere conseguentemente rivoluzionata.

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