Torna D’Alema e dice: magari ci fosse ancora Prodi. Caro D’Alema, non c’è più niente da svendere

PRODIdi MARCELLO RICCI – Massimo D’Alema è tornato sulla scena politica e ha ricordato il nome di Romano Prodi come mancato protagonista di questa stagione di crisi nel mediterraneo. Se ci fosse stato lui… questo il senso del discorso, forse con la Libia saremmo riusciti a dialogare e a parlare anche con gli altri paesi del mediterraneo che ci spediscono immigrati.

Sarebbe stato un successo? Ricordiamo allora le mirabili gesta del professore.

Romano Prodi nato il 9 agosto 1939 a Scandiano (Reggio Emilia), è allievo di Beniamino Andreatta nell’Università di Bologna; dopo la laurea si è specializzato presso la London School of Economics, dove fu incaricato dell’insegnamento di Economia e Politica industriale. La breve parentesi ministeriale del 1978 (Governo Andreotti), gli consentì di legare il suo nome alla normativa sul commissariamento dei gruppi industriali in crisi; fu il suo trampolino di lancio verso la presidenza dell’Iri che il Governo gli affidò nel 1982. Ricoprì il ruolo per sette anni e gli consentì di controllare il più grande gruppo industriale del Paese. Il primo incarico all’Iri terminò nel 1989; Prodi definirà la sua esperienza all’Iri “il mio Vietnam”.

In quegli anni si è cimentato con le privatizzazioni, e i risultati sono noti; tra essi la cessione per zero lire di importanti gruppi automobilistici alla Fiat e la non riuscita vendita della Sme a Carlo De Benedetti, perché bloccata dal Governo Craxi. Lasciato l’Iri Prodi tornò a occuparsi di università e di Nomisma, il centro studi che aveva fondato nel 1981. Nel 1993 tornò alla presidenza dell’Iri, chiamato dal Governo Ciampi a sostituire Franco Nobili. Vi restò un anno, nel corso del quale avviò il programma di privatizzazioni: l’Iri cede prima il Credito Italiano, poi la Banca commerciale e avvia la procedura di cessione delleattività agro-alimentari (Sme) e di quelle
siderurg iche.

Con la vittoria elettorale del Polo nel 1994, Prodi si dimise, lasciando la presidenza dell’Iri a Michele Tedeschi. È il pieno ritorno alla politica attività: viene indicato più volte come possibile segretario del Ppi e come candidato alla presidenza del Consiglio, poi come
leader dell’Ulivo e in tale ruolo condusse la prima campagna elettorale in pullman che si concluse con la vittoria della coalizione di centro-sinistra e con la sua nomina a capo del Governo nell’aprile del 1996; nell’ottobre 1998 venne sfiduciato per l’iniziativa
di Fausto Bertinotti.

Nel settembre 1999, Prodi fu nominato presidente della Commissione europea e ha mantenuto tale incarico sino alla scadenza (31 ottobre 2004).
Le capacità di Prodi sono certificate dalla sua carriera amministrativa e politica, si ricordano di continuo comesuoi successi, il bilancio della presidenza all’Iri e l’entrata dell’Italia nella moneta unica. L’attivo di bilancio dell’Iri alla fine del suo mandato è stato limitato rispetto a quanto si sarebbe potuto realizzare e comunque i risultati sono da attribuire anche alla complessiva azione dei governi; per la seconda l’Italia è entrata in Europa, perché tutti gli italiani ne hanno finanziato l’ingresso con gravi sacrifici economici. La privatizzazione emblematica è quella della Sme (gruppo Iri) e contribuisce in parte a spiegare il caso Parmalat.

Esiste un caso Sme n°1 e, a distanza di anni, un caso Sme n°2, sempre con Romano Prodi addetto alla privatizzazione. Il caso Sme n°1 riguarda il tentativo di vendita che Prodi presidente dell’Iri, propose nel 1985, a un prezzo di circa 500 miliardi di lire e bloccato dal Governo. Il presidente Craxi, opponendosi a quella vendita, non fece che rispettare gli indirizzi dell’Iri che lo stesso presidente Prodi,
aveva esposto alla Commissione Bicamerale del Parlamento; la Magistratura, in base a alla legge, non considerò vincolante quella vendita.

Il caso Sme n°2, ebbe inizio nel 1993 quando al vertice del’Iri c’era Franco Nobili, che decise di privatizzare la Sme scorporandola in tre
parti: Italgel, Cirio Bertolli De Rica ossia Cbd e GS Autogrill. A differenza di Prodi nel 1984, questa volta il presidente dell’Iri adottò un bando di gara. Un ex parlamentare del Psi già presidente della Commissione Bicamerale delle Partecipazioni Statali, racconta: «Non sappiamo che cosa sa-rebbe accaduto se Nobili, frattanto arrestato per presunti reati di Tangentopoli (da cui fu poi assolto), fosse rimasto presidente dell’Iri. Sappiamo invece che cosa accadde quando al suo posto subentrò nuovamente Romano Prodi. A
sorpresa la Fisvi si aggiudicava la Cbd sbaragliando forti concorrenti tipo Unilever.

Ma le sorprese non finiscono qui. Lamiranda annunciava che avrebbe girato la Bertolli a Unilever e che avrebbe costituito una nuova società per allearsi con Sergio Cragnotti, braccio destro di Raul Gardini oppure con Calisto Tanzi, amico di De Mita».
Dunque, in realtà Lamiranda era il brasseur di Unilever, di Cragnotti e di Tanzi. Poiché a Unilever interessava la Bertolli, cioè il settore del’olio, non quello delle conserve, aveva preferito lasciare che la gara per Cbd la vincesse la Fisvi. Del resto Biagio Marzo ci informa anche che Romano Prodi, poco prima di ridiventare presidente dell’Iri, era stato consulente di Unilever, la società che avrebbe
ottenuto la Bertolli dalla Fisvi di Lamiranda, a sua volta vincitrice della gara per Cbd. L’acquisto diretto della Cbd da parte di Unilever avrebbe potuto essere suscettibile di critiche. Quanto al duo Cragnotti-Tanzi, i loro interessi e destini di parvenu del capitalismo dei “compradores” politicizzati si presentavano già allora intrecciati.

Secondo l’autore di Prodi non perdona, Lamiranda era strettamente collegato a Sergio Cragnotti. E ci racconta: «Lamiranda
e Cragnotti si allearono e costituirono la Sagrit, destinata a contenere la Cbd… Alla fine, dopo una giostra di passaggi, la Bertolli passava alla Unilever, Lamiranda cedeva a Cragnotti la sua quota di Sagrit e la Cirio andava a finire sempre a quest’ultimo».

Le privatizzazioni descritte e analizzate da Biagio Marzo riguardano le Partecipazioni statali. Nel caso del gruppo Cirio, derivato dalla privatizzazione della Sme, si aggiunge anche una privatizzazione municipale del Comune di Roma. Francesco Rutelli, sindaco capitolino,
tramite l’assessorato al Bilancio guidato da Linda Lanzillotta, fece avere, a un prezzo che ha fatto molto discutereattorno ai 100 miliardi, nel 1998, a Sergio Cragnotti, allora ormai a capo del gruppo Cirio, la Centrale del Latte di Roma. Un bel ginepraio e molti cattivi odori.
Romano Prodi si professa cattolico, ma partecipò a una seduta spiritica, da cui scaturì il nome di Gradoli: supposto luogo dove Moro era carcerato. Si cercò nel paese di Gradoli, mentre Moro stava a via Gradoli, a Roma.

Cattolicesimo e spiritismo un mix che evoca la coalizione politica di cui si propone come leader.
Un servizio della terza rete Rai sull’Europa e su Prodi Presidente della Commissione, documentò come le multinazionali,
installate in una palazzina vicina agli uffici del Presidente della Commissione, inviavano regolarmente “veline” (non quelle di
Striscia la notizia) con cui precisavano le loro aspettative; di tale argomento non si è più parlato.
È lecito porsi il problema se Prodi, anche in questo caso abbia ragionato con la sua coscienza di cattolico o secondo glischemi della convenienza politica particolarmente riferita a potentati economici e finanziari. E veniamo a “Nomisma” un centro studi molto attivo in molteplici settori, agricoltura, industrie, commercio imprese trasporti sistemi immobiliari, trasporti e molto altro dell’esistente e del futuribile; arduo sarebbe procedere a un esame anche superficiale, ma una semplice occhiata ai grafici pubblicati dalla stessa Nomisma evidenziano dati significativi se correlati agli anni in cui si sono concretati.

Lo dobbiamo rimpiangere?

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