Tobin tax: con la scusa delle banche ci rimetteranno i soliti noti

di MATTEO CORSINI

“Si tratta di un piccolo passo per undici Paesi, ma di un salto gigantesco per l’Europa.” Così parlò Andreas Schieder, viceministro delle finanze dell’Austria. Forse per voler sfruttare al meglio i cinque minuti di notorietà che gli venivano offerti in uno dei tanti incontri tra ministri (o vice) delle finanze a livello europeo, questo signore ha perfino parafrasato la celebre frase Neil Armstrong. Peccato che, mentre quest’ultimo la pronunciò dopo essere stato il primo uomo a mettere piede sulla Luna, il viceministro austriaco ha usato l’espressione che ho riportato per commentare niente più che l’introduzione della cosiddetta Tobin Tax da parte di undici Paesi europei.

Se non fosse che la tassa, che per come viene raccontata dai politici che hanno spinto per introdurla, dovrebbe servire a bastonare le banche, finirà invece per pesare (anche, se non prevalentemente) sulle tasche di tutti coloro che negozieranno strumenti finanziari con denaro faticosamente risparmiato, si potrebbe ridere di fronte a una affermazione così involontariamente demenziale e priva di senso delle proporzioni.

Ciò nonostante, il salto compiuto dall’Europa, gigantesco o meno che lo si voglia definire, a me pare preoccupante, se ci si concentra sulla reale intenzione alla base dell’introduzione della nuova tassa. Che non è quella sbandierata, bensì quella di iniziare a dotare il bilancio comunitario di un tributo proprio, aumentando così la capacità di spesa del baraccone burocratico europeo. Non credo sia difficile profetizzare un futuro in cui alla pressione fiscale locale se ne aggiungerà una comunitaria, la quale ho la sgradevole sensazione che tenderà a crescere.

Quanto alla Tobin tax vale riportare quanto scritto da Giuseppe Sandro Mela su Rischiocalcolato.it: “Nel 1984 la Svezia deliberò una Tobin Tax, che introduceva un prelievo dello 0.5% su ogni acquisto di titoli azionari e sulle stock option. Nel 1986 tale tassa fu innalzata all’1%, assoggettandole anche obbligazioni. Le transazioni crollarono bruscamente ed il mercato finanziario svedese migrò immediatamente sulla piazza londinese. La Tobin Tax determinò un gettito fiscale inferiore del 75% alle attese ed il mercato finanziario svedese fu annientato al punto tale che nel 1972 la Svezia fu costretta a cancellare tale tassa. Il suo mercato finanziario impiegò circa quindi anni per ritornare sui volumi del 1984. Inutile sottolineare l’enorme danno arrecato al sistema economico che si trovò dall’oggi al domani deprivato di quello finanziario. Tirando i conti, non solo la Tobin Tax ebbe un gettito fiscale di gran lunga inferiore alle attese, ma inferse un danno davvero molto severo all’economia reale e, di conseguenza, al gettito fiscale”.

Personalmente, non tornerò in questa sede a criticarne le caratteristiche, avendolo già fatto nei mesi scorsi. Mi limito a ricordare che l’Italia era contraria, ma negli ultimi mesi il governo ha cambiato idea, quindi arriverà a partire dal prossimo anno. D’altra parte, la Germania pressava, e Monti, evidentemente, ha voluto far vedere che è proprio bravo nel fare i compiti a casa. Tanto non paga mica lui…

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