Theo Van Gogh e Pim Fortuyn, martiri per nulla

di GIULIO ARRIGHINItheo-van-gogh-body

Morire, è il caso di dire, se qualcuno ha ricordato i martiri per la libertà d’opinione già trafitti dall’integralismo cieco: Theo Van Ghog e Pim Fortuyn.

Il primo, regista e discendente del grande pittore,  fu assassinato da Mohammed Bouyeri, estremista islamico esponente del Gruppo Hofstad, come ritorsione contro alcune immagini mostrate nel suo film Submission. La pellicola osava riprodurre la condizione femminile nel mondo islamico: un oggetto, senza diritti, solo strumento di lavoro e piacere. E’ la storia di una giovane data in sposa dal padre a un uomo che lei detesta. Rimasta in cinta perché stuprata dallo zio paterno, è condannata come adultera per lo stupro, per non offendere l’onore dello stupratore. La casa produttrice e nessuna rassegna osò divulgare la pellicola dopo la morte di Van Ghog. La paura prevalse sulla ragione. 

E che dire del premier olandese Pim Fortuyn? Basti solo dire che a tradurre per la prima volta una sua opera in Italia fu l’associazione culturale Carlo Cattaneo. Euroscettico, autore di “Contro l’islamizzazione della nostra cultura”, scritto in tempi non sospetti, nel 1997, fece da detonatore ad un altro atto criminale. Il 6 maggio 2002, a nove giorni dalle elezioni politiche, Pim Fortuyn fu assassinato da Volkert van der Graaf, attivista d’estrema sinistra. Il suo corpo ora riposa in Friuli, a Provesano. Amava il Nord.  pim fortuyn

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