Thatcher: difesa dell’autodeterminazione e guerra al moloch Ue

di STEFANO MAGNI

Margaret Thatcher è morta, ma la sua eredità è ancora viva. La Lady di Ferro, ricordata soprattutto per la sua intransigenza con i sindacati all’interno del Regno Unito e con i nemici della Gran Bretagna all’estero, è ricordata meno come esempio di difesa coerente del diritto di autodeterminazione.

Sì, avete letto bene: diritto di autodeterminazione. Gli irlandesi non la amano a causa della morte, per sciopero della fame, di Bobby Sands e di altri 9 membri dell’Irish Republican Army. La Thatcher non scese a compromessi, non volle ascoltare la loro richiesta di essere riconosciuti di nuovo quali prigionieri politici (“Un crimine è un crimine, non è politica”, disse a proposito dei membri dell’Ira) e, di fatto, li lasciò morire di fame nel carcere di Long Kesh. Per questo drammatico episodio del 1981, gli irredentisti irlandesi la giudicano ancora come un mostro. L’Ira cercò, senza successo, di eliminarla, con una bomba piazzata nell’hotel di Brighton che ospitava la premier e i vertici del Partito Conservatore, nell’ottobre del 1984. Pochi, però, ricordano che fu proprio sotto il governo Thatcher che si aprì il processo di pace con l’Irlanda che, ereditato da John Major e Tony Blair, portò alla fine del lungo conflitto nell’Irlanda del Nord. Già il 6 novembre 1981, la Lady di Ferro incontrò il Teoiseach irlandese Garret FitzGerlad e stabilì con lui la costrizione del Consiglio Intergovernativo Anglo-Irlandese, un forum di incontro fra Dublino e Londra. Fu la prima concessione in assoluto alle aspirazioni irlandesi. Alla Repubblica d’Irlanda fu concesso un ruolo consultivo nel governo dell’Irlanda del Nord dopo l’accordo anglo-irlandese del 15 novembre 1985. Fu il primo passo verso la più recente devolution. La questione irlandese non è ancora finita oggi, ma di sicuro la Thatcher compì i primi passi verso il pieno riconoscimento del diritto di autodeterminazione, combattendo contro chi sparava, ma trattando a viso aperto con chiunque accettasse il dialogo.

La Thatcher difese il diritto di autodeterminazione dei cittadini britannici delle Falkland. La Thatcher confessò apertamente di aver preso in considerazione, sin dal 1979, l’idea di cederle all’Argentina, sotto forma di “leaseback”: una formula che avrebbe garantito agli abitanti delle Falkland di mantenere uno “stile di vita britannico” pur sotto la sovranità di Buenos Aires. Ma, scrive la Thatcher: “Come, in fondo, mi aspettavo, nessuno degli argomenti diplomatici in favore del ‘leaseback’ parve molto convincente agli abitanti delle isole. Non volevano avere niente a che fare con queste proposte. Non avevano fiducia nella dittatura argentina ed erano scettici sulle sue promesse. Ma c’era di più: volevano restare britannici. Lo esposero molto chiaramente a Nick Ridley (ministro del Commonwealth, ndr) quando li visitò due volte per rendersi conto dei loro desideri. Anche la Camera dei Comuni affermava a gran voce che la volontà degli abitanti dovesse essere rispettata. L’ipotesi del ‘leaseback’ fu cancellata. Io non ero disposta a imporre agli abitanti delle isole una sistemazione che era per loro intollerabile. E che neanche io, al posto loro, avrei tollerato”. Dopo l’invasione, la Thatcher riprese l’argomento dell’autodeterminazione durante il tentativo di mediazione di Alexander Haig, allora segretario di Stato americano. Alla sua proposta di trovare una soluzione di compromesso sull’amministrazione delle isole, la Thatcher rispose che: “Se gli abitanti delle Falkland avessero deciso di unirsi all’Argentina, il governo britannico avrebbe rispettato la loro scelta. Ma a sua volta il governo argentino deve essere pronto ad accettare un’espressa volontà degli abitanti di restare britannici”. Pochi giorni dopo, nel suo discorso alla Camera dei Comuni, la Thatcher ribadì che: “La soluzione (della questione delle Falkland, ndr) deve salvaguardare il principio che i desideri degli abitanti delle isole devono avere la priorità assoluta. Non c’è ragione di pensare che preferirebbero un’altra alternativa piuttosto che il ritorno dell’amministrazione di cui godevano prima che l’Argentina mettesse in atto la sua aggressione”. La Thatcher mandò la flotta, all’altro capo del mondo, per combattere e sconfiggere gli aggressori. Non lo fece per un astratto “prestigio britannico”, ma proprio per rispettare la libera volontà di scelta degli abitanti delle Falkland. Benché pochi, benché lontani, andavano rispettati.

Ma ancor più importante è la grande opera incompiuta della Lady di Ferro: la lotta contro il super-Stato europeo. A partire da quel “I want my money back” (rivoglio indietro i miei soldi) pronunciato nel dibattito sul bilancio europeo, gestì un lungo braccio di ferro per l’autonomia del Regno Unito. I soldi dei contribuenti inglesi andavano a finanziare l’agricoltura francese. Lei riuscì ad ottenere il cosiddetto “sconto britannico”: non una graziosa concessione europea, ma un’affermazione del principio di essere padroni in casa propria. E’ diventato famoso il suo triplice “NO!” a Jacques Delors: “Il Presidente della Commissione, Mr. Delors, ha detto in una conferenza stampa l’altro giorno che vorrebbe che il Parlamento europeo fosse il corpo democratico della Comunità, ha voluto che la Commissione sia l’esecutivo e vorrebbe che il Consiglio dei ministri fosse il Senato. No! No! No!”. Non sono solo prese di posizione politiche estemporanee. Dietro c’è un pensiero coerente, favorevole alla conservazione delle sovranità nazionali: “Le nazioni, gli Stati nazionali e le sovranità nazionali – scriveva la Thatcher nelle sue memorie – rappresentano i tasselli più stabili dell’ordine internazionale. Visto superficialmente, questo è un paradosso. Non è forse vero che il nazionalismo ha distrutto la pace europea in due guerre mondiali? In realtà, nel senso più importante, la risposta è no. Lo sfondo della Prima Guerra Mondiale fu l’instabilità di imperi multinazionali e religioni laiche transnazionali, come il comunismo e il nazismo, diedero origine alla Seconda. E in entrambi i casi solo forti Stati nazionali furono in grado di sconfiggere l’aggressore”. La nazione consensuale, vista come elemento di stabilità, è un punto cardine del pensiero thatcheriano: “Per chi è conservatore, ovviamente, la nazione (così come la famiglia) ha anche un profondo e positivo valore sociale; attorno alle sue tradizioni e ai suoi simboli, gli individui con i loro interessi contrastanti possono essere incoraggiati a cooperare e a fare sacrifici per il bene comune. L’appartenenza nazionale ci offre un’ancora psicologica assolutamente essenziale contro le disorientanti tempeste del cambiamento: un’identità che ci dà il senso della continuità dell’esistenza”. La Thatcher, con tenacia e lungimiranza, identificò nella nascente Unione Europea, un nuovo moloch statale multinazionale, distruttore di qualsiasi identità locale: “Anche gli Stati artificiali, che accolgono diverse nazioni con diverse lingue e tradizioni, pagano una sorta di involontario tributo alla forza delle nazionalità, cercando di forgiare una nuova identità nazionale. Questo fu tentato in Unione Sovietica e in Jugoslavia; ora viene tentato ancora nell’Unione Europea. Tali imprese non possono funzionare e generalmente affondano in recriminazioni e odi reciproci. Ma è la stessa artificialità a ispirare spesso negli ideologi gli estremismi dello sciovinismo dottrinario, di volta in volta spietato e ridicolo, dalla deportazione staliniana di massa alla promozione di una versione europea di ‘Dallas’”.

In ogni caso: “Il fallimento dei tentativi di ignorare l’identità nazionale mettendo assieme per via diplomatica convenienti Stati artificiali o dividendo una nazione in più Stati su basi ideologiche, è un carattere comune dei nostri tempi in ogni continente”. Comune anche in Europa, dove al fallimento già manifesto del centralismo di Bruxelles, si sente sempre e solo rispondere l’ideologo di turno che vuole “più Europa”. Fino a che non affonderemo in recriminazioni e odi reciproci, come la Thatcher prevedeva vent’anni fa.

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33 Comments

  1. marco moggia says:

    il concetto di autodeterminazione che si fa in questo articolo è completamente errato, nel caso delle Falkland il regno unito permise ed incentivò lo stanziamento di popolazione Britannica a danno degli autoctoni, esattamente come hanno fatto i sovietici in certe repubbliche baltiche di conseguenza è ovvio che se si fa un referendum lo vincono gli unionisti britannici! Per forza ci sono solo loro! oltretutto gli inglesi hanno fatto la stessa cosa in Irlanda del nord mandando a vivere coloni per lo più di origine scozzese di fede presbiteriana, anche in quel caso parlare di principio di autodeterminazione per giustificare il dominio britannico è assolutamente insensato, facendo un parallelo, se in Tibet si facesse un referendum sull’autodeterminazione del Tibet vincerebbero gli unionisti cinesi visto che dopo più di 50 anno di politiche forzate l’ etnia maggioritaria oramai è quella cinese e non più quella tibetana, in sostanza le retorica dell’ auutodeterminazione è da prendere con le molle perché in molto casi darebbe ragione agli oppressori e non agli oppressi.

  2. marco moggia says:

    Onore a Bobby sands, regno unito stato parassita!

  3. lorenzo says:

    Condivido l’articolo di Magni. Anche le posizioni indipendentiste irlandesi vanno inquadrate in un periodo storico molto diverso da ora. Se fossi stato cittadino britannico sotto la Thatcher e la mia capitale fosse Londra sarei orgoglioso. Invece mi vergogno di essere cittadino di un paese che ha come capitale politica Roma

  4. Gigi says:

    Avrà anche fatto bene nel caso delle Falkland ma ad oggi ancora non ho visto alcun referendum in NordIrlanda, nonostante questi passi in avanti thatcheriani di cui si parla nell’articolo. Colpa di chi è arrivato dopo? Personalmente ho diversi dubbi perchè credo che il diritto all’autodeterminazione di un popolo, piccolo o grande che sia, vada difeso sempre e comunque, non solo quando fa comodo. Utilizzare due differenti metri di giudizio è sbagliato.
    Detto questo, motivo per cui il mio giudizio personale è più che negativo, si può valutare più o meno positivamente il personaggio su altri temi, come la lotta feroce ad un certo tipo di UE e di politica di carattere sociale. Ma io trovo entrambe le questioni secondarie rispetto alla prima che ho citato.

    • Rodolfo Piva says:

      Caro Gigi
      Temo che un referendum nell’Ulster potrebbe essere vinto dagli unionisti filobritannici cioè dai protestanti che sono, se non erro, maggioranza rispetto ai cattolici.
      Nel corso di tanti anni, la Gran Bretagna è riuscita a fare diventare gli irlandesi cattolici minoranza in casa loro.
      Questo è ciò che avrebbe voluto fare il fascismo in Sudtirolo ma gli è andata storta e quindi, oggi i sudtirolesi di lingua tedesca sono maggioranza in casa loro rispetto ai fascistelli italioti residenti, principalmente a Bozen e dintorni.

      • Gigi says:

        Può essere che il referendum venga vinto dagli unionisti, non conosco la componente etnico-religiosa della zona ma il solo fatto di indirlo comporterebbe la piena accettazione del diritto ad autodeterminarsi.
        Anche in Quebec i referendum hanno sempre visto la sconfitta degli indipendentisti ma hanno contribuito ad ufficializzarlo come un diritto riconosciuto e tutelato con un aumento del sì dal 40,5% al 49,5%.

  5. gio says:

    Adesso persino l’esaltazione dell’assassina di Bobby Sands come difensore dell’autodeterminazione.

    Poi ci si domanda perchè i movimenti indipendentisti europei ci schifino.

  6. Paolo says:

    Ma della deindustrializzazione della gb cosa mi dite?

  7. fabio ghidotti says:

    ribadisco: “guerra all’anima sua”. Ma vediamo un argomento alla volta.
    Falkland – è l’unica decisione giusta. La guerra era l’unico modo non solo per difendere la volontà degli abitanti delle isole, ma anche per punire l’aggressività militare della dittatura argentina, che infatti è caduta a causa di quella sconfitta.
    IRA – qui l’analisi è sottile, il giudizio è controverso e non è il caso di insultarsi a vicenda. La mia sensazione è che ci sia stata più la volontà di spegnere un focolaio in qualche modo (la repressione pura era chiaramente impossibile senza arrivare a livelli nazisti) che di riconoscere un diritto altrui.
    Trade Unions – mi spiace per i liberisti pseudo-liberali di questa testata, ma chi è vissuto in quegli anni e ha potuto ascoltare tante campane non può essere preso in giro. La Thatcher non ha fatto una politica di destra ultraliberista (legittimata dalla maggioranza che l’ha eletta) e poi, visto che i sindacati hanno reagito duramente, ha affrontato lo scontro sociale. La Thatcher ha perseguito l’obiettivo ideologico di distruggere il sindacato, andando ben al di là della lotta contro qualche estremismo e qualche “professionismo” sindacale (obiettivo numero uno i minatori. C’è qualcuno che ha lavorato in miniera? Io no, ma non credo che sia molto divertente…)
    Unione Europea – qui il mio dissenso da Magni è totale. Il nazionalismo della Thatcher apparteneva al vecchio modo di intendere lo “Stato-nazione”. E’ vero che in salsa inglese ha avuto anche effetti positivi, come il contributo alla sconfitta del nazismo o le già citate Falkland. Ma in salsa italiana é il nostro nemico unico, non se lo dimentichi chi scrive su questo sito (curioso: tra voi c’è chi scarica sull’imperialismo britannico del XIX secolo la quasi completa responsabilità per quel mostro che chiamano italia…). L’Europa che si sta faticosamente costruendo (anche per tentativi ed errori, come inevitabile in democrazia) è l’antitesi di quei nazionalismi. E’ vero che per assurdo potremmo fare a meno dei britannici, vista la loro posizione periferica, e la loro civiltà, che non ne farà mai uno “Stato-canaglia”, ma un vicino amichevole. Ma l’autodeterminazione che deve avere valore per noi è quella dei singoli popoli, non degli Stati tradizionali. Per es., sarebbe stato immaginabile un referendum in Scozia ai tempi della Thatcher?

    • gianluca says:

      Caro Ghidotti, queste sono le sue idee, rispettabilissime. Ma non le condivido. Io che non sono un intellettuale, ma un cronista dico solo questo: la Gran Bretagna negli anni Settanta era un paese pressoché finito, con una popolazione ridotta a livelli infimi: lo dico perché ci sono stato abbastanza per vederlo, allora. Questa signora l’ha ribaltata come un calzino. E mi spieghi perché se è il regno del male i nostri giovani che se ne vanno dall’Eden Italico in gran parte volano a Londra? Senza fare filosofia però… la prego

      • Stefano Magni says:

        Caro Fabio Ghidotti, la ringrazio, prima di tutto, per aver articolato una risposta completa. Sulle Trade Unions non mi pronuncio, perché non sono oggetto di questo articolo. Sull’Unione Europea, invece, la visione che ne aveva la Thatcher è la stessa che ne ha ogni sincero indipendentista. Il nazionalismo inglese (Nigel Farage, oggi) è ben diverso da quello italiano. In Italia si è trattato di costruire uno Stato dal nulla, esattamente come si sta facendo adesso con l’Ue. In Inghilterra si tratta invece di difendere una nazione indipendente da secoli. E il Regno Unito riconosce l’identità delle altre nazionalità al suo interno, più di quanto facciano gli altri Stati europei. Non è una differenza di poco conto. Gli argomenti della Thatcher sull’Ue potrebbero essere applicati pari-pari all’Italia. E i risultati dell’Unione Europea che abbiamo visto finora, confermano tutti i peggiori timori della Thatcher. L’Europa che si sta (faticosamente, come dice lei) costruendo, non è affatto l’antitesi dei nazionalismi, ma è la somma di Stati unitari nazionali, dai quali eredita ideologie e metodi. Sarebbe logico battersi contro il centralismo di Bruxelles, prima che sia troppo tardi. Altrimenti sarà ancora più difficile mandare (anche solo) una petizione di protesta a Bruxelles che non a Roma: è un potere politico ancora più lontano e meno controllabile. Sarebbe stato possibile un referendum scozzese ai tempi della Thatcher? Presumo di sì, visto che è il suo erede politico legale, Cameron, che lo sta accettando.

      • marco moggia says:

        Ma infatti è solo Londra ad essere “ricca” …che poi si fa per dire visto che nelle periferie (ovvero la maggior parte della città) si fa la fame…per non parlare delle Simone deindustrializzate tipo Galles o Scozia, in quei posti ci sono tassi di disoccupazione endemici e generazionali, in sostanza il u.k. ruota solo attorno a Londra (alla borsa di Londra sarebbe meglio dire) in sostanza ruota attorno al ruolo speculativo della finanza un progetto tutt’altro che stabile visto che non è affatto scontato che Londra manterrà la sua capacità di tenere in piedi “la baracca”

    • Roberto Porcù says:

      @ fabio guidotti – Appunto! “ha perseguito l’obiettivo ideologico di distruggere il sindacato” e sapeste a me come dispiace che un politico del genere qui non lo si sia mai visto. Sono pronto a scommettere che i 13 assenteisti a Reggio Calabria saranno reintegrati al posto di lavoro senza trattenute per il tempo perso in guardina. Per la pace sindacale si fa questo ed altro.

  8. Giorgio Fidenato says:

    Qui siamo nella stessa situazione del personaggio Che Guevara. Leonardo Facco ha fatto un libro in cui ha cercato di dare un’immagine più realista di questo personaggio. Anche in questo caso si è attirato le critiche di coloro che vedono in questo uomo il dio in terra. Nel caso della Tatcher siamo alle solite: gli stereotipi creati dal giornalismo di sinistra l’hanno dipinta come il male e male deve essere. La gente, purtroppo non ragiona con la sua testa, non ragione sui fatti, ma in base alle ideologie. Coloro che criticano la signora di ferro lo fanno sulla base di luoghi comuni; nessuno che faccia delle critiche sui fatti. Purtroppo poi ci sono persone malate, che non ammetteranno mai niente, nemmeno di fronte ai fatti. Per loro prevale sempre l’ideologia!!!!

    • Mauro LIB says:

      Caro Giorgio, è fiato sprecato, come dice Leo.

      L’uomo che aveva dato il più grande contributo, per esempio, alle trattative israelo-palestinesi fu Sharon che non risparmiava le risposte colpo su colpo ai terroristi ma che per rispettare i patti e dialogare mandò l’esercito a sollevare di peso i suoi concittadini che si erano stabiliti negli insediamenti. Fu dipinto dalla sinistra come criminale, assassino e guerrafondaio. Nè più nè meno come dipingono la Thatcher.

      Perchè ai comunisti e ai giornalisti sul loro libri paga i morti ammazzati piacciono un casino, quelli che fanno loro però.

      I lettori che pendono dalle loro labbra e hanno la testa piena di biglietti del tram obliterati, furono mirabilmente descritti da Lenin, che di comunisti se ne intendeva, UTILI IDIOTI.

      Io preferisco definirli herpes. Salta fuori quando sei debole e ti si piaga il labbro, poi pensi di averlo sconfitto ma non te ne potrai mai liberare. Chavez, Castro, Mao, Pol Pot e Arafat sono i loro idoli. Nauseante stupidità.

  9. Roberto Porcù says:

    A me la politica della Thatcher piaceva e mi dispiace che in Italia qualcosa del genere non si sia mai vista.
    Qui non abbiamo statisti che vedano più in là delle prossime elezioni e che, per accaparrarsi voti siano pronti a cavalcare qualunque malumore.
    Se un’azienda (grande) ha dei problemi, ci si inventano incentivi per aiutarla, cassaintegrazione, prepensionamenti, … peccato che gli incentivi e quant’altro li debbano pagare i Cittadini. Però, noi siamo buoni e non insensibili al problema di quel gran numero di famiglie.
    E se subiamo immigrazione selvaggia, o paghiamo Gheddafi od altri per fare i cattivi in nostra vece o mandiamo le motovedette incontro a coloro che sono in difficoltà, magari nelle acque di Malta.
    Tanti politici buoni che ci stanno portando alla guerra civile, dalla quale siate certi loro si tireranno fuori, come già fuori sono certo abbiano messo in salvo le fortune accumulate.

  10. Corrado says:

    quella della Tatcher paladina dell’autodeterminazione mi mancava. Sono basito, inutile stare a commentare: W l’IRA

  11. Gianni Sartori says:

    La Thatcher è morta? Meglio tardi che mai. Onore a Bobby Sands, Patsy O’Hara, Michel Devine e a tutti i martiri irlandesi, ai minatori massacrati dalla polizia (a cavallo, con la BBC che trasmetteva -è Storia- le manifestazioni a rovescio: prima la reazione di autodifesa dei minatori, poi le cariche) e onore anche ai marinai argentini (vittime due volte, del loro regime fascista e dell’imperialismo britannico) lasciati crepare nel gelo delle acque dell’Atlantico senza nessun soccorso dalla marina inglese).
    Con gli oppressi contro gli oppressori, sempre!

    Gianni Sartori

  12. Mauro LIB says:

    Penso che la qualità di un giornale si misura anche dal numero di lettori che continuano a leggerlo pur non capendo una cippa degli articoli che vengono pubblicati.

    L’articolo di Stefano Magni è di altissimo livello ma molti commenti che leggo sono di lettori che hanno chiaramente portato il cervello all’ammasso. Mi domando perchè continuino a leggere questo foglio on line.

    Perchè è troppo ben fatto! Non c’è altra spiegazione.

    Evidentemente anche gli imbesuiti, sotto sotto, lo avvertono. Che dite c’è speranza?

    • Leonardo says:

      Caro Mauro, mi sono convinto di due cose ormai: 1- In Italia non esiste mercato per le idee liberali; 2- La libertà non è per tutti. Una pecora resta e resterà una pecora tutta la vita, anche e soprattutto quando ha imparato a ragliare.

      • Albert1 says:

        La libertà si accompagna alla responsabilità – merce invendibile da queste parti, basti vedere la faccia orripilata di qual si voglia interlocutore quando gli si illustra l’opportunità di trattenere per sè la maggior parte del proprio reddito e, di conseguenza, di provvedere da sè alla propria “previdenza sociale”. “Ah, vuoi finire come in America”. Perché da noi, invece? Anzi, il nostro è proprio il paese dove solo chi è ricco può curarsi decentemente: solo ai ricchi, dopo aver pagato profumatamente la sanità pubblica, avanzano abbastanza soldi per pagarsi cure serie!

  13. Diritto di autodeterminazione dei popoli says:

    Bobby Sands e’ stato un eroe ed un martire che ha combattuto e vinto (democraticamente in quanto eletto) per il suo popolo. Difendere la Thatcher su questo fronte è come tirarsi una mazzata sui coglioni. Per quanto riguarda le Falkland invece potrebbe essere apprezzata. Ad ogni modo la storia non si può modificare a piacimento.

    • Giorgio Milanta says:

      Mi hai preceduto.

      Ulster libero.

      • gianluca says:

        Mi scuso per l’intervento sopra le righe: quello che volevo segnalare è, come scrive Magni, che la Thatcher ha comunque aperto una strada che nessuno dei suoi predecessori aveva aperto e proprio quell’apertura, parziale, difficoltosa e tutto quello che volete, ha poi consentito di compiere i passi che sono stati compiuti. Tutto qui.

  14. max says:

    Una Fornero,con trent’anni di anticipo,una stronza uguale, anzi la Fornero al confronto è una cacca di cane,ma è campata fino a 87 anni,nessuno sentirà la mancanza di questa vecchia strega.

  15. Marco Mercanzin says:

    @ Gianluca Marchi.

    Si può anche leggere, ma la sensazione di revanscismo che pervade l’articolo non scompare, anzi si accentua.
    Dare dell’idiota a chi la pensa diversamente da lei non le fa onore caro direttore.
    Sopratutto quando si parla della lady di ferro.
    A lei piace ? Bene
    A molti altri no.
    Essa rappresenta esattamente l’esempio di come uno stato può essere contro agli interessi del proprio popolo.
    Oltre a contribuire ad acuire lo scontro in Irlanda con atteggiamenti assurdi.
    Un crimine mettere una bomba contro chi ti ha sterminato la
    Famiglia ?
    Certo. Sono d’accordo. Ma allora cominciamo a stabilire chi e’ partito per primo e chi è a casa di chi ……
    Gianluca , e’ una mia opinione,ma la stai facendo fuori del boccale.

  16. Druido Lombardo says:

    Un articolo degno del peggior revisionismo storico: come si può pretendere di riscrivere la storia affermando che la politica della Thatcher anticipò il percorso della devolution senza incorrere nelle reazioni dei lettori!

  17. Pavarutti says:

    Paladina dell’autodeterminazione irlandese hahahah E voi sareste i paladini della libertà…

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