PDL, IL CAOS TESSERE TOGLIE IL SONNO AL CAVALIERE

di GIORGIO CALABRESE

«Il Pdl è il partito del popolo, non dei mafiosi e sul tesseramento non c’è stato alcun caos», vanno ripetendo in via dell’Umiltà dopo il polverone di polemiche suscitato dalle presunte irregolarità denunciate in alcuni Congressi locali. Ieri il segretario Alfano ha commissariato il coordinamento provinciale di Modena per presunte infiltrazioni malavitose nel tesseramento e ha nominato commissario Denis Verdini. Il clima nel partito resta molto elettrico. Si rischia un grave danno d’immagine in vista delle amministrative e questo preoccupa Silvio Berlusconi. Non a caso, il Cavaliere ha deciso di scendere in campo in prima persona e, su iniziativa di Angelino Alfano, ha pensato di convocare per lunedì, a Villa Gernetto (la sua residenza privata di Lesmo), lo stato maggiore pidiellino e tutti gli amministratori locali per fare il punto della situazione. All’incontro, probabilmente una cena, parteciperanno i tre coordinatori nazionali, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, i capigruppo Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, oltre ai governatori, i presidenti di Provincia e i sindaci dei Comuni capoluogo. Sul tavolo il caso delle tessere false e le candidature in quei Comuni considerati strategici per il voto di maggio, a cominciare da Palermo. In molte città, infatti, il Pdl è stato ‘tagliato fuori’ dal Terzo Polo e bisogna correre ai ripari con la scelta di nomi forti e autorevoli. Tra le ipotesi in campo, anche la possibilità di assicurare il massimo sostegno alle liste civiche (i più maligni dicono che così si rischia poco, visto che in caso di sconfitta nessuno ci mette la faccia). Non possiamo permetterci passi falsi, tutto va chiarito in tempi brevi, dobbiamo ripartire perchè siamo abituati a vincere le competizioni elettorali, sarebbe stato il ragionamento dell’ex premier.

C’è fiducia, invece, sul fronte delle riforme: il recente vertice alla Camera tra Alfano Bersani e Casini, assicurano fonti pidielline, può imprimere una decisiva accelerazione al percorso riformatore. Entro due, massimo tre settimane dovrebbe avviarsi, infatti, il percorso di revisione costituzionale, secondo una tempistica che si potrebbe concludere a dicembre con il varo della nuova legge elettorale: ci sarebbe un accordo di massima con Pd e Terzo polo sul proporzionale corretto con sbarramento al 4-5%, ma all’interno del Pdl rimarrebbero alcune resistenze. L’accordo attorno al quale si è registrata la convergenza dei vertici di Pdl, Pd e Udc ruota attorno a questi punti: più poteri al premier, riduzione del numero dei parlamentari, introduzione della «sfiducia costruttiva» e superamento del bicameralismo perfetto. Un proporzionale corretto, in sostanza. Mentre si respira ottimismo sul fronte delle riforme, resta il nodo Rai e il nervo scoperto della giustizia. Berlusconi, raccontano, ha molti dubbi sulla posizione del governo Monti e teme che la ‘celebrazione di Mani pulitè abbia come obiettivo quello di rilanciare l’azione massiccia delle tante procure italiane che negli ultimi anni avevano perso smalto. Da ieri, infatti, ad Arcore è allarme rosso dopo il rinvio a giudizio sul caso Media trade e sugli sviluppi del caso Mills e della vicenda Ruby. Il secondo scopo, riferiscono ambienti pidiellini, «riguarda la necessità di garantire al governo dei tecnici una sostanziale libertà di azione, approfittando di un’opinione pubblica indignata e furente più per la corruzione dilagante che per le tasse, i sacrifici, la mancanza di posti di lavoro». Sullo sfondo, c’è sempre la questione delle frequenze tv, un dossier che il Cavaliere segue in prima persona.

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