Terremoto. Quel chiagni e fotti, il motto dell’Italia più vera

di GILBERTO ONETO

iuratoLa neo prefetto de L’Aquila, la siciliana Giovanna Maria Iurato, appena insediata il 25 maggio del 2010, era andata a fare un giro fra le macerie del terremoto e si era fatta intervistare in lacrime davanti a tanta rovina.

Qualche tempo dopo era stata intercettata in amabile conversazione con il prefetto calabrese Francesco Gratteri, balzato alle cronache per i fatti della caserma Diaz: la gentile signora raccontava sghignazzando di aver pianto, forse perché le lacrime sono in Italia il più sicuro viatico per la popolarità. Vediamo alcuni passaggi della telefonata delle due Eccellenze:

Iurato: Eh allora sono arrivata là, nonostante la mia…cosa che volevo…insomma essere compita…mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai fino a…
Gratteri: Ti mettesti a piangere…sicuramente!
Iurato: Mi misi a piangere.
Gratteri: Ovviamente, non avevo dubbi (ride).
Iurato: Ed allora subito…subito…lì i giornali: “le lacrime del Prefetto”.
Gratteri: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
Iurato: Ehhhhhhh (scoppia a ridere) i giornali : “le lacrime del Prefetto”.
Gratteri: Non avevo dubbi (eh, eh ride).

La straordinaria  conversazione patriottica fra l’Eccellenza Iurato (nel frattempo promossa a Capo Ispettorato Generale di Amministrazione, ciumbia!) e l’Eccellenza Gratteri (condanna a 4 anni in Cassazione per la storia del G8 genovese) è venuta fuori nel corso delle indagini della Procura di Napoli sugli appalti per la sicurezza che vede coinvolta la Iurato con un’altra Eccellenza, l’ex capo della polizia, il campano Nicola Izzo.

Un bel quadretto tricolore con c’è che dire: questa è l’Italia, l’Italia vera. L’Italia è così perché non può essere che così. Perché è così da 150 anni, perché non potrebbe sopravvivere se fosse diversa da come è.

Chiagni e fotti”  dovrebbe essere scritto sullo stellone dello stemma repubblicano (il “sale e tabacchi”) e su tutti gli edifici pubblici, comprese le aule di tribunale, al posto di quel “La legge è uguale per tutti” che suona da sempre piuttosto demodé.  Il motto patriottico (da affiancare al fondamentale “Tengo famiglia”) è perfetto nel significato e corretto nell’uso linguistico.

L’Italia unita piange, il suo patriottismo è ghiandolare: dagli sfigati giovinetti del libro Cuore al ministro Orlando a Versailles, fino a Bersani e alla Fornero: tutti quelli che contano (o che vogliono contare) piangono, piangono copiosamente.  È normale.

È così normale che la vicenda delle Eccellenze telefoniche è stata relegata sui giornali in qualche pudico taglio basso. I titoloni sono infatti riservati a vicende ben più gravi, quasi apocalittiche, come i cori razzisti della curva bustocca a un calciatore milionario (palestrato e duro nel fisico ma fragile e sensibile nell’animo come una pudica verginella) o l’esemplare condanna subita da un pensionato varesino per aver  chiamato “terrone” due vicine di casa. Si sospendono le partite per stroncare il  razzismo e si puniscono ferocissimi  vecchietti. “Dura Lex, sed Lex”.  Questa è l’Italia, la patria del Diritto, il tempio della democrazia, dove anche le Eccellenze piangono.

PS Una partita della squadra bustocca è stata nuovamente sospesa per male parole rivolte in campo a un giocatore foresto. La squadra si chiama Pro Patria. È ora che cambi nome o – meglio – che cambi Patria.

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Oh, kax, ma Gilberto non eri morto..??
    Mi fa piacere, invece, che continui a VIVERE per noi anche se non meritiamo di certo questa tua attenzione.
    .
    GRAZIE GILBERTO!!!
    .
    At salüt

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