Terremoto: potere ai Comuni per non creare tante piccole L’Aquila

di REDAZIONE

Potere ai Comuni e agli Enti locali nella gestione dell’emergenza e riapertura nei tempi piu’ brevi possibile dei centri storici lesionati, perche’ c’e’ il rischio serio che le cittadine padane colpite dal terremoto si trasformino in tante piccole L’Aquila, dove la citta’ storica e’ “stata fatta morire”. A lanciare l’allarme e’ l’associazione nazionale dei centri storico-artistici (Ancsa), che annovera tra le sua file studiosi, urbanisti e tecnici delle amministrazioni pubbliche. “Sembra esserci una sorta di pregiudizio della Protezione civile nei confronti dei centri storici”, osserva la presidente dell’Ancsa, Anna Marson, assessore all’Urbanistica nella giunta regionale Toscana. Nel mirino di tecnici e urbanisti, infatti, c’e’ proprio la Protezione civile a cui e’ stata demandata, e’ la principale contestazione, in maniera “centralistica” la gestione dell’emergenza. Una logica che deve essere superata, chiede l’associazione che una decina di giorni fa ha scritto al presidente dell’Emilia-Romagna e commissario straordinario per il sisma, Vasco Errani, per riportare le amministrazioni locali al centro dei processi di verifica degli edifici e di gestione degli interventi di ricostruzione. Insomma, non si puo’ replicare il modello delle ‘zone rosse’, per lo piu’ coincidenti con i centri storici, trasformati in luoghi inaccessibili, perche’ significherebbe decretarne la fine, come accaduto a L’Aquila. “Il decreto sancisce lo stato di emergenza fino al 31 luglio, quindi si rischiano 70 giorni di chiusura dei centri delle citta’ e la fine di tante attivita’. Devono essere fatti degli interventi minimi di messa in sicurezza che consentano un ritorno alla vita delle comunita’”, avverte Stefano Storchi, segretario dell’Ancsa.

A preoccupare gli esperti sono anche le demolizioni, spesso non strettamente necessarie, perche’ spesso la messa in sicurezza coincide con l’abbattimento di edifici di grande valore storico-artistico. “Ci sono dei centri, come Bondanello di Moglia, nel mantovano- fa sapere Storchi- dove i campanili sono stati demoliti con cariche esplosive”. Non solo. Molte strutture attendono ancora di essere messe in sicurezza, come la facciata del Duomo di Mirandola, rimasta miracolosamente in piedi nonostante il crollo della struttura a cui si appoggiava, che non e’ stata ancora puntellata e rischia seriamente di cadere. “In molti Comuni non sono ancora state fatte le opere per puntellare gli edifici”, nota Giovanni Cerfogli, funzionario del settore Urbanistica del Comune di Modena e membro dell’associazione. “Ci si sta occupando delle rimozione dei detriti e del loro conferimento in discarica- spiega- ma quelli provenienti da siti storico-aritstici dovrebbero essere trattati diversamente e non risulta che sia stato fatto”. Bisognerebbe aiutare i privati consentendo loro di mettere in sicurezza le loro proprieta’, ma anche su questo si registrano ostacoli.

C’e’ poi il tema spinoso dei tecnici chiamati a fare le verifiche sugli edifici. La Protezione civile, denuncia l’Ancsa, si sta affidando solo a personale da lei certificato, respingendo offerte di aiuto che vengono da Ordini professionali e Universita’, grazie ai quali si potrebbero schierare sul campo professionisti esperti. “Cosi’ si accumula ritardo”, protesta l’urbanista Bruno Gabrielli, coordinatore del comitato scientifico dell’associazione. Infine, alle Istituzioni si consiglia di evitare il ricorso a strumenti operativi straordinari per la ricostruzione, perche’ puo’ essere “deleterio” rispondendo ad una logica contraria all’esigenza di snellire le procedure per accelerare la ricostruzione.

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3 Comments

  1. Leo says:

    Il punto di riferimento nella ricostruzione deve essere il Friuli, non l’Abruzzo, non il Belice, non l’Irpinia, non l’Umbria.
    La rovina per le ricostruzioni dopo il terremoto sono le tangenti e molte di queste passano per l’adeguamento prezzi alle imprese che hanno avuto gli appalti per la ricostruzione. In Friuli hanno subito detto no tutti i cittadini, tutti i governanti e tutte le opposizioni compatte. E le città del Friuli sono state ricostruite come erano prima del terremoto. Cosa che vorrebbe fare l’Aquila ma non ci riuscirà. Imparate dal Friuli. Viva il Friuli.

  2. Unione Cisalpina says:

    gli emiliani stiano attenti xkè tutto kuello ke passa attraverso gli italiani e burokrazia romana sarà boikottato …
    kuelli vogliono dimostrare ke l’Emilia è kome l’Akuila … ke tutto il mondo è paese … ke noi siamo parassiti ed inkapaci kome loro … e favoriranno l’infiltrazione delle loro koske mafiose variamente mimetizzate in legali società ed enti…

    Padani … diffidate degli italiani, komunkue si presentino … e cerkate di esautorarli da ogni tentativo d’intromissione …
    x kuesto i lekkini di roma ladrona (leghisti) dovrebbero mobilitarsi x sensibilizzare tutti i parlamentari cisalpini affinkè sia subito inviato l’aiuto finanziario ingente agli emiliani e ke esso ammonto sia interamente amministrato da kuella regione, nella figura preminente dei sindaci e presidenti di provincie, x ciò ke koncerne le opere e lavori komuni ke li koncernono…

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  1. ricostruiremeglio

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