Tempi cupi per i lupi. Tanto casino per spostare una poltrona

di MARCELLO RICCIlupo

Lupi si dimette . Chi scrive non è un fan del NCD, di Alfano, di Lupi , invero non ha stima, simpatia per loro e considera una jattura il raggruppamento politico di cui sono parte. Ciò chiarito si considera il problema degli affari e delle carriere, spuntano come funghi dove circola denaro pubblico e il “potere” di gestirlo. Lup , Incalza, Perrotti una macedonia di politica, burocrazia, imprenditoria…. una come tante, nei tanti centri di affari e potere. Roma eccelle, da Buzzi a Fiorito senza obliare Primo Greganti, che con una lunga e contusa serie di atti e di persone, sino a Penati e Poletti mantengono alta la bandiera del buon governo della sinistra che generosamente ti insegna correttezza e onestà a tutte le altre forze politiche.

Gli esempi grandi e piccoli se scritti, superano in volume la Treccani. Da Nord a Sud, dalla Brebemi, alla mitica Salerno – Reggio Calabria, solo piccoli esempi tra i mille e mille possibili , robe a tutti note, criticate ma in fondo accettate, come regole del sistema….. il rolex e il posto di lavoro… i figli sono tali per tutti e non solo per assolvere Lupi, perché in questo c’è la celebrata e realizzata unità d’Italia . Tutto questo non per assolvere Lupi che non è indagato, ma forse non organico al roditore fiorentino. Rimane la la considerazione che il marcio del sistema emerge solo quando c’è da regolare i conti, nel momento giusto e per fare operazioni di spartizione e di giro di poltrone. C’è lo zampino del roditore fiorentino?
Anche questo, è marginale. Il nodo di tutto è Roma intesa come centro della concentrazione di tutti i poteri, che tutto controllano e tutto spartiscono.
In un assetto federalista con le capitali reticolari, dislocate lungo tutto lo stivale, sarebbero funzionali i vari ministeri e i contatti informatici, sempre tracciabile, renderebbe meno facili inciuci, scambi di favori e di denaro. Non sono i prestigiosi monumenti a rendere Roma Ladrona, ma gli interessi affaristici che si avvalgono di una potentissima burocrazia che non ruota, non cambia, come Incalza insegna. Il mostro burocratico è talmente protetto da leggi che esso stesso ha preteso che anche la politica ne è condizionata. Lupi, come qualsiasi altro nel momento in cui siede sulla poltrona di ministro trova una struttura che non può cambiare, cominciando dai direttori generali che non può cambiare , in verità qualcuno può essere spedito alla Corte dei Conti o al Consiglio di Stato, ma sono operazioni molto limitate e tali da consolidare il potere burocratico anche perché vengono trasferiti da posti di potere a organi di controllo. La concentrazione e centralità di Roma è la radice di tutti i problemi, l’orologio d’oro regalato al giovane Lupi, è un episodio disdicevole, ma criticarlo non serve molto per moralizzare le forze di potere. Scandiscono solo i tempi di una apparente, illusoria opera di pulizia che potrebbe nascondere altri interessi e non l’affermazione di una corretta politica. Chi avrà la poltrona di Lupi?

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