Teleriscaldamento, non tutto quel che brucia è oro

di GIANLUIGI LOMBARDI CERRIboschifiamme

 

E’ diventato di moda, come d’altra parte altre idee infantili degli ambientalisti, il TELERISCALDAMENTO. Tanto per cambiare anche in Valle Camonica la moda, visto il grande affare  prodotto dai contributi governativi, ha trovato i suoi fautori. Vediamo di farci sopra un po’ di ragionamenti.

Il teleriscaldamento fa parte del quadro più generale di sfruttamento delle biomasse (almeno il teleriscaldamento fatto bruciando APPOSITAMENTE combustibili).

E’ valido ambientalmente e economicamente? Il trattamento delle biomasse fatto usando i prodotti RIGOROSAMENTE locali, SI’. Le piante locali assorbono CO e CO2 nella quantità che restituiranno bruciandole e, quindi, il conto torna localmente a zero. Se invece vado ad importare biomasse faccio diventare positivo per quelli che hanno prodotto le biomasse i quali mi hanno refilato il loro Co CO2 purificando la LORO aria, ma peggiorando la mia poiché il LORO CO2 viene da me liberato bruciando le biomasse.

Quindi le biomasse altrui MI inquinano. Le mie biomasse, invece, oltre a rendere neutro il conto inquinamento aria rendono positivo a mio favore il conto inquinamento generale in quanto mi tolgono, fornendomi qualcosa di utile (riscaldamento), prodotti di scarto che inquinano il bosco (rami) o le piantagioni (tralci di vite).

Considerazione finale: teleriscaldare con biomasse esclusivamente locali è pagante sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista economico.

Ed ora veniamo al teleriscaldamento ottenuto bruciando un qualsiasi combustibile.

E’ conveniente ambientalmente e economicamente?

Immaginiamo che A voglia installare un impianto per teleriscaldamento e B sia uno dei potenziali utenti. Che cosa succede dal punto di vista ambientale? Ragioniamo naturalmente a parità di qualità tecnologica degli impianti.

A emette la stessa quantità di fumi dannosi di B in quanto entrambi sono sottoposti a controllo annuale delle emissioni e ogni impianto che supera tali limiti viene per Legge fermato.

Veniamo ora alla parte economica. L’impianto di A costa, per caloria prodotta, all’incirca come quello di B quindi ammortamenti e manutenzioni sono all’incirca pari.

A inesorabile svantaggio di A stanno il costo dell’impianto di distribuzione, il costo della sua manutenzione e le sensibili perdite di calore nella distribuzione.

E, alla fine l’utile che A vorrà ricavare.

E’ quindi conveniente il teleriscaldamento fatto bruciando un qualsiasi combustibile?

Risposta: sicuramente no! E adesso veniamo al teleriscaldamento fatto con calore di scarto. Vi sono aziende che, per la loro produzione necessitano di scaldare acqua. Esempi tipici sono: la combustione dei residui di spazzatura presenti dopo la raccolta differenziata, le acqua di scarico delle turbine delle centrali termoelettriche, le acque di raffreddamento degli impianti di laminazione, ecc.

Per tutti questi tipi di impianto l’acqua calda è un prodotto di scarto e, quindi se venduta per effettuare il teleriscaldamento è ambientalmente e economicamente pagante per il produttore e per l’utente.

Che cosa succede in Valle Camonica e altrove?

Succede che  spinti esclusivamente dai finanziamenti pubblici (va finanziata la ricerca e non la produzione, diversamente parte la speculazione) sono stati fatti impianti di teleriscaldamento.

Funzionano? Direi proprio di no.

L’impianto di Ponte di Legno -Temù si trova in ambasce tecniche e, sopratutto di bilancio, talchè qualcuno ha farneticato, per far aumentare il numero degli utenti, di impedire il rinnovo degli impianti a legna o a gasolio.

Bellissimo esempio di una mentalità vigente un tempo (seguita dal fallimento) nell’Unione delle  Repubbliche Socialiste Sovietiche.

L’impianto di Sellero, per far quadrare il bilancio ha compiuto azioni non precisamente encomiabili e, quindi è passato nelle mani della magistratura. L’impianto di Tirano (non proprio Camuno, ma estremamente vicino) è stato commissariato per deficit, poiché è andato a pescare legname da bruciare perfino in Austria. Pensate che alcuni degli impianti citati sono andati a comperare all’estero legname di mobili distrutti  ( con grande tutela dell’ambiente , tutela ottenuta bruciando le vernici ) e perfino cocchi.

E allora che sistema usare per riscaldamento?

Per chi dispone di legna propria, locale,  il sistema nettamente conveniente è quello tradizionale casalingo. Per chi ,se residente, non dispone di legna convengono gli impianti a gasolio o a pellets. Per chi non è residente e quindi necessita di riscaldamento e acqua calda per pochi giorni all’anno, l’impianto migliore e quello a gas con caldaia singola.

 

 

 

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