Telecom, occhio ai difensori dell’italianità cialtrona e da operetta

di CLAUDIO ROMITI

Dopo la clamorosa burla della mancata cessione di  Alitalia ad Air France-KLM nel 2008, in cui la compagnia franco-olandese era pronta a tirar fuori 3 miliardi di euro e, soprattutto, ad accollarsi i debiti dell’allora compagnia di bandiera, con la vendita di Telecom agli spagnoli di Telefonica sembra di ripercorrere lo stesso, delirante percorso per un assurdo recupero dell’italianità aziendale. E al pari della vicenda Alitalia, costata molti miliardi al contribuente, lasciando con un pugno di mosche molti piccoli azionisti, anche oggi in prima linea per cercare di bloccare l’operazione troviamo i vertici del centro-destra.

Tutti ricorderanno le parole di Berlusconi nel corso della vittoriosa campagna elettorale del 2008, allorché promise di non firmare alcun contratto di esclusiva con la futura Alitalia (in sostanza si trattava di garantire principalmente la tratta Roma-Milano) se essa fosse stata acquistata dallo “straniero”. Questo impareggiabile statista sostenne che se la compagnia fosse finita nelle mani dei francesi, questi ultimi avrebbero costretto i nostri imprenditori in viaggio d’affari a transitare per Parigi. Ma non basta. Nel caso dei turisti l’uomo di Arcore paventava che Air France, anziché trasportarli in Italia, li avrebbe dirottati a Parigi ed in altre località transalpine. Ovviamente, di fronte a sciocchezze di tali dimensioni gli acquirenti franco-olandesi, gli unici rimasti a voler rischiare su una azienda decotta, se la dettero a gambe levate, offrendo a Berlusconi e soci l’opportunità di creare la famosa cordata dei patrioti, messa in piedi dal Cavaliere sulle note de “Il Piave mormorava”. Ma nonostante l’ingloriosa fine di questa fallimentare operazione, con la “nuova” Alitalia tornata nel baratro del fallimento, gli uomini del centro-destra spiccano nel già desolante panorama politico nazionale nel perseverare sulla linea dell’italianità costi quel che costi pure nei confronti della vicenda Telecom. Tanto è vero che prima l’esagitato Brunetta e poi il più compassato vice-ministro allo Sviluppo economico Catricalà -un tecnico in quota al Pdl-Forza Italia- hanno lanciato i loro alti  avvertimenti circa l’esigenza di salvaguardare alcune aziende strategiche come Telecom.

Ovviamente i sindacati tradizionali, il cui unico scopo è quello di tutelare gli enormi esuberi del carrozzone telefonico, si sono subito allineati al coro dell’italianità. Persino il castigamatti Grillo, pur avendo sostenuto tre anni orsono sul suo blog l’esigenza di vendere Telecom agli spagnoli, oggi cambia idea e si schiera a difesa del sacro doppino italiota. L’impressione è che un po’ alla spicciolata da ogni angolo del vasto establishment politico-sindacal-burocratico giungano nuovi rinforzi per il fronte del no alla vendita di Telecom, creando nella massa degli ingenui e degli sprovveduti l’idea che si corre il rischio che gli spagnoli possano portarsi via  da un giorno all’altro l’intera linea telefonica fissa, compresi le cabine e i cavi dell’ultimo miglio.

In realtà il vero pericolo per i difensori della nostra ben conosciuta italianità cialtrona è dato da un eventuale cambio di passo che i nuovi azionisti di controllo potrebbero imporre nella gestione della Telecom. Se costoro riuscissero a rimettere in carreggiata Telecom, riducendo i costi di una struttura oramai anacronistica -si parla di almeno 15.000 esuberi-, il succitato modello di italianità cialtrona riceverebbe un duro colpo. Evidentemente la prospettiva che una governance proveniente, al pari di Annibale, dalla Spagna possa sconfiggere le forze italiote dell’immobilismo e della conservazione terrorizza l’ampio fronte dei professionisti del bene comune. Per costoro mantenere in Italia la proprietà di un carrozzone come Telecom rappresenta un gioco che vale la candela. Tanto a pagare il conto per questo nazionalismo da operetta sarà sempre Pantalone, tanto nella veste di contribuente che di azionista.

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12 Comments

  1. Carlo says:

    Come al solito, un pezzo inappuntabile di Romiti

  2. alessioXL says:

    Paolo
    sei un illuso se pensi che il Veneto con tutti i suoi quaquaraqua diventi indipendente.
    Scordatelo…è la patria dei democristiani…

  3. claudio fogazza says:

    grande operazione finanziaria
    la Telecom stava per finire ai Cinesi

  4. Aquele Abraço says:

    La mia impressione è invece che, diversamente dal caso Alitalia, Berlusconi sia ora fuori causa, avendo ben altro a cui pensare e che a sbraitare per salvaguardare l’itaglianità di Telecom, stante le recenti affermazioni di esponenti del Pdl come Brunetta da Lucia Annunziata e Galan a Linea Notte su Rai3, sia più che altro la sinistra.

  5. Veneto says:

    Articolo formidabile, quasi poetico nel dipingere lo scenario tragi-comico-realista.

    Complimenti vivissimi a Claudio Romiti

  6. common sense says:

    E’ tutta una presa per il c… Telecom è un centro di potere, ecco perchè vogliono difendere l’itaggglianità della società.. Quando un’azienda italiana acquista una compagnia estera è tutto ok, quando una straniera (Telefonica è comunque all’interno della tanto lodata UE) allora è un rischio per la sicurezza nazionale. La nostra speranza è il fallimento di questo schifo di paese

  7. Giuseppe says:

    Fatemi capire: prima, con a capo il pugliese D’Alema, hanno venduto a loro “conoscenti” la società per un prezzo per il pagamento del quale è stata data in garanzia alle banche finanziatrici la società stessa. Significa, come è evidente, che il prezzo era certamente inferiore al valore del bene trasferito (la garanzia fa sempre riferimento a un valore minimo, immediatamente recuperabile sul mercato. Per questo c’è ora la crisi dei mutui a garanzia immobiliare, per le sole famiglie, ovviamente), oppure si è trattato di un trasferimento fittizio, in realtà a favore di soggetti che non potevano essere o figurare acquirenti. Un imbroglio, insomma.
    Ora i politicanti, di maggioranza e minoranza, nessuno escluso, si accorgono, manifestando stupore con bocche a culo di gallina, che tutte le autorità e gli enti preposti al buon funzionamento della comunità, e loro stessi, tutti costosissimi e strapagati (e dimostratamente inutili), non servono a una beneamata mazza nemmeno nella tutela dei bisogni fondamentali, al punto che il settore nevralgico delle telecomunicazioni passerebbe nella sua interezza a una società straniera nel corso di una nottata all’insaputa di tutti, “autorità” politica in primis.
    Nel frattempo un ministro afferma che la verità della situazione viene tenuta nascosta alla gente, alla quale, alla faccia di una presunta sovranità, sono negati anche i pur minimi strumenti diretti di controllo economico-politico.
    Democrazia? No, potere oligarchico da parte di bande mafiose, nessuna esclusa, specie in quel di Roma, ma non solo…

    • Allmore says:

      Bravo Giuseppe !

      Con quel cognome sei sulla strada giusta.
      Guarda le sue relazioni interne al COPASIR e ti si rivelerà un universo sconosciuto.

      Credo che se non riusciranno a spegnere con trattative sommerse gli echi internazionali, questa compravendita si rivelerà per la sinistra italiana una disfatta sostanziale e d’immagine ancora più grave di quella che colpì il Monte Paschi di Siena.

      Peccato che al momento siamo solamente in due a penetrare nella parte occulta della notizia.
      L’apparenza precede la sostanza per le moltitudini. 😉

  8. Allmore says:

    All’autore dell’articolo, sfugge la parte più importante e celata dell’intera vicenda.

    In prima analisi, sembra che a nessuno calzi più che strano il fatto, che il presidente di Telecom, Bernabè, apprenda dagli organi di stampa, la cessione del pacchetto di maggioranza dell’azienda da egli coordinata.

    In seconda analisi, ma non per importanza, è la comunicazione del presidente Copasir ( Comitato Parlamentare per la Sicurezza della repubblica ) Giacomo Stucchi :
    ” La cessione del controllo di Telecom agli spagnoli di Telefonica, pone seri problemi di sicurezza nazionale, visto che la rete Telecom è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate “.

    Immediatamente si è messo in moto il gran Politburo della sinistra italiana, sindacati inclusi, che spara a zero su questa operazione, che gli spagnoli, quali proprietari, potrebbero scoperchiare, rivelando dei dati fin’ora celati su operazioni fino a questo momento coperte da un riserbo assoluto a favore di pochi ( altro che tutela dei dati sensibili degli italiani ).

    Se qualcuno pensa alla privacy popolare, posso tranquillamente rivelarvi che siamo praticamente tutti sotto controllo e che spesso il potere giudiziario ha il suo bel da fare, nel verificare la liceità di certe intercettazioni, non autorizzate dalle Procure. ( migliaia di autorizzazioni contro milioni d’intercettazioni )
    State tranquilli, che chi dice di boicottare questa operazione, a tutela degli italiani, pensa a tutto, fuorchè a questo !

    Se gli spagnoli, forti della tutela di una nazione sovrana estera, vorranno rivelare certe circostanze oscure legate alle intercettazioni e operazioni coperte, per qualcuno che finora è rimasto coperto, si rivelerà paritetico all’ira degli Dei.

    Altro per il momento non posso rivelare, ma…….a buon intenditor………

  9. Albert Nextein says:

    Default, default delle mie brame,
    fai esplodere questo ciarpame.

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