Tecnica del colpo di Stato: a scuola di Golpe con Curzio Malaparte

di PAOLO MATHLOUTHI

Addetto culturale presso l’ambasciata italiana a Varsavia, nel 1920 Curzio Malaparte assiste in prima persona all’assedio dell’Armata Rossa che tenta, invano, di espugnare la città. L’episodio colpisce la sua immaginazione e fa balenare in lui l’idea di un libro incentrato sulla conquista del potere manu militari, tema controverso eppure antico ed avvincente, che va di pari passo con l’evoluzione della Civiltà. Colta nella sua essenza più autentica e profonda, la Rivoluzione, a prescindere dal suo “colore” e dalla connotazione ideologica che la contraddistingue, altro non è che il rovesciamento di un sistema politico volto all’edificazione di un nuovo ordine. Lo scrittore si chiede se esista  un metodo, una tecnica universale che possa applicarsi anche a casi diversi tra loro e affida le sue folgoranti riflessioni a “Tecnica del colpo di Stato”, saggio pubblicato nel 1931 in Francia e oggi riproposto da Roberto Calasso nella Piccola Biblioteca Adelphi.

A metà strada tra il pamphlet, la narrazione storiografica ed il saggio sociologico, “Tecnica del colpo di Stato” è un testo molto ambizioso, che coglie nel segno. Il titolo incisivo, lo stile incalzante ed essenziale, le frasi taglienti, l’analisi lucida ed impietosa: ogni particolare sembra fatto per catalizzare l’attenzione del lettore in questa incursione armata in forma letteraria, confezionata per diventare il manuale di ogni cospiratore di professione, anche a decenni di distanza: riprova ne sia che Ernesto Che Guevara lo leggeva avidamente mentre era alla macchia e i colonnelli greci ne avrebbero fatto tesoro durante i preparativi per il golpe del 1967…

Nel breve volgere di trecento pagine scarse il “maledetto toscano” dimostra come la Democrazia nata dai Lumi e basata sul contratto sociale, passata attraverso le tempeste d’acciaio della Grande Guerra, sia stata smentita dai professionisti del colpo di Stato. Da San Pietroburgo a Berlino, ai quattro angoli dell’Europa una nuova generazione di rivoluzionari freddi, abili, calcolatori si è levata dall’oscurità delle trincee ed ha applicato, in luoghi e tempi diversi ma con la medesima determinazione, una specie di modello razionale per conquistare il potere. Malaparte giunge ad una conclusione che non lascia adito a dubbi: “L’errore delle democrazie è l’eccessiva fiducia nelle conquiste della libertà, di cui niente è più fragile nell’Europa moderna. Non vi è che un modo per difendere la rivoluzione: rinunciare alla libertà, mito borghese”. Ciò che accomuna Lenin alle camice brune è, in ultima analisi, il disprezzo degli ideali nel nome dell’efficienza. Conta solo la conquista del potere, il resto – conclude Malaparte –  non è che fumo negli occhi degli benpensanti. Poco importa che il moderno Catilina sia di Sinistra, come Trockij e Stalin, o di Destra, come Mussolini e Hitler: il rivoluzionario autentico, fedele alla lezione di Lenin, sa che le sfumature ideologiche contano meno del risultato.

Il testo, che va letteralmente a ruba e fa parlare di sé tutta Parigi, non manca di suscitare polemiche, anche aspre, delle quali l’autore si rallegra: Trockij lo fa oggetto di una sferzante reprimenda durante un discorso pronunciato a Copenaghen il 7 novembre 1932, in occasione delle celebrazioni per il quindicesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre ed Hitler, che Malaparte stigmatizza nel libro descrivendolo come un temperamento femminile, dalla sessualità non risolta, che nasconde la sua debolezza di fondo dietro una raggelante ferocia, non ne autorizzerà mai la pubblicazione in Germania. Opera che avrebbe imposto il futuro autore di “Kaputt” e “La pelle” come scrittore di fama internazionale, “Tecnica del colpo di Stato” è un’avvincente cavalcata attraverso le rivoluzioni che hanno sconvolto il lunghissimo secolo breve del quale (ci piaccia o meno) siamo figli e insieme un prontuario d’azione rivoluzionaria che ogni buon autonomista dovrebbe tenere sul comodino e rileggere la sera prima di dormire, perché la Secessione non è un pranzo di gala…

AUTORE: Curzio Malaparte, TITOLO: Tecnica del colpo di Stato, EDITORE: Adelphi, Milano, 2012; PAGINE: 262; PREZZO  € 14,00

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One Comment

  1. eridanio says:

    il potere ottenuto con violenza, anche se è quello di legittima autodeterminazione, ha sempre qualcosa di irrisolto che non consente mai di gridare vittoria. E’ sempre una mediazione di risultato.
    Se la vittoria è onesta deve riprovare anche le proprie azioni, denunciando l’uso incoerente dei mezzi violenti per motivata e cogente esasperazione.
    Questo per consentire al margine a chi verrà dopo di raccogliere il testimone elaborando metodi che al tempo ed all’occasione siano sempre meno violenti.

    Nel frattempo affrancare tutta la gente possibile dalla necessità dell’uso della violenza per cambiare quel che si conviene è già rivoluzione (low intensity) ma rivoluzione.

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