LISA MILLER (TEA-PARTY): “L’UNIONE EUROPEA ANDREBBE SCIOLTA”

di STEFANO MAGNI

Cattolica, conservatrice, fondatrice del Tea Party di Washington DC. E oggi sostenitrice convinta di Ron Paul, il candidato libertario nelle elezioni primarie del Partito Repubblicano. E’ questo il ritratto in breve di Lisa Miller, che abbiamo incontrato alla vigilia della Conservative Political Action Conference, l’appuntamento annuale più importante del popolo della destra. Il federalismo e la secessione (legittimata in una controversa intervista di Ron Paul sulla Guerra Civile) sono al centro della nostra breve conversazione. Ma prima vogliamo sapere come mai abbia optato per Ron Paul invece che per altri candidati più conservatori. “Newt Gingrich e Rick Santorum – ci spiega – hanno alle loro spalle una lunga storia di voti a favore di leggi che hanno aumentato la spesa pubblica. Il messaggio di Ron Paul sulla libertà individuale, al contrario, mi ha molto colpita. E lo scorso Natale ho deciso di spostare il mio sostegno da Michele Bachmann (ritirata lo scorso gennaio dalle primarie, ndr) al dottor Paul. Contrariamente agli altri candidati, che restano sul vago, il programma di Ron Paul è molto chiaro sulla riduzione del peso dello Stato: tagliare mille miliardi di dollari di spesa pubblica già il primo anno e raggiungere il pareggio di bilancio entro i successivi tre anni”.

Il primo oggetto di polemica è sul suo programma di politica estera. Lei lo condivide?

Sì e trovo che sia differente da quelli di tutti gli altri candidati. Obama, Gingrich, Santorum e Romney sono tutti candidati statalisti e favorevoli a un’espansione della spesa, sia all’interno che all’esterno dei confini. Ron Paul è l’unico che propone di interrompere gli aiuti internazionali a tutti. Cosa che, ne sono convinta, farebbe bene agli amanti della libertà in tutti i Paesi che attualmente stiamo assistendo con soldi pubblici, trasferiti agli apparati di governo locali. Penso che sia giunto il tempo di tornare a casa e porre fine a una serie di errori causati dall’interventismo. Noi abbiamo aiutato ad assassinare Gheddafi, ma il dittatore almeno aiutava a combattere Al Qaeda in Libia. Adesso la rete terrorista è comodamente seduta su una montagna di oro e barili di petrolio. Non un bel risultato, direi. In Afghanistan è la Cina che sta comprandosi tutti i diritti di sfruttamento minerario. E così noi stiamo chiedendo soldi in prestito a Pechino, per continuare a pagare una guerra… che serve gli interessi della Cina più dei nostri. Da più di mezzo secolo stiamo garantendo la sicurezza dei confini della Corea del Sud, ma sarebbe ora di lasciare questo compito al governo di Seul.

Ron Paul si è detto contrario, da un punto di vista storico, alla guerra scatenata da Abraham Lincoln contro i secessionisti del Sud. Lei vive in Virginia, ma la sua famiglia è del Nord. Cosa pensa di questa storia?

Se si guarda al caso di tutti gli altri Paesi che hanno abolito la schiavitù, in nessuno di essi è scoppiata la guerra. L’hanno abolita per legge. Anche negli Usa, almeno secondo Ron Paul, era possibile eliminare la schiavitù con metodi pacifici. Senza far morire mezzo milione e passa di uomini nel Nord e nel Sud. Il mercato libero ha contribuito ad abbattere le barriere fra bianchi e neri anche prima della fine della segregazione razziale. Nello sport e nel business i neri sono diventati subito competitivi. La stessa dinamica di libero mercato avrebbe potuto permettere di superare la schiavitù, senza bisogno di una guerra.

Lei ritiene che il governo federale sia diventato troppo forte nei confronti dei singoli stati?

Il rapporto fra il governo federale e i singoli stati è come quello fra una moglie e un marito ubriacone. Attualmente il ruolo del marito ubriacone lo giocano i singoli stati. Spendono troppi soldi pubblici e vorrebbero fare ancora peggio, quando si trovano in difficoltà chiedono aiuto al governo federale. Che a questo punto si comporta come la moglie del marito ubriacone: pretende sobrietà, ma impone le sue regole. In un rapporto sano, il marito deve smettere di bere, non chiedere più aiuto ed essere personalmente più autonomo. Così dovrebbero fare gli stati: tagliare la spesa pubblica e diventare più autonomi in tutte le loro decisioni.

E cosa pensa dell’Unione Europea, di cui, qui in America, si parla esclusivamente per la crisi del debito?

Io penso che la miglior evoluzione dell’Unione Europea sia il suo scioglimento. Ogni nazione dovrebbe trovare la sua soluzione alla crisi. Penso che sia umiliante, per voi, quel che sta avvenendo in Grecia e Italia, con governi tecnici, non eletti e semi-commissariati. L’Italia dovrebbe trovare una sua soluzione al suo problema, tagliando la spesa pubblica. E dunque diventare più indipendente dall’Unione Europea.

 

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One Comment

  1. elisa borghi says:

    very interesting interview though after the answer on the EU I think one more question is needed: I would really like to know if Mrs Miller also wishes the dismantling of the Federal Republic to have, instead, 50 fully indipendent and sovereign states.

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