I Fratelli e il Tea party accomunati dall’Italia… di La Russa

di TONTOLO

A Lodi  il giovane Andrea Dardi si candida per la carica di sindaco con l’appoggio del Tea Party, di cui ha sottoscritto il manifesto d’azione. Contro la destra e contro la sinistra, finalmente un candidato autenticamente liberale. C’è un solo piccolissimo neo: che si candida con Fratelli d’Italia.

Spesso gli esponenti del Tea Party si non dichiarati amici di ogni autonomia e addirittura dei processi indipendentisti in coerenza con l’affermata (indispensabile) compatibilità fra liberismo e autonomismo. Poco importa che il loro simbolo sia una teiera azzurra (è un vizio…) con una etichetta tricolore, come quelle delle bustine del the: un cromatismo inquietante che non rassicura per nulla sul contenuto della pozione. Quelli originali di Boston non avrebbero mai messo un’etichetta con la bandiera della Gran Bretagna.

Non è neanche la prima volta che avvengono certi innaturali accoppiamenti: anche Storace aveva a suo tempo detto a Pagliarini di sottoscrivere il suo progetto federalista per convincerlo a candidarsi con La Destra. S’è visto come è andata. Può essere che anche questa volta Meloni e La Russa si siano convertiti (molto) temporaneamente a tesi liberiste. Ma forse ci sono stati dei malintesi sul contenuto della teiera: per fare contenti i nuovi alleati il movimento si dovrebbe chiamare Caffè turco Party.

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8 Comments

  1. giancarlo pagliarini says:

    Ciao! Visto che mi citi ti ricordo come è andata.
    A quei tempi (come oggi) di riforma federale non parlava più nessuno e la Lega Nord (allora come oggi) faceva solo una gran confusione: in realtà prendeva in giro la gente.
    Così ho mandato questo testo a Santanchè/Storace e gli ho detto che se me lo rendevano firmato avrei girato Lombardia e Veneto per spiegarne il contenuto e far toccare con mano le caratteristiche e i vantaggi di una seria riforma federale: esattamente come ho fatto per anni in Lega ed esattamente come sto continuando a fare anche in questi giorni , senza fare nessuna distinzione tra destra e sinistra , con la “Associazione Giancarlo Pagliarini per la riforma federale”. Perché il Federalismo non può funzionare in assenza di cittadini consapevoli e informati. Mi hanno reso firmato questo documento e così ho potuto cominciare a “seminare” l’abc del federalismo anche nelle sezioni della destra. Ciao. Paglia

    Per Giancarlo Pagliarini
    Da Daniela Santanchè e Francesco Storace
    Data 8 Marzo 2008
    Oggetto Dichiarazione di intenti sulla necessità di “una Costituzione federale per salvare l’Italia”

    Il nostro Paese uscirà dalle difficoltà che lo attanagliano, soltanto se farà un salto di qualità, adottando una nuova Costituzione federale.

    Questa riforma è necessaria e urgente perché la verità è che siamo in emergenza. Nel 1992 per poter pagare gli stipendi dei suoi dipendenti e per poter trasferire all’INPS e agli altri enti previdenziali le risorse necessarie per pagare le pensioni, lo Stato ha dovuto prelevare soldi dai conti correnti dei cittadini. Dal 1992 ad oggi non sono state fatte le necessarie riforme, salvo qualcosa sulle pensioni. Non per senso di responsabilità ma sotto la spinta dell’emergenza e col solito cinico egoismo. Nella circostanza i costi, come sempre, sono stati posti a carico dei giovani e delle generazioni future.

    Adesso la situazione è, se possibile, ancora peggiore del 1992. L’indice di povertà delle famiglie italiane continua a peggiorare e siamo sempre più poveri e meno competitivi.

    Eppure le caratteristiche fisiche, intellettuali e culturali delle persone che risiedono nei confini della nostra Repubblica non sono significativamente diverse da quelle dei nostri concittadini europei. Il punto è che il paese è organizzato male e la cultura politica dominante è quella della “irresponsabilità istituzionalizzata”.

    I danni generati dal governo Prodi sono sotto gli occhi di tutti. Cambiare Governo ed una parte significativa dei membri del Parlamento era necessario ed urgente. Tuttavia solo questo, ormai, non è più sufficiente: per salvare la Repubblica italiana dal declino è altrettanto necessaria ed urgente una profonda riorganizzazione del paese. La Costituzione del 1948 deve essere aggiornata perché sono cambiati lo scenario e le esigenze. La “Repubblica italiana” deve diventare la “Repubblica Federale italiana.”

    Questo non significa “Nord contro Sud” , ma più responsabilità , più efficienza, più concretezza, modernità e competitività del sistema paese. E più “accountability”, vale a dire più trasparenza anche contabile e cultura della “resa di conto”. Meno chiacchieroni, ideologie, “caste” di politici, burocrati e azzeccagarbugli. E soprattutto meno intermediazione dello Stato e meno liti tra gli “addetti ai lavori” della politica : non siamo qui per gestire il potere ma per servire i cittadini.

    I principi più significativi che dovranno caratterizzare il nuovo contratto federale sono quelli esposti qui di seguito.
    Primo. Ridurre il peso della “intermediazione” statale. Le Regioni e gli enti locali non dovranno aspettare in ginocchio di ricevere trasferimenti ed elemosine dallo Stato. Perché i soldi delle tasse non saranno dello Stato, come dichiarano i comunisti quando affermano che “le tasse non sono a dimensione regionale ma nazionale”. Dovrà essere vero il contrario. Lo Stato dovrà operare anche come “fornitore di servizi ai cittadini”. I soldi delle tasse saranno del territorio che ne trasferirà una parte allo Stato per comperare i suoi servizi: esercito, presidenza della Repubblica, Parlamento eccetera. I cittadini, a differenza di oggi, saranno più rispettati e diventeranno più consapevoli. Quando pagheranno per “i servizi che ricevono dallo Stato” si chiederanno immediatamente se questi servizi ci sono e se valgono i soldi che stanno pagando. Così capiranno meglio, perché lo toccheranno con mano, se effettivamente stanno “comperando” servizi dallo Stato oppure se con quei soldi stanno invece mantenendo le “caste” dei politici, dei burocrati, di quelli che non vogliono le liberalizzazioni e dei tanti altri mantenuti dalla collettività.
    Secondo. Come tutti i fornitori anche lo Stato, salvo pochissime attività, non potrà agire in regime di monopolio. Infatti senza concorrenza i suoi servizi (pensiamo per esempio all’istruzione o al sistema pensionistico) non potranno che continuare ad essere non sempre di buona qualità e insostenibilmente costosi. Con la riforma che proponiamo alcuni poteri, responsabilità e risorse finanziarie non saranno più, come oggi, di uno dei componenti della Repubblica (lo Stato), ma saranno di altri componenti (le Regioni e i Comuni). Si resterà sempre all’interno della Repubblica e la sua unità non verrà toccata. Ma la sua organizzazione sarà modificata e resa più responsabile e più efficiente.
    Alla “casta” dei detentori del potere questa proposta non va bene. Perché da sempre essi utilizzano lo Stato per gestire il loro potere. La proposta de La Destra modifica la mappa del potere: lo toglie alle “caste” dei politici e dei burocrati e lo trasferisce più vicino ai cittadini.

    Terzo: la regola della parità. Lo Stato e le regioni dovranno avere identica dignità. Sarà necessario identificare i compiti legislativi (la identificazione dei grandi principi) e i pochi compiti operativi (per esempio l’esercito) dello Stato. Tutte le altre leggi e tutti gli altri compiti operativi dovranno essere responsabilità delle singole Regioni. Anche in concorrenza tra di loro.

    Quarto. La competizione. Questo è il cuore della riforma: con questo principio si genera responsabilità ed efficienza. Abbiamo detto che “tutte le altre leggi e tutti gli altri compiti operativi dovranno essere responsabilità delle singole Regioni. Anche in concorrenza tra di loro.” Questo riguarderà tutte le leggi di attuazione dei grandi principi presenti nella Costituzione e via via indicati dalle leggi dello Stato, e anche le tasse. Con le tasse nazionali si pagheranno i servizi dello Stato e si metteranno delle risorse in un piatto comune per finanziare la solidarietà. Tutte le altre tasse saranno stabilite e gestite dalle Regioni in concorrenza tra di loro. Questo è il principio della concorrenza fiscale tra le Regioni. Nelle Regioni dove si deciderà di dare direttamente tanti servizi ai residenti ( cittadini, imprese, associazioni ecc) la pressione fiscale sarà superiore alla pressione delle Regioni dove gli amministratori amministreranno in modo più oculato, oppure decideranno di dare meno servizi, oppure sapranno coinvolgere in modo più intelligente ed economico di altre regioni i privati. Ferma restando naturalmente la tutela dei diritti civili e sociali di tutti i cittadini. Dovrà essere pubblicata la classifica della “pressione fiscale” nelle Regioni. Non sarà “caos” ma sarà gara a chi amministra meglio, a chi saprà applicare nel modo più efficace il principio di sussidiarietà, a chi riuscirà meglio a delegare, responsabilizzare e controllare. Sarà gara a dove la qualità della vita è migliore, a dove si attirano più investimenti e a dove c’è più sicurezza e meno ladri a piede libero.

    Quinto. Responsabilità. Quello che abbiamo descritto modificherà l’assetto della Repubblica e cancellerà finalmente il principio della “irresponsabilità istituzionalizzata” che ha caratterizzato per troppi anni la nostra vita pubblica, facendoci rotolare agli ultimi posti di tutti i più importanti confronti internazionali, dall’indice di libertà economiche della Heritage Foundation alla classifica di competitività del Word Economic Forum. L’indice di povertà delle famiglie italiane continua a peggiorare. Siamo sempre più poveri e meno competitivi perché il paese è organizzato male e il principio prevalente è quello della “irresponsabilità istituzionalizzata”. Non è mai colpa di nessuno e chi sbaglia non paga mai. Ecco perché non basta cambiare governi e membri del Parlamento: è necessaria una diversa organizzazione del paese.

    Sesto. Solidarietà. Il contratto federale che proponiamo prevede che tutti i cittadini accettino consapevolmente di pagare la “tassa per la solidarietà” il cui gettito andrà in un “piatto comune”. Si calcolerà il PIL medio pro-capite nazionale. Le regioni che lo supereranno non riceveranno niente. Quelle dove si genererà un PIL pro capite inferiore alla media nazionale incasseranno quote della “tassa per la solidarietà”, a condizione che non vi sia significativa evasione fiscale e contributiva. I calcoli non saranno effettuati sulla base dei valori nominali, ma sulla base del “potere d’acquisto”

    Settimo. Trasparenza. Per noi questo è un punto assolutamente importante. Per La Destra è fondamentale che i cittadini siano informati, consapevoli e convinti. La trasparenza dovrà essere uno dei principi cardini della nuova costituzione federale.

    Questa “dichiarazione di intenti” sulla necessità di “una Costituzione federale per salvare l’Italia” sarà firmata da tutti i candidati de La Destra alle elezioni politiche del 13 e 14 Aprile 2008

    Milano e Roma, 8 Marzo 2008

    Daniela Santanchè Francesco Storace

  2. AndreaMI says:

    queste critiche a Tea Party sono ingenerose, mi sembra che l’intervento di Ciuti abbia fatto chiarezza. Ma non importa…….bisogna sempre criticare tutto. Aiutate CoLoR44 invece di polemizzare dai salotti di casa, molti soci del Tea Party Lombardia lo stanno già facendo. Ed è cio che conta.

  3. Alessandro Ciuti says:

    Vorrei intervenire come coordinatore di Tea Party Lombardia, emanazione diretta del movimento Tea Party Italia. Il pledge antitasse può essere firmato da chiunque: destra, sinistra, centro. Ciò che ci interessa sono i contenuti: in particolare il movimento ha una mission precisa che riguarda le tasse e lo Stato. Chiunque si impegni con noi sulla base di meno stato, meno tasse è ben accetto a prescindere dalla provenienza politica. Lo statalismo è trasversale purtroppo quindi riteniamo utile essere trasversali nel proporre l’antistatalismo. Ovviamente chi firma prende un impegno e sarà verificata la sua attività. Dardi lo conosco personalmente e già in passato aveva dimostrato attenzione ai temi proposti dal Tea Party in materia economica. Tanto che in ben tre occasioni si sono svolte tappe Tea Party a Lodi organizzate in stretta collaborazione, non con Fratelli d’Italia, che manco esisteva, o con il PdL, ma con Dardi ed altri ragazzi che si sono spesi per ospitarci e dare spazio al confronto. Il fatto che ora , come candidato sindaco, firmi il pledge è un passaggio naturale e da parte mia certamente auspicato. E’ chiaro che qualora venga eletto saremo attenti a controllare la sua attività e non ci faremo remore nel denunciare eventuali cambi di rotta. La mission del movimento può essere letta sul sito http://www.teapartyitalia.it
    Riguardo l’indipendentismo: non confondiamo il movimento Tea Party con le attività dei suoi membri e/o simpatizzanti. Io sono indipendentista, promotore del comitato Color44, ma questa mia posizione personale non impegna il movimento Tea Party il cui unico scopo è occuparsi di materie economiche nell’ottica della difesa della proprietà privata e dei diritti individuali. Io ritengo che questa battaglia per la libertà sia complementare alla lotta a favore dell’autodeterminazione ma il mio parere ed il mio impegno personale, non costituiscono direttiva vincolante o consigliata per chi segue le attività del Tea Party. Lo scopo è lavorare utilizzando piattaforme tematiche specifiche con l’obiettivo di arginare ed affamare la bestia.
    Ogni iniziativa in quel senso è dunque meritevole d’attenzione. Spero di aver chiarito, almeno in parte i dubbi espressi nell’articolo.

    • Marco Mercanzin says:

      Boa bla bla bla bla……

      Poche ciance,
      ritenete di voler affamare la bestia e mantenere unita una espressione meramente geografica, con differenze culturale, etniche e ambientali incompatibili, o pensate che, specificatamente per il caso italiota, condizione necessaria per la libertà dei popoli, sia l’autodeterminazione degli stessi ?
      Dai, su, e’ facile come domanda……

      • Alessandro Ciuti says:

        Marco, io penso che la libertà dei popoli sia essenziale per affamare la bestia. Tea Party non è un partito è un’associazione che nasce con scopi di lotta meramente in chiave economica. Chi, come me, è convinto della ineluttabilità della libertà dei popoli aderisce anche ad altre realtà come Color44. E’ abbastanza chiara la risposta?

  4. Druido Lombardo says:

    I tea party al massimo possono organizzare feste tricolori a base di the, lascino l’indipendentismo a chi se ne occupa seriamente

  5. Filippo Riccio says:

    È come dire che se gli USA dichiarano guerra alla Germania nazista, allora sostengono il governo nazista perché nella dichiarazione di guerra c’è scritto “Germania”. E stavolta la “reductio ad hitlerum” ci sta tutta!

  6. Trasea Peto says:

    Può esistere anche un Tea Party italia, ma per me resterà sempre un movimento straniero come un qualsiasi altro partito/movimento italiano.
    italia = straniero.

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