Tassi bassi, inflazione e poco risparmio. L’America di Paul Krugman

di MATTEO CORSINI

Come spesso (praticamente sempre) gli succede, Paul Krugman distorce i fatti per tentare di dimostrare ciò che è il contrario della realtà. Qualche giorno fa, ha affermato: “…è abbastanza evidente che la gran maggioranza delle persone che impiegano il loro tempo a seguire le notizie e blog finanziari vive in un universo intellettuale dove esiste solo il male supremo dei disavanzi e la grande inflazione che ci attende: anni e anni di tassi di interesse bassi e inflazione che non decolla – che devono essere costati parecchi soldi a quelli che credono a questa roba – non hanno intaccato le loro certezze. È un fenomeno interessante. Stavolta non credo che si tratti di un effetto dei consueti sforzi propagandistici della destra. C’è qualcosa, nella linea narrativa «Deficit! Inflazione!», che tocca corde sensibili in tantissime persone, non importa quanto spesso e clamorosamente venga smentita nei fatti; e questo qualcosa è impermeabile anche ai tentativi di far notare che i conti devono tornare, che non possono tutti spendere simultaneamente meno del loro reddito.”

Purtroppo la confusione che regna attorno al concetto di inflazione porta acqua al mulino di Krugman e della maggior parte degli economisti (non solo keynesiani). Tra coloro i quali seguono la “linea narrativa «Deficit! Inflazione!»”, non sono pochi, ahimè, ad avvalorare, ancorché involontariamente, le invettive del Nobel (liberal) americano. Il tutto è dovuto alla identificazione dell’inflazione con la crescita degli indici dei prezzi al consumo; fenomeno che, invece, rappresenta una delle conseguenze dell’inflazione, spesso l’ultima in ordine di tempo.

Concentrandosi sui soli prezzi al consumo, l’aumento della base monetaria da parte della banca centrale (tipicamente a fronte dell’acquisto di attività finanziarie) è considerato rischioso solo se l’aumento delle riserve delle banche (che avviene a fronte della vendita di attività finanziarie alla banca centrale) alimenta l’aumento dell’offerta di moneta in forma di espansione del credito, la quale scatena un aumento dei prezzi dei fattori produttivi e, solo successivamente, dei prezzi al consumo. Non è che il processo appena sintetizzato sia totalmente errato, ma è parziale e, a mio avviso, non consente di valutare il potenziale dannoso delle politiche monetarie espansive. Il tutto nonostante sia ormai abbastanza condivisa l’idea che le bolle immobiliari formatesi negli Stati Uniti e in taluni Paesi europei fino al 2007 siano conseguenza di politiche monetarie espansive.

Eppure negli anni precedenti al crisi la crescita degli indici dei prezzi al consumo non era neppure lontanamente vicina alle doppie cifre viste, ad esempio, negli anni Settanta. Uno si aspetterebbe che i fatti verificatisi negli ultimi anni avessero ormai reso chiaro che quando una banca centrale aumenta la base monetaria il potere d’acquisto della moneta deve inevitabilmente diminuire, ancorché in modo non uniforme e non immediatamente in termini di aumento degli indici dei prezzi al consumo. E non potrebbe, peraltro, essere altrimenti, se non si vuole mettere in discussione la legge della domanda e dell’offerta.

Quando la Fed compra centinaia di miliardi di titoli di Stato creando denaro dal nulla, non fa altro che generare inflazione. E’ un dato di fatto che il prezzo di quei titoli tenda ad aumentare, a parità di altre condizioni, quando la Fed li acquista massicciamente (e se il prezzo sale, il rendimento scende, abbassando artificialmente il costo del debito pubblico, ma anche scoraggiando il risparmio). I sostenitori dell’azione della Fed (In Europa la maggioranza degli analisti vuole la BCE come la FED, ndr) ritengono che ciò sia giusto perché occorre tamponare la discesa dei prezzi delle attività reali (soprattutto immobiliari) e finanziarie. Così facendo, però, si vorrebbe impedire al mercato di correggere gli squilibri generatisi nel periodo pre-crisi.

Quando Krugman afferma che “non possono tutti spendere simultaneamente meno del loro reddito”, credendo con ciò di smontare la tesi in base alla quale l’aumento dei deficit e dell’inflazione siano collegati, confonde volutamente l’aumento delle grandezze monetarie con un incremento del reddito. Anche volendo prescindere dagli effetti micro (il che è comunque sbagliato perché anche la distorsione dei prezzi relativi è uno degli effetti negativi delle politiche monetarie), dovrebbe essere palese che un aumento della base monetaria non corrisponde a un aumento di ricchezza reale. E dovrebbe essere anche abbastanza evidente che se l’aumento aggregato del risparmio nominale è inferiore all’aumento della base monetaria, non si può dire che l’aumento del deficit pubblico sia finanziato da risparmio reale. Semplicemente, è finanziato in misura più o meno significativa da inflazione.

In definitiva, i tassi non sono bassi perché non c’è inflazione ed è aumentato il risparmio reale, bensì proprio per via delle politiche inflazionistiche della Fed. Il fatto che gli indici dei prezzi al consumo non siano (ancora) saliti in misura significativa non vuol dire che non c’è inflazione (tra l’altro, anche impedire una discesa dei prezzi equivale a inflazionare). I conti devono tornare, dice Krugman. Da che pulpito…

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8 Comments

  1. Antonino Trunfio says:

    Era il 1933 circa e un tale di nome Adolf sapeva di dover convincere i tedeschi che la crisi l’avevano causata gli ebrei. Chiese così a uno dei suoi gregari, di nome Joseph : diventato per questa risposta ministro della propaganda nazista, cosa è la verità herr Goebbels. E quello serafico gli rispose : Mein Furher, la verità è una bugia raccontata almeno tre volte. Evito di raccontarvi il resto, lo conosciamo tutti.

  2. jimmie says:

    E’ chiaro dall’articolo che ‘economista’ è chi è d’accordo con me. Chi non lo è non solo non è un ‘economista’, ma se lo era ha cessato di esserlo e per di piu’ e’ anche di ‘sinistra’.
    La situazione ricorda tanto il Vescovo di Pisa ai tempi di Galileo. Col suo telescopio Galileo scoprì i satelliti di Giove, distruggendo cosi’ la teoria geocentrica dell’universo. Al che il Vescovo pubblicò una Bolla proclamando che era peccato guardare attraverso un telescopio perchè fa vedere oggetti che non esistono.
    Jimmie
    http://www.yourdailyshakespeare.com

    • Luca says:

      Guardi che Krugman le sue pseudo-teorie non le pubblica su giornali accademici, ma su quotidiani schierati politicamente. Non a caso è molto criticato anche da numerosi economisti. E lasci stare Galileo: paragonarlo a Krugman è una vera e propria bestemmia.

      • kmatica says:

        Guardi, non faccia così, quello che per lei è fantascienza per i più è ordinaria amministrazione. Abbia pazienza non se la prenda con noi, non ne possiamo nulla, piuttosto se la prenda con il suo Dio.

  3. Luca says:

    Krugman ha smesso da tempo di essere un economista. Ormai è solo un Beppe Grillo all’americana che dice consapevolmente falsità per farsi bello agli occhi degli elettori di sinistra, e ciò è davvero molto triste per un premio nobel per l’economia.

    • kmatica says:

      certo Krugman è un cretino e ancor più cretini sono quei scienzati che ogni anno conferiscono premi nobel a dei proseliti di grillo. Infatti andrebbe dato a monti per i suoi strabilianti risultati e per le sue capacità paraniostiche (riesce a vedere delle luci in fondo a dei tunnel), oppure per le cose che ha scritto, inventato, risolto di cui nessuno riesce a trovarne traccia.
      O forse possiamo candidare un corsini che con acrobazie mentali, contorsioni e illumunanti estrapolazioni di citazioni altrui cerca di accordare la realtà alle proprie convinzioni politiche, estrapolando frasi qua e la per stravolgere il senso ed il fine di riflessioni che cercano di creare benessere all’umanità, per poi scoprire l’acqua calda, qualora si fosse tutti indipendenti, che se tutti fossimo indipendentisti si tornenrebbe al punto di partenza.

      • Luca says:

        Il Nobel a Krugman lo hanno assegnato per dei suoi studi sul commercio internazionale, ma nessuna persona di buon senso si sognerebbe di prenderlo sul serio quando parla di macroeconomia.

        • kmatica says:

          E certo che ha vinto il Premio Nobel nel 2008 per l’economia per uno studio sugli andamenti commerciali. Perchè secondo te come assegnano i premi nobel? Forse per cultura generale? Perchè quello in medicina, ad esempio come lo assegnano?
          Perchè secondo te è più credibile un monti? Non si sa cosa abbia scritto, inventato, creato, scoperto, non vi è traccia eppure senza arte e ne parte è considerato dagli allocchi un oracolo.
          Ps. Se non lo sai, Krugman è professore di economia all’Università di Princeton.

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