Tasse da primato mondiale. L’Italia rudere come Paestum

 

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paestum

di STEFANIA PIAZZO

Da sempre la dittatura fiscale è l’emblema delle democrazie apparenti, degli Stati col verme dentro. La casta, anzi, le caste, alimentano questa Processionaria che da brava parassita porta alla morte dell’ospite. Leggiamo, senza stupore, che Confcommercio dichiara come l’Italia di Napolitano, di Renzi, di Monti, di Vendola, di Berlusconi, di Franceschini, di Bondi, della Finocchiaro, di Bossi, di Salvini, della Boschi, abbia toccato il fondo del 53,2% di tasse. Un record mondiale, scrive il report, in più al netto del sommerso (17,3%). Nei paesi Ocse l’Italia è la prima per impotenza civile.

Sangalli, il presidente dell’associazione, parla di “mortificazione della crescita”.

E da anni sentiamo sempre la solita litania: tagliare le tasse per favorire la crescita.

Certo, ma se non si taglia lo Stato, lo Stato taglia noi. Ed è ciò che sta avvenendo, come una lenta morte per avvelenamento da arsenico fiscale.

Dice ancora Confcommercio:  “Germania e Svezia, dentro e fuori dall’euro,  hanno ridotto dal 2000 a oggi rispettivamente del 6 e del 14% la pressione fiscale incassando livelli di crescita del 15 e del 21%”. Certo, ma loro hanno governi che non si menano il piffero per cambiare la legge elettorale dieci volte in cinque anni, che non mettono al centro delle riforme l’Italicum. Che non fanno decidere a Finocchiaro e Calderoli come deve essere il Senato. Che non tengono in ostaggio la democrazia elettorale cambiando i governi senza passare dal seggio. Che rispettano l’esito dei referendum. E che mandano spediti in galera i parlamentari corrotti senza passare dal via. Sono Paesi cioè normali, in cui le Regioni non diventano la seconda casa di Roma per sperpero, corruzione, familismi, mignottismi politici di ogni genere.

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Paestum teatro

Sono Paesi in cui i territori sono valorizzati e non sottosviluppati a sangue.

Ero in visita a Paestum, in questa estate. Pareva un deserto. Ho chiesto ad uno dei tre addetti alla sicurezza dell’area archeologica lì da sempre e prossimo alla pensione: “Ma qual è l’ultimo ministro che vi ha fatto visita?”. “Proprio non me lo ricordo, forse nessuno”.

Tre controllori del ministero dei Beni culturali si spartiscono, nell’Italia delle tasse, tutta l’area degli scavi ma il nostro amico passa tutto il giorno davanti al tempio imponente di Nettuno. Il perché lo vedo da sola: la recinzione è divelta ovunque. Una palizzata di legno in stile giardino di casa, posticcia, circonda il colossale monumento della Magna Grecia campana. L’importante è che ci siano le botteghe fuori a vendere ricordi, patacche e magneti per il frigorifero. Hanno da lavorare. E lo Stato si è messo a posto la coscienza.

“Non posso vigilare altrove”, spiega il custode del tempio, perché è un continuo fermare i turisti. “Ci dicono che non ci sono soldi per rifare la recinzione”. E non solo quella. Zero indicazioni, zero cura dei tabelloni, bruciati dal sole, illeggibili, con buona pace delle salamandre mummificate rimaste incastrate nel vetro delle spiegazioni del teatro antico. Con buona pace delle infestanti che crescono in tutti gli anfratti dei tempi. Servirebbe innanzitutto un giardiniere free climber prima che dei custodi.

Non ci sono soldi, certo. Se li mangiano altri, poi in quella zona, Pompei insegna, gli interessi sono tanti. Non  ci sono mai soldi per generare attività lecite, altrimenti non si spiega perché le tasse continuano a crescere, le imprese a chiudere, i disoccupati a salire, il turismo a sparire, i consumi a regredire. La casta bulimica dei partiti, delle prefetture, dei ministeri, dei doppi incarichi (non è forse notizia di ieri la norma salva magistrato per evitare di far perdere a qualche togato amministrativista la possibilità di lavorare un po’ nei ministeri e un po’ nei tribunali?), mangia da una vita.

Riguardando poi le immagini di Poseidon diventata la romana Paestum, viene da pensare che sarebbe stato meglio chiedere ai greci di realizzare le opere di Expo 2015 o del Mose. I tempi costruiti nell’avanti cristo reggono ancora, sono le recinzioni pagate con i soldi dei contribuenti a venire giù, a marcire, come lo Stato.

 

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Come invidio mio nipote e la sua famiglia.
    Da Udine è passato negli USA. Si, armi e bagagli e via da questo belpaese.
    Nella telefonata per dirmi che basta cercarlo a Udine, mi aggiunge senza che io lo chieda: qua si lavora fino alle 17:00 e poi vado dove voglio. In piu’ puoi tenere le porte aperte.
    Come un tempo qua da noi.
    Come siamo scesi in basso grazie a questa democrazia komunista.

    Pensiamoci…

  2. luigi bandiera says:

    Però, tuttavia, ci sono le commemorazioni e dell’unità e dei carramba che non sorpresa direbbe la Carrà.
    Usano il tricolore e come sciarpa e come tabarro. Si dimostrano tanto patrioti così facendo.
    A me vien da piangere a leggere certe notizie… vecchie stantie, visti i luoghi.
    Siamo falliti da un pezzo e ma non ci rendiamo conto perché ci distraggono e con l’inno e con il presunto sport: Adolfo fu meno invadente di questi KASTI nella sua propaganda. Forse aveva un che di rispetto per la gente?
    Eppure ne ha combinate di cotte e di crude…

    Poveri noi chissà come finiremo con questa gabbia di matti chiamata italia.

    Salam

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