Le tasse e le sue leggende metropolitane. In attesa del crack

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Circolano da tempo, parecchie “Leggende metropolitane”, ma quelle più in voga sono due che esamineremo qui di seguito.

Prima Leggenda: Caccia all’Evasione

Anzitutto nel termine “evasione “ è cumulato ad un altro termine, inventato da Bettino Craxi “elusione”. Che significa elusione? Significa: utilizzare leggi e regolamenti vigenti per pagare meno tasse. Chi si riferisce a queste leggi è un “elusore”. Questa è davvero una barzelletta! Perché non dovrei usare una legge vigente per pagare meno tasse? Se fosse giusto questo assunto, non dovrei allegare le fatture di cure mediche e di acquisto farmaci per pagare di meno.  Non dovrei utilizzare, insomma,  tutte le detrazioni previste. Perché, più in generale, voler pagare meno tasse in modo lecito e ufficiale dovrebbe essere un semireato? Se gli ignari governanti e parlamentari non sono capaci di redigere leggi che impediscano di essere aggirate sfruttandone i dettami poco chiaramente espressi,  dovrebbero solo vergognarsi della propria incapacità e ritirarsi a zappare la terra (posto che lo sappiano fare o siano almeno capaci di imparare).

Ed ora veniamo alla cosiddetta EVASIONE. Anche i bambini sanno che il grosso dell’evasione è causata dal denaro “sporco” prodotto da quella brillante filosofia, tutta mediterranea, chiamata genericamente mafia, imparata succhiando il latte materno. Che cosa succede in realtà? Succede che i  nostri governanti oppressori ed i loro giannizzeri, non essendo capaci o non volendo dare la caccia ai mafiosi beccano la povera massaia che è andata a fare la spesa e ha perso il biglietto, o il poveraccio che è andato a prendersi un caffè non ritirando il fatidico scontrino? Semplice: essere sempre forte coi deboli e debole coi forti è molto, molto più comodo. Anche perchè la mafia non scherza: spara. E poi, tenere sempre presente che i “potenti “tengono famiglia”.

Una categoria “maledetta” di evasori è rappresentata dai prestatori di servizi. Vediamo più da vicino. Chiamo l’idraulico, se gli chiedo la fattura mi vedo appioppare un aumento minimo del 21%, del preventivo, quando non anche (spesso) una fetta delle sue future tasse. Risultato ogni “tax payer” (che non c’entra nulla con l’evasione), se sparisse il “nero”, si vedrebbe aumentare direttamente e subito, le già pesantissime tasse da lui pagate, quindi il succitato tax payer verrebbe punito per la presunta evasione altrui. E ancora, ammettiamo che diventino tutti aspiranti “suicidi” e chiedano fatture a destra ed a manca. Questo surplus di entrate che fine farebbe?

Semplice: permetterebbe allo Stato di incrementare le sue enormi, inutili spese! La scusa che eliminando l’evasione si potrebbero ridurre le tasse la vadano a raccontare ai bambini delle elementari i quali, forse, neanche loro ci crederebbero. Quando mai, in Italia, una tassa è tornata indietro? Ricordatevi le famigerate “accise” ( che ricordano stranamente il borbonico si’ccise). Hanno bisogno di denaro per fare “opere di bene”? Eliminino le ingenti spese inutili!

Ultima considerazione: i “pagatori-ricevitori in nero”  producono già lavoro (e quindi un beneficio per tutti), direttamente. Inoltre se i servizi aumentassero di prezzo, molti cercherebbero di arrangiarsi imparando alla meno peggio il mestiere, e quindi il lavoro, quello vero si ridurrebbe. Il nero che invece rientrerebbe allo Stato quale lavoro produrrebbe? Forse quello delle vacanze alle Seychelles degli alti funzionari? Così si finanzierebbe certamente lavoro, ma di altre nazioni…

Seconda Leggenda: Tassare i ricchi

Ed ora eccoci alla tassazione dei patrimoni. Già adesso il risparmio è abbondantemente tassato come se fosse un vizio. Questi risparmi sono tassati più volte perché se sul mio stipendio (sul quale ho pagato regolarmente le tasse ) ricavo ad esempio, risparmiando, il denaro per pagarmi la casa , su questa casa ci pago l’IMU e altri ammennicoli. Invece se, una volta pagate le fatidiche tasse, invece di risparmiare mi vado a giocare l’avanzo al Casinò mi va (fiscalmente parlando) molto meglio. Perché, secondo i soliti soloni “de sinistra”, ancora dovrei pagare l’incremento di una ulteriore tassa sul patrimonio? E, a questo, punto viene spontanea una domanda: ma quello che resta dei miei guadagni, una volta pagate le tasse, rimane mio o mi è solo dato in temporanea consegna in attesa di portarmene via altre fette, sempre crescenti,  a seconda della luna e delle esigenze personal-elettorali di chi governa?

La marcia verso l’applicazione pratica del concetto “la proprietà è un furto” prosegue imperterrita. E poi si meravigliano se la gente porta all’estero i suoi risparmi!

Qui una ulteriore considerazione. Il patrimonio, a parte quello intellettuale che non sono ancora riusciti a rubare, in forma ufficiale, consiste in denaro contante, titoli e immobili (ivi compreso intere aziende) Il denaro contante rappresenta solo una piccola percentuale dei beni posseduti. Già su questo hanno provato a derubarci (e ci sono riusciti ) ed hanno intenzione ancora di provarci, anche se dopo la prima riuscita sorpresa si è fatto avanti un protettore chiamato “materasso”. Tassando ulteriormente titoli ed immobili, molti, per non dire tutti sarebbero obbligati a vendere parte del patrimonio per pagare il supplemento di tasse. Si rendono conto, gli sciagurati, il casino che verrebbe fuori con una collocazione rapida sul mercato di una cifra nettamente superiore a quella corrispondente ad un normale movimento di capitali?

A meno che non abbiano pronti, dietro le spalle, acquirenti stranieri, disposti a comperare a prezzi da Monte di Pietà, così come è successo per molte, celebri, proprietà industriali italiane. Non sto a scendere nei dettagli perché per i cittadini “normali” è sufficiente questa constatazione per vedere davanti a se il quadro perfetto del disastro. Ricordo solo agli sprovveduti che la storia insegna che in tutti gli Stati oppressi da tasse eccessive, è saltata l’economia e con il salto dell’economia è partita sempre una sanguinosa rivoluzione, specie nei paesi simbolo dei “sinistri”.

A conclusione delle conclusioni: tutti gli Stati dove possedere un capitale (al di fuori delle strette proprietà dello Stato) era considerato un reato, sono falliti senza alcuna eccezione. Evidentemente in Italia qualcuno oltre alla chiara incapacità di ragionare ha dimenticato la storia .

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11 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Possiamo star qui a disquisire all’infinito: lo stato e’ troppo costoso ed e’ la causa prima. Per vivere, l’effetto (ecco la mafia), chiede il pizzo ai soliti noti.

    Chi ha una attivita’ e’ tassato ed e’ il costo per la presunta PROTEZIONE!

    In questo meccanismo ecco che spuntano i vari santapasqua strapagatissimi. Possiamo chiamarli BOSS..?

    Quelli la’ sono i faccendieri che comandano assieme ai loro vari picciotti!

    Se non si disfa sto kax di KALZINO andra’ avanti cosi’ all’INFINITO, con o senza belli o brutti articoli!

    Amen

    PS:

    ormai dobbiamo mettere le nostre risorse sotto EL PAJON se vogliamo ammazzare i molti parassiti..

  2. Mauro Cella says:

    Lo scorso anno il Ministro delle Finanze di Singapore, Tharman Shanmugaratnam, venne intervistato riguardo all decisione di ridurre la tassazione (già bassa) per le imprese che hanno domicilio fiscale nella ex città-fortezza. La sua risposta “L’unico modo per scoraggiare l’evasione fiscale è renderla economicamente sconveniente. Se chi gestisce un’impresa si accorge che costa di meno pagare le tasse che trovare modi per evaderle, pagherà molto più volentieri. Così facendo si riducono anche i costi per lo Stato: combattere l’evasione fiscale in modo tradizionale è molto oneroso e richiede ingenti risorse umane ed economiche. In questo abbiamo imparato molto dall’esperienza europea”.
    Chiamalo scemo…

    Purtroppo, nonostante “l’esperienza europea” citata dal Ministro Shanmugaratnam, qui sembra che pochissimi abbiano imparato alcunché, anzi.
    Proprio oggi il “nostro” quotidiano locale ha lanciato un durissimo attacco contro Amazon Europe, società “rea” di elusione fiscale ai loro occhi. A nulla vale il fatto che mille e mille volte è stato ripetuto che in base alle leggi ed ai regolamenti UE attualmenti vigenti è tutto legale al 100% e le stesse commissioni UE hanno ribadito che i paesi membri non possono avere una “fetta” del fatturato di questa società, dal momento che andrebbe contro le normative vigenti in fatto di imposizione fiscale e libero movimento di beni e servizi.
    Il quotidiano tenta di “aizzare” chi paga le tasse in Italia contro chi ne paga molte meno applicando le leggi vigenti. Se domani appare notizia che un’altra azienda si è trasferita in Svizzera o in Austria…

    • lombardi-cerri says:

      Aumentare le tasse è la cosa più semplice di questo.
      Non richiede cultura nè intelligenza.
      Qualsiasi beota è ingrado di dire :da domani si alzi l’IVA di un punto”
      Ridurre le spese, invece, richiede cultura, preparazione ed esperienza.

  3. luigi bandiera says:

    LORO CI ELUDONO E CI ILLUDONO.

    CHE GHE MORA TUTE E GAINE… a sti mantegnesti…

  4. Roberto Porcù says:

    “… tutti gli Stati dove possedere un capitale (al di fuori delle strette proprietà dello Stato) era considerato un reato, sono falliti senza alcuna eccezione …”
    L’eccezione è l’Italia che con la sua economia mista ha potuto scialaquare e rubare con le imprese pubbliche a guida politica ed aggiustare i bilanci con il reddito della parte produttiva (imprese, imprenditori e dipendenti) del Paese.
    A forza di spremere, questa viene meno e l’econimia mondiale “vede”.

  5. Gian says:

    articolo eccellente, condivido in toto!

  6. lory says:

    qui siamo arrivati al punto che i risparmi bisogna tenerli a casa, perchè probabilmente qui fra non molto andranno a prendersi i nostri soldi in banca e in posta, ma la gente è infinocchiata dalla RAI dal Corrierone ,dal Sole 24 ore e porcherie varie, qui se non ci svegliamo siamo perduti.

  7. Cris6 says:

    50milioni di italiani, 30 milioni di caffeì al giorno?
    2milioni di scontrini non fatti? 1milione di “tasse” evase… al giorno.

    pagare tutto con cartadicredito :
    tutto quello che spendi (registrato) in cibo vestiti etc è registrato, tolto dai soldi presi lavorando, e solo quel che resta fatelo diventare il reddito che è tassato.
    all inizio tutti a spendere per non pagar tasse, ma poi con le case ‘piene di roba’ , ci si stabilizzerà e via …

    • Mixtli says:

      C’è ricchezza e ricchezza, da tassare. e modo e modo di tassare.
      A mio modesto parere: andrebbe tassata la ricchezza improduttiva, ovvero i soldi usati per… creare i soldi. Cioè, semplicemente, le rendite finanziarie.
      Al contrario – e almeno per i prossimi 10 anni – dovremmo aumentare le tasse sulle rendite finanziarie e abbassarle sugli utili reinvestiti, ovvero sui soldi guadagnati e rimessi subito in circolo sotto forma di innovazione tecnologica e produttiva.
      Secondo: le tasse sulla ricchezza andrebbero applicate one-shot, ovvero una sola volta, al momento dell’acquisto del bene.
      Pensiamo alle auto: nessuno può comprare un’auto in nero, perché la possibilità di utilizzarla deriva da un documento (conformità) tracciato, indispensabile
      alla sua immatricolazione.
      Dal momento dell’acquisto e del conseguente pagamento delle tasse, però, fine: niente bollo e niente passaggi di proprietà. con conseguente risparmio dello Stato per tutto il baraccone dedicato alla riscossione (e al controllo) del bollo auto.

      Perché – ricordiamocelo – le tasse hanno un costo occulto: per lo Stato, che deve imporle e incassarle; e per il cittadino, che deve andare impiegare tempo ed energie per pagarle.

      • Luca says:

        Guarda che le “rendite finanziarie” altro non sono che soldi che vanno a finanziare investimenti reali. Non si creano soldi dai soldi. Semplicemente si prestano soldi alle aziende, e in cambio si riceve un compenso. Tassare ulteriormente questo meccanismo significa aggravare la stretta creditizia ai settori produttivi dell’economia. Senza contare che se il rendimento cala gli investitori si spostano su titoli più rischiosi ma più redditizzi per compensare…

    • Stefano Gamberoni says:

      @Cris6
      Condivido in pieno l’articolo e vorrei solo ribadire che non sono certo i caffè non fatturati il problema. Il tuo commento alimenta solo lo stereotipo uno stereotipo. E poi fai i conti giusti:
      1milione è il fatturato, non la base imponibile! Per un esercizio è imponibile l’utile, ovvero fatturato meno costi. Mettiamo forse, ad essere ottimisti, solo il 30% sull’articolo “caffè”: 300.000 eur. E quanto sono le imposte dirette su questo utile? Diciamo il 30% = 90.000 eur. Eccole le tasse evase. solo NOVANTAMILA euro.

      Rileggiti l’articolo e considera quanto è odioso il torchiare i piccoli esercizi, purtroppo col supporto di certi stereotipi ancora troppo diffusi del “bottegaio borghese e ladro”.

      Se poi la soluzione è la carta di credito, lo dica il mercato. Invece che vietare il contante (che non ha costi per chi lo spende) si imponga alle banche di annullare i costi della moneta elettronica. Quando sarà competitiva col contante, saranno gli stessi negozianti/clienti a decidere liberamente di usarla.

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