Tasse e crisi, il Nord si suicida. In sei mesi 121 morti

di STEFANIA PIAZZOitalia morta

Non conti più niente…. Niente è più come prima… Una volta che esci dal mercato del lavoro, non rientri più… Ti fanno solo contratti di 6 mesi fino a 36 mesi e senza dovere poi di assumere… Aprono grandi catene e fanno contratti a termine e poi ti sputano come un calzino… Se hai troppa professionalità costi troppo… Se chiudi, l’Agenzia delle entrate ti fa pagare le tasse sul reddito 0 dell’anno prima… Gli Studi di settore decidono che dovevi guadagnare 100 e pagare le tasse per il reddito presunto.

L’Italia della crisi è questa. Un terreno di croci e di morte civile. E’ il liberismo? E’ il libero mercato? No, è la legge del più forte che specula. E tra questi c’è lo Stato.

Nei primi sei mesi del 2015 sono già 121 le persone, in buona parte nel Triveneto, che si sono tolte la vita per motivazioni economiche. Il dato, che arriva dal rilevamento del Link Campus University di Roma, è il più tragico dal 2012, anno in cui l’Università ha istituito l’Osservatorio “Suicidi per crisi economica”. Ma l’ultimo aggiornamento semestrale non dà spazio a speranze. Siamo a circa il doppio dei suicidi rispetto a 3 anni fa, escalation delle tragedie soprattutto nel Mezzogiorno e nel Nord-Est, aumento dei casi tra gli imprenditori, abbassamento dell’età media, crescita dei tentati suicidi di quasi il 50% rispetto al stesso periodo 2014. Salgono così complessivamente a 560 i suicidi (e 320 i tentati suicidi) registrati in Italia per motivazioni economiche dall’inizio del 2012 a giugno del 2015, spiega il rapporto.

In prima fila tra le vittime gli imprenditori: 53 suicidi (nel semestre 2014 erano 46). Quarantatré i casi tra i disoccupati, cifra triplicata rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, 19 tra i dipendenti, mentre 3 sono i pensionati. Il quadro di morte è dunque ben assortito.

Vediamo ora gli anno. La morte sconta 10 anni. Cresce il segmento 35-44enni che rappresenta il 28,9% dei casi (era al 21,7%), mentre i 45-54enni scendono al 26,4%. Insomma, si arriva prima a mordere la fame e la disperazione.

Anche tra gli under 35 il fenomeno cresce, con il 12,4% dei casi che equivale, in termini di incidenza, a quasi il doppio rispetto al 2012.

Ma ecco la distribuzione geografica. Sud e Triveneto. Rispettivamente con 37 casi (erano 27 lo scorso anno) e 35 casi (contro i 26 del 2014). Calano di poco gli episodi al Centro (22 contro 23) e in maniera più significativa al Nord-Ovest (20 contro 26) mentre sono quasi dimezzati i casi nelle Isole (7).

Ma nel leggere più nel dettaglio, scopriamo che il numero più elevato di vittime tra imprenditori e titolari d’azienda si riscontra nel Nord-Est con 83 casi (a seguire il Nord-Ovest, 53), mentre nelle regioni meridionali prevale il numero di vittime tra i disoccupati, con 61 casi (segue il Centro con 50).

Ecco quindi quanto sottolinea il rapporto: dal 2012 a oggi, il maggior numero di suicidi legati alla difficile situazione economica si registra soprattutto nel Nord-Est (146); a seguire il Sud (126), il Centro (120), il Nord-Ovest (108) e le Isole (59).

Il tornado della crisi colpisce più di tutti il Veneto. Tra tutte le regioni, da sola rappresenta in questo primo semestre il 23,1% del totale dei casi (lo scorso anno era al 14,8%), seguita dalla Campania, che supera la Lombardia e raggiunge un’incidenza del 15,7% (4,4 punti in più rispetto al 2014). Veneto e Campania assieme fanno oggi registrare quasi 4 fatti di cronaca su 10.

Poi ci sono i tentati suicidi: 71 casi da gennaio a giugno  tra cui 51 uomini e 20 donne (quadruplicate rispetto all’anno precedente). Il dato segna un 48% in più rispetto al primo semestre 2014, quando i casi furono 48. Salgono così complessivamente a 320 i tentati suicidi riconducibili a motivazioni economiche registrati dall’inizio del 2012 a giugno del 2015. Nei primi sei mesi di quest’anno sono 37 i disoccupati che hanno tentato di togliersi la vita per ragioni economiche, mentre 16 sono gli imprenditori e 15 i dipendenti (3 i pensionati).

Conclusioni? Le tiri chi fa politica e chi ha il dovere di accogliere e aiutare i cittadini. Chi destina le case o le caserme a chi non ha alloggio. Chi distribuisce vestiti e cibo e sigarette. E wifi. Perché connettersi col mondo è importante, prima di passare dall’altra parte.

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Giusto articolo,
    adesso che ci tassano anche l’ARIA aumenteranno i morti o diminuiranno..?
    Beh, se governano per il bene del paese dovrebbero diminuire… o no?
    Anche l’aria fresca o calda ci tassano: ma QUELLI LA’ come e cosa pensano mo prima e durante il sonno..?
    Vogliono i cittadini tutti contenti e felici o MORTI..? Magari dal caldo se non ci pensa la disperazione..!
    Vien da piangere a pensare a certe decisioni di governo: “per il bene del paese”.
    Buon caldo

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