Le pompe funebri fiscali dello Stato italiano, col tricolore

funebridi DISCANTABAUCHI

Ogni mese l’Istat ci offre un spaccato cimiteriale del nostro destino. Oggi non muori solo perché fai un colpo, ma perché ti spari dopo non aver più di che pagare le tasse. Le pompe funebri sono in mano all’Erario, alla spesa pubblica, un’associazione a delinquere, altro che infermiere angeli del male che anticipano la salita al Creatore dei malati più deboli. Ci pensa lo Stato. E vediamo quindi che dicono le ultime cifre, un po’ macchinose. Sale la pressione fiscale nel II trimestre: secondo i dati Istat è stata pari nel secondo trimestre al 43,2%, superiore di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel secondo trimestre 2014, le uscite totali sono aumentate, in termini tendenziali, dello 0,5%; la loro incidenza rispetto al Pil è del 49,3% (48,9% nel corrispondente trimestre dell’anno precedente). Le uscite correnti sono aumentate dello 0,4% (+0,3% al netto della spesa per interessi), mentre quelle in conto capitale sono aumentate dell’1,6%. Nei primi due trimestri del 2014 le uscite totali sono risultate pari al 49,0% del Pil (49,4% nel corrispondente periodo del 2013). Le entrate totali sono diminuite, in termini tendenziali, dello 0,3% nel secondo trimestre del 2014; la loro incidenza sul Pil è stata del 48,2%, invariata rispetto al corrispondente trimestre del 2013. Nei primi due trimestri del 2014, le entrate totali sono diminuite dell’1,1% in termini tendenziali, con un’incidenza sul Pil del 45,2% (45,8% nel corrispondente periodo del 2013).

Tradotto: tracollo delle entrate, il Paese è morto. Tasse in salita. Avanti così, che la ripresa del carro verso il camposanto è assicurata: in sorpasso.

Crolla poi inevitabilmente il potere d’acquisto: nel secondo trimestre del 2014, infatti, il reddito disponibile delle famiglie  è diminuito dell’1,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2013.  Tenuto conto dell’andamento dei prezzi, e del fatto che siamo passati alla deflazione e alla recessione piena, il potere di acquisto è diminuito dell’1,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% rispetto al secondo trimestre del 2013. 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment