Franceschini, il genio della tassa su telefonini e chiavette

di CRISTINA MALAGUTItelefonini

Avete presente il canone Rai, quell’odiosa imposta che tutti dovremmo pagare per il solo fatto di possedere un televisore o un qualsiasi supporto (compreso il monitor del pc) che possa trasmettere immagini video, anche se poi con questo non necessariamente si guardano i canali della tv di Stato?

Ecco, seguendo la stessa filosofia – per usare un eufemismo – il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, con un blitz durante la partita dei mondiali che vedeva gli italiani tutti incollati al televisore per vedere la disfatta Italia-Costa Rica, è riuscito a far passare una cosa che si chiama equo compenso sui diritti d’autore: ovvero come ti tasso il solo possesso di una chiavetta usb storage, anche se questa la usi per caricare le tue foto del mare.

Sì, perché su quel “device” (dispositivo, ma ormai è d’obbligo la versione inglese) si può caricare musica, tanta musica, che è protetta dai diritti d’autore. La chiavetta usb tanto per citare un esempio, perché qualsiasi supporto dove si possa caricare musica è soggetto all’equo compenso. Equo… si fa per dire. In realtà, quello che dovrebbe essere un balzello a carico dei produttori, almeno nelle intenzioni e false promesse del ministro, finisce dritto dritto sulle spalle del consumatore finale.

Nessuna possibilità di evadere: compri, paghi, e se l’usb storage (compreso lo smartphone) lo usi per archiviare le tue fatture o le foto del tuo cane  al ministro poco importa. Ciò che importa è che la tassa finisca nelle casse della Siae senza alcuna possibilità d’appello. Quello che poi la Società italiana per i diritti d’autore fa con quei soldi allo Stato poco importa, la coscienza è salva. In realtà il ricavato dovrebbe essere distribuito equamente agli autori, ma dato che la Siae, intermediaria di Stato, agisce in un regime di monopolio legalizzato, il principio di equità, come dire, va un po’ a farsi friggere. Tanto è la Siae stessa che decide incontrastata. Insomma, cornuti e mazziati dal ministro in un tardo pomeriggio d’estate. E il cittadino paga… Non si lamenti poi l’amico Gino Paoli se sulle chiavette degli italiani finiscono tracce mp3 delle sue canzoni piratate dal web. Peccato solo che Franceschini non scriva canzoni, ma tanto lui il suo diritto d’autore se le preso a forza col decreto. Scaricate gente, scaricate.

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2 Comments

  1. gelato al limone says:

    SISI io pago la tassa sul pantalone, mi spiego: grazie al franceschino che fece passare notte/tempo
    questa odiosa tassa sulle braghe, o meglio, 5 centesimi di euro se il pantalone in questione e’ jeans
    18 centesimi di euro se lino misto lana o seta qualsivoglia, 39 centesimi di euro su altri tessuti praticamente non citati nel formulario. Dico e penso: E’ ingiusto ! Cambiamo questo modo di intendere volere. Votiamo alle prossime ADOLFO ROPPEN candidato ed unico rappresentante del partito BOrghese REAZIONARIO. Ricordate: il 28 non mancate !

  2. cutthroat says:

    Dubito che ci siano dei masochisti disposti a tenersi le lagne di ginopaoli in tasca, piratate o meno.

    Detto questo, va da sè che chiunque abbia acquistato un chiavetta, un CD vergine, un HD, un lettore MP3 o qualsiasi altra diavoleria “atta o adattabile” a conservare musica DEVE sentirsi autorizzato a scaricarla illegalmente.
    Perchè? Semplice.
    Al momento dell’acquisto ha GIÀ pagato una tassa sul diritto d’autore, è GIÀ stato trattato come un pirata informatico, quindi ha saldato il suo debito con la legge in anticipo, ancor prima di infrangerla; quindi adesso è LUI A CREDITO con lo stato e può e deve esigere il suo credito in forma di pirateria (ossia il reato per cui è stato punito in anticipo).

    Oppure comprare i supporti all’estero, su amazon o ebay, spendendo meno ed evitando il balzello idiota.
    Non è vietato (per ora).

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