TASSA DI SOGGIORNO: COLPO MORTALE PER L’INDUSTRIA TURISTICA

di ERNESTO CERNEAZ

Più lo si legge e più vengono a galla novità inquietanti. Stiamo parlando del decreto sulle semplificazioni, che potrebbe attribuire a tutti i Comuni la possibilità di istituire l’imposta di soggiorno. Saranno i sindaci a decidere. Inoltre, il decreto dovrebbe trasformare gli albergatori in sostituti d’imposta per questo tributo.

La notizia è emersa al Bit, la fiera del turismo di Milano: “Siamo sbalorditi e senza parole – ha spiegato il presidente di Federalberghi-Confcommercio, Bernabò Bocca – Da un lato si parla di raddoppiare il Pil del turismo dal 10 al 18%, contestualmente si dà la possibilità a tutti i Comuni di applicare la tassa di soggiorno e trasformando gli alberghi in sostituti d’imposta, dunque responsabili nei confronti dell’erario. Non credo che questo sia un gesto propedeutico allo sviluppo del settore e all’ambizione di voler raddoppiare il Pil: certo non lo si raddoppia mettendo ulteriori tasse”.

Per Bocca, inoltre, non è vero che la tassa di soggiorno la paga il turista: un conto è introdurre una tassa da 1 euro, ma poiché i primi esempi di tassa introdotta in alcune città sono di 8 euro, gli alberghi, per non uscire dal mercato, sono costretti a includere la tassa nel prezzo di vendita e quindi ad assumersi questo onere.

Per presidente di Federturismo-Confindustria, Renzo Iorio, membro del consiglio direttivo di Aica, l’Associazione italiana catene alberghiere, questa tassa di soggiorno, così come concepita, è iniqua: “Abbiamo proposto una sorta di city tax spalmata su tutte le imprese del turismo e abbiamo calcolato che lo stesso gettito si otterrebbe con l’1,1% di aliquota. Oggi, a Roma, la tassa di soggiorno incide sul 6-8% del prezzo di una camera d’albergo”.

Per Federturismo la tassa di soggiorno “è una tassa iniqua”, alla quale non si può che essere contrari. Come al solito, si scatena la guerra del tutti contro tutti. La conferma arriva dalle parole dello stesso Iorio: “Se questi soldi servono, bisogna avere il coraggio di dire che devono pagarla tutte le imprese del turismo: dai ristoranti, ai musei, agli ostelli, ai bar; se si vuole lasciare la tassa di soggiorno serve una normativa chiara sul fatto che il gettito vada a salvaguardia territori e non a coprire buchi bilancio”.

Tursimo in subbuglio insomma, nonostante il settore sia in una fase critica. Per Confcommercio, inoltre, esiste anche “l’effetto negativo sul turismo dell’applicazione anche ai turisti stranieri del limite di 1.000 euro per pagamenti in contanti, decisione che non ha uguali in tutta Europa”.

Decisamente contraria anche Asshotel-Confesercenti, che per bocca del suo presidente Filippo Donati sottolinea che “questa tassa non si danneggiano soltanto le imprese, ma la competitività dell’intero sistema turistico”.

Per tutti gli operatori del settore questo è il momento peggiore per il turismo italiano e la tassa di soggiorno “rischia di dare il colpo di grazia”. Stessa lamentale, infine, arriva da Lino Stoppani, presidente della Fipe, la federazione che rappresenta 290 mila pubblici esercizi: “E’ una tassa sbagliata nel principio, oltre che nei fatti, perché alimenta l’inflazione e allontana i turisti”.

 

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One Comment

  1. omega says:

    La tassa di soggiorno la si applica un po’ ovunque in Europa e non solo.
    Quindi ok anche da noi, purchè sia una tassa davvero federalista e che sia davvero utilizzata (occorre trasparenza) dai comuni per promuovere il turismo e non semplicemente per far cassa. Inoltre dev’essere ragionevole come in altre città europee. Tutto giusto purchè non sia vero (e temo lo sia) quanto leggo nell’articolo , e cioè che in alcuni comuni si farebbe pagare una tassa fino a 8 euro.

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