Task force canili lager, che fine ha fatto? Interrogazione a ministro Salute

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Con atto ispettivo n. 3-02545 (in Commissione) pubblicato il 3 febbraio 2016, nella seduta n. 570, alcuni parlamentari (TAVERNA , AIROLA , BUCCARELLA , CAPPELLETTI , DONNO , MONTEVECCHI , MORONESE , MORRA , PAGLINI , PUGLIA , SANTANGELO) hanno interrogato il  ministro della Salute sul destino della task force contro i canili lager e per il benessere animale. Ecco il testo che integralmente riproduciamo di seguito.

Premesso che:

la legge 14 agosto 1991, n. 281, recante “Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”, ha introdotto nel nostro ordinamento i principi generali in materia di tutela degli animali di affezione e di prevenzione del randagismo;

a distanza di molti anni dall’entrata in vigore, lo spirito della legge è ancora oggi disatteso in numerose regioni: carente è la costruzione di canili sanitari da parte delle amministrazioni locali e la detenzione dei randagi è diventata un vero e proprio business;

negli ultimi anni, il randagismo fuori controllo è in aumento esponenziale, con aggravamento dei costi per i contribuenti, a causa delle mancate sterilizzazioni degli animali vaganti;

il nostro Paese ha ratificato, con la legge 4 novembre 2010, n. 201, la Convenzione di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia del 13 novembre 1987;

nel 2010, il Ministero della salute ha istituito la task force per la “Tutela degli animali d’affezione, la lotta al randagismo e ai maltrattamenti e ai canili-lager “;

quest’ultima avrebbe dovuto rappresentare una modalità organizzativa innovativa di raccordo con le istituzioni ed il territorio per incidere in maniera concreta e attiva sul fenomeno del randagismo e sui maltrattamenti animali;

i compiti della task force vanno dai sopralluoghi ispettivi al monitoraggio e gestione delle segnalazioni di maltrattamento animale ed altro;

considerato che:

oggi, a distanza di 5 anni dall’istituzione della task force, il randagismo è divenuto una vera e propria emergenza, in particolare nel Sud Italia sono stimati in circa 700.000 i cani randagi presenti sul territorio e 750.000 sono i cani in attesa di adozione costretti a vivere in canili;

negli anni, attorno al randagismo si è creato un vero e proprio giro di affari: nonostante la legge n. 281 del 1991 indichi nelle associazioni di protezione animali i soggetti prioritari cui concedere le convenzioni per la gestione dei canili, in tutta Italia sono sorte strutture esclusivamente private, nelle quali gli animali devono fare numero e rimanere il più a lungo possibile: i gestori dei canili percepiscono, infatti, un contributo che va da 2 a 7 euro al giorno per ogni cane, che, moltiplicato per il numero dei cani detenuti, rappresenta un’ingente cifra;

si tratta, tra l’altro, nella maggior parte dei casi, di strutture fatiscenti, dove i cani vivono ammassati in gabbie anguste e in condizioni igienico-sanitarie pessime;

considerato, inoltre, che:

la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità per il 2015), ha previsto un taglio per gli interventi in materia di animali di affezione e per la prevenzione del randagismo che si riducono da 325.000 euro per l’anno 2014 a 309.000 euro per il 2015 e 310.000 euro per il 2016;

la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), non prevede alcun incremento dello stanziamento per gli interventi in materia di animali di affezione e per la prevenzione del randagismo;

a parere degli interroganti, le risorse stanziate non sono sufficienti per garantire tutte le misure previste dalla legge n. 281, come, ad esempio, l’attuazione da parte dei Comuni di piani di controllo delle nascite, attraverso la sterilizzazione dei randagi, né per rendere effettivamente utile la task force. Inoltre, il degrado in cui versano i canili italiani e il grado di diffusione raggiunto dal randagismo in questi ultimi anni dimostrano che l’unità operativa non ha raggiunto gli obiettivi per i quali è stata istituita, in particolare dal 2013 in poi, anno fino al quale ha raggiunto importanti risultati. Non a caso, a parere degli interroganti, il sito del Ministero della salute riporta che le ultime relazioni sull’attività svolta dalla task forcerisalgono al 2012-2013;

il 12 gennaio 2015, il Ministro in indirizzo ha rilasciato questa dichiarazione in un’intervista a “la Repubblica”: “Smentisco assolutamente che la Task Force abbia interrotto la propria attività. Questa Unità Operativa ha supplito in una fase di emergenza alle carenze di alcune autorità locali, ma occorre in tempi rapidi uscire dalla fase di emergenza e promuovere le capacità delle autorità locali di affrontare e governare il problema”;

dalla data delle dichiarazioni, il fenomeno del randagismo si è, invece, ad avviso degli interroganti, ulteriormente aggravato, con il conseguente aumento di maltrattamenti, avvelenamenti, sofferenza per gli animali e di milioni di cittadini indignati,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se ritenga necessario che vengano resi pubblici gli obiettivi raggiunti e l’attività svolta dalla task force ;

se la task force, dall’anno 2013 ad oggi, abbia effettivamente esercitato un’azione di monitoraggio delle situazioni di criticità presenti sul territorio nazionale concernenti la gestione del fenomeno del randagismo e il maltrattamento degli animali;

se ritenga opportuno continuare a rendere operativa la struttura e con quali strumenti e obiettivi, o se invece, constatata la sua inadeguatezza, non ritenga necessario attivare altre misure maggiormente idonee a combattere il fenomeno del randagismo e ad assicurare la tutela degli animali, così da determinare, tra l’altro, un conseguente risparmio per i cittadini contribuenti.

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