Tagliare le tasse è di destra o di sinistra? Miglio e Thoreau

thoreau_disobbedienza_civiledi CHIARA BATTISTONI –      Qualche leader europeo di sinistra, come Zapatero, non mancò di sottolineare come ridurre le tasse fosse anche una questione di sinistra. In realtà, pensiamoci bene, se è vera l’equazione “meno tasse, meno Stato”, non si vede come il taglio sia un fatto di destra o di sinistra. È piuttosto il frutto di un diverso approccio allo Stato: da una parte chi vorrebbe lo Stato dappertutto, lo Stato chioccia, sempre presente, sempre pronto a farsi carico di noi e dei nostri problemi, lo Stato che sta oltre e sopra
l’individuo, dall’altra lo Stato leggero, in cui al centro c’è l’Uomo con tutta la sua autonomia e tutta la sua libertà, lo Stato che si limita ad
amministrare lo stretto necessario per consentire la convivenza e garantire la libertà del singolo.

Come vedete bene, proprio nulla di nuovo sotto questo cielo. Così, scartabellando in biblioteca, ecco spuntare un libello, solo 85 pagine, da leggere tutto d’un fiato, che riunisce sotto un unico titolo Disobbedienza Civile d ue saggi, il primo di Gianfranco Miglio, il secondo di Henry David Thoreau, datato 1849. Fu proprio Thoreau, (americano, nato nel Massachusetts nel 1817), col suo breve scritto Disobbedienza Civile a influenzare più tardi uomini come Gandhi e Martin Luther King.

 

A Thoreau, infatti, si deve la teorizzazione della resistenza passiva, del rifiuto dello Stato iniquo (che, all’epoca in cui visse, era lo Stato al Sud schiavista, al Nord impegnato a tollerare la schiavitù), delle tasse inique. Ascoltate come conclude il suo scritto: «Non vi sarà mai uno Stato veramente libero e illuminato, fino a quando lo Stato non giungerà a riconoscere l’individuo come una forza più alta e indipendente, dalla quale derivano tutto il suo potere e la sua autorità, e lo tratterà di conseguenza. Mi piace immaginare uno Stato che possa permettersi di essere giusto con tutti gli uomini e di trattare l’individuo con il rispetto che si ha per un vicino di casa; uno Stato, ancora, che non consideri in contrasto con la propria tranquillità il fatto che alcuni vivano in disparte, senza immischiarsi nei suoi
affari e senza lasciarsene sopraffare – individui che abbiano compiuto tutti i loro doveri di vicini e di esseri umani». (pag. 79)

Sullo Stato torna Gianfranco Miglio, il quale, riproponendo l’articolo 1 della Costituzione, ricorda che «dal punto di vista rigorosamente linguistico, democrazia vuol dire potere del popolo. “Potere” dunque e non “governo”. Perché una moltitudine non può governare, cioè prendere decisioni quotidiane, anche minute, e seguirne l ’ esecuzione, adottando poi tutte le misure conseguenti. I cittadini, che
compongono il popolo, per esercitare il loro potere (cioè la loro sovranità) devono quindi affidare il governo a una minoranza di delegati, o comunque a persone che i più considerano (e accettano) come rappresentativi dell’intera moltitudine». (pag. 9) Sono i cittadini che affidano la responsabilità di amministrare e sono i cittadini che, grazie al voto, possono revocare questo mandato: la chiave
di volta sta qui, nella possibilità, come ricordava Popper, di rovesciare i governi in modo incruento.

 

Quando i governanti perdono coscienza del mandato affidato loro, quando diventano un potere autoreferenziato, sostituendosi ai cittadini, allora è il momento di intervenire, di reagire. C’è di più: «…l’investitura politica, con il passare del tempo, è diventata soprattutto, e primariamente, “mandato a tassare”: cioè licenza che i cittadini (inconsapevoli) accordano ai governanti di manipolare i loro redditi, e dunque una ricchezza privata, la quale, se accumulata nel rispetto della legge, dovrebbe essere invece intangibile. È evidente infatti che su quanto una persona guadagna – vivendo in mezzo ai suoi concittadini, scambiando le sue prestazioni con loro e osservando le regole giuridiche del mercato – né i concittadini stessi né i detentori del potere possono vantare alcuna pretesa, fondata sul diritto naturale» (pag. 23).

 

Al diritto naturale Miglio fa riferimento per affrontare la tassazione sulla casa, con parole che tutti noi dovremmo tenere ben presenti: «… sto considerando esclusivamente gli immobili abitati (personalmente o con la famiglia) dai proprietari (non importa se prime o seconde case); e affermo che su tali beni il Fisco non deve pretendere nulla perché essi costituiscono, per così dire, un’estensione fisica e un completamento necessario alla persona che li possiede e li usa. In caso contrario tanto varrebbe sottoporre a imposta la salute o la bellezza di un cittadino» (pag. 29). E conclude: «Per queste ragioni è oggettivamente contrario ai diritti naturali dei cittadini, e dunque iniquo, tassare gli immobili che i cittadini medesimi abitano, prelevando dalle loro tasche un’imposta, giustificata come porzione di una ricchezza presunta, ma effettivamente mai goduta» (pag. 31).
DISOBBEDIENZA CIVILE di Gianfranco Miglio, Henry David Thoreau Arnoldo Mondadori Editore, 1993, pagg. 85

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