“Spendig Review”: ecco cosa prevede. E monta la polemica

di REDAZIONE

E’ stato varato il decreto sulla “Spending review” – tagli alla spesa pubblica – che sta sollevando un mare di polemiche tra tutte le forze politiche (Salvo l’UDC), impegnate a dire la loro su cosa non va bene. Lo stesso Giorgio Napolitano è stato invitato da qualche esponente politico a non firmare il decreto varato ieri dal governo di Mario Monti.

Ecco cosa prevede il decreto per sommi capi:

Bozza di 17 articoli, no al blocco delle tariffe – Sono 17 in tutto gli articoli della bozza, di cui l’Ansa è in possesso, in ingresso al Cdm sulla spending review. Salta l’articolo sul blocco delle tariffe che invece era presente nelle prime bozze circolate in questi giorni.
Aumento dell’Iva – L’aumento dell’Iva di due punti percentuali slitta al primo luglio 2013 ma il governo punta a sterilizzare l’aumento anche dopo il primo luglio 2013. Nel testo della bozza del decreto sono indicate altre misure, come la modifica degli sconti fiscali e il riordino/soppressione di strutture pubbliche, per consentire di eliminare l’aumento con la prossima legge di Stabilità.
Non c’è taglio delle province – Nell’ultima bozza in ingresso al Cdm non c’é il taglio del numero delle Province che invece compariva nei testi precedenti. Ma come già spiegato dall’esecutivo questa parte dovrebbe rientrare in un prossimo decreto in arrivo forse già ad agosto.
Salta il taglio 100 milioni agli armamenti – Salta il taglio di 100 milioni l’anno per il biennio 2013-2014 previsto inizialmente per gli armamenti. La misura infatti risulta cancellata nell’ultima bozza del dl sulla spending review. Viene poi cancellato anche il taglio di 10 milioni, nel 2012, del fondo per le vittime dell’uranio impoverito.
Taglio di 200 milioni per fondo Università – Previsto invece un taglio di 200 milioni di euro del fondo per il finanziamento ordinario delle Università. La sforbiciata sarà operativa a decorrere dal 2013.
200 mln per le scuole non statali – Duecento milioni di euro per le scuole e 10 milioni per le Università non statali. E’ anche previsto un incremento di 90 milioni di euro per il Fondo di intervento integrativo per la concessione dei prestiti d’onore e l’erogazione delle borse di studio da ripartire tra le regioni.
Niente stretta ai Cda delle utilities pubbliche – La stretta dei Cda non riguarda le società a totale partecipazione pubblica, diretta e indiretta, che erogano servizi in favore dei cittadini. In pratica non ci sarà alcuna stretta per le società come l’Enel o l’Acea.
Risparmi sui ministri senza portafoglio – Riduzione degli stanziamenti per le politiche dei singoli ministri senza portafoglio e sottosegretari, con un risparmio complessivo non inferiore a 20 milioni di euro per l’anno 2012 e di 40 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013. Lo prevede l’ultima bozza della spending review.
 Tagli a tv e radio locali – Spunta nell’ultima bozza della spending review il taglio ai contributi di radio e tv locali. I fondi sono ridotti di 30 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.
Libri scolastici gratuiti – Arriva per i libri scolastici gratuiti. La bozza del dl spending review, in entrata al Consiglio dei ministri, prevede lo stanziamento di 103 milioni di euro l’anno a partire dal 2013.
Tagli ai bidelli – Stretta anche sui bidelli delle scuole, a partire dal primo settembre del 2012 non vi saranno altre immissioni nel ruolo di collaboratore scolastico sinché il relativo personale a tempo indeterminato non sia ridotto al 50 % dell’organico. I posti non coperti con personale di ruolo saranno accantonati e i servizi di pulizia delle scuole che non potranno più essere assicurati con il personale interno saranno appaltati all’esterno, con convenzioni a cura della Consip.
Salvaguardia altri 55mila esodati – La bozza conferma l’aumento di 55.000 unità di lavoratori ‘esodati’ salvaguardati. Il testo indica quattro diverse categorie interessate, una delle quali rappresenta una ulteriore riapertura (fino ad un massimo di 1.600 lavoratori) rispetto ai lavoratori inseriti nel precedente decreto.
Via 295 uffici giudiziari – Un taglio di quasi 300 uffici giudiziari. E’ quello che prevede la bozza del ministro della Giustizia, Paola Severino, che ora è ancora all’esame del Consiglio dei ministri. Per l’esattezza sono 295 gli uffici destinati alla soppressione o all’accorpamento: 37 tribunali,38 procure e 220 sezioni distaccate. Il taglio dei tribunali che viene discusso dal Consiglio dei ministri non è parte integrante del dl sulla spending review, ma è contenuto nel decreto legislativo delegato messo a punto dal ministro Severino in attuazione delle delega conferita dalla legge di stabilità del 2011, varata dal governo Berlusconi.
Arriva la pagella per i dipendenti P.A. – Nella bozza del dl è prevista pure la “valutazione organizzativa e individuale dei dipendenti pubblici”. Si introduce così una sorta di “pagella” sull’attività dei singoli dipendenti pubblici estendendo a tutti i lavoratori pubblici le norme ora previste solo per pochi settori. “Nelle more dei rinnovi contrattuali”, si legge nella bozza, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, “previo parere della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, sono individuati i criteri per la valutazione organizzativa e individuale dei dipendenti pubblici, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 18 del decreto legislativo 29 ottobre 2009, n. 150. I criteri stabiliti con il predetto decreto non si applicano alle amministrazioni che sono già dotate di strumenti per la valutazione organizzativa ed individuale dei dipendenti”.
No uffici chiusi a ferragosto e Natale – Non c’è più nell’ultima bozza la norma che imponeva la chiusura degli uffici pubblici nella settimana di Ferragosto e in quella a cavallo tra Natale e Capodanno.
Ministero Salute: nessun ospedale chiuderà – A proposito dei tagli alla sanità arriva la precisazione del ministero della Salute che, attraverso una nota, ha affermato che nessun ospedale dovrà chiudere: “In relazione a notizie di stampa che riportano liste di ospedali da chiudere – si legge – il ministero della Salute precisa che non esistono liste di ospedali da chiudere, né nessuno le sta predisponendo”. Quindi non ci sarebbe più l’intervento previsto dalle bozze circolate nei giorni scorsi che ipotizzava la chiusura per decreto delle strutture ospedaliere con meno di 80 posti letto.
I tagli identificati dai diversi ministeri sono tantissimi – Ci saranno accorpamenti di 28-36 tribunali, meno spese per le università, abbattimento dell’aggio riconosciuto ad Equitalia e del compenso per i Caf, dimezzamento delle auto blu. Molti gli interventi che peseranno sui “travet”, ma anche sui dirigenti pubblici. Non ci sono solo tagli numerici del 10% del personale e del 20% dei dirigenti. Si “stringono gli uffici anche negli spazi, viene fissato un tetto a 7 euro per i buoni pasto, si incide sulle ferie che se non godute non verranno pagate. Si tagliano i permessi sindacali e anche le comunicazioni ai sindacati.
Uno dei nodi riguarda la sanità – Gli interventi sul settore sanitario varrebbero 5 miliardi in tre anni: 1 nel 2012 e 2 in ciascuno degli anni successivi. Si incide sulla spesa farmaceutica e anche sui posti letto. “Nessuna chiusura automatica di ospedali verrà imposta da Roma”, dice il ministro della Sanità Renato Balduzzi. Ma certo il cerino passa nelle mani delle Regioni che dovranno garantire i risparmi. Ma il varo da parte del Cdm sarà solo il primo passo. Sindacati, associazioni e partiti sono alla finestra. Tutti favorevoli ai tagli, ma anche contrari ad una ulteriore stretta sul fronte sociale che potrebbe pesare sui cittadini. L’esame parlamentare rischia di diventare rovente. E non solo perché l’iter impegnerà le due Camere anche ad agosto.
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2 Comments

  1. oppio 49 says:

    aspettiamo a vedere il testo definitivo ma così d’acchito mi sembra che la cura dimagrante sia soprattutto a spese degli enti locali ed in primo luogo delle regioni. questa della riduzione delle spese nella sanità, così come è fatta mi sembra fatta male. non era più semplice fissare il principio che TUTTE le regioni, in due anni per non essere precipitosi, si dovessero adeguare ai parametri, sia di costo che di servizio, della regione lombardia? poi sarebbero stati cavoli delle regioni trovare il modo. certo un taglio lineare mantiene i privilegi ed il livello di spreco precedente. aria fritta insomma.

  2. Mauro Cella says:

    Sono francamente perplesso.
    Per mesi e mesi la grande e piccola stampa (con poche coraggiose e lodevoli eccezioni) ci ha quotidianamente martellato riguardo l’abilità di questo governo. Alla stampa si sono aggiunti anche un pò troppi cittadini che, forse complice l’ingenuità, hanno sostenuto il Governo Monti pensando che avrebbe “salvato l’Italia”.
    Negli scorsi giorni sono arrivati i primi risultati: entrate fiscali in calo e rapporto PIL/indebitamento in crescita. Alla faccia dei blocchi stradali per scovare gli evasori.
    Questa settimana sono arrivati altri risultati: il geniale piano Monti-Rajoy-Hollande (diamo credito a tutti coloro che lo meritano), approvato dal governo Merkel, non è riuscito a contenere l’aumento dello spread dei titoli di Stato italiani e spagnoli. Significa che gli investitori, specialmente quelli asiatici su cui la UE non ha alcun controllo, non si fidano di noi. E hanno ragione.
    Dulcis in fundo è arrivato il taglio sui tassi di sconto deciso da Mario Draghi, altro economista di scuola italiana. Non ha fatto nulla se non fare ulteriormente piangere i risparmatori.
    Se io me lo aspettavo (ai tempi del “colpo di Stato” avevo previsto che le uniche preoccupazioni di Monti sarebbero state il pagamento degli interessi sui titoli di Stato e un’azione di retroguardia per ritardare e contenere gli inevitabili tagli sulla spesa sociale) troppa gente continua ad avere fiducia nel governo tecnico nonostante le critiche feroci che gli piovono addosso da ogni dove (dal M5S fino alla stampa estera specializzata) e la realtà dei fatti.
    La macchina della propaganda, istigata dal Quirinale, ha sortito il suo effetto.
    Vediamo se dopo questo ennesimo capolavoro la gente aprirà gli occhi.

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