ITALIA-SVIZZERA: NESSUN ACCORDO SU TASSE E CAPITALI

di REDAZIONE

L’ultimo confronto tra Italia e Svizzera, per raggiungere un intesa sulla tassazione dei capitali italiani depositati nella confederazione elvetica, si e’ tenuto a Davos. Il dossier, che riguarda anche altri cinque punti – dalla tassazione di Campione d’Italia a quella dei lavoratori trasfrontalieri – non ha pero’ fatto passi in avanti. Con il parlamento sciolto, a pochi giorni dalle elezioni – ha detto il premier Mario Monti ai propri interlocutori – il governo deve limitarsi alla gestione ordinaria. Di certo, anche se il confronto e’ avviato da piu’ di un anno, la possibile intesa per la tassazione dei capitali italiani in Svizzera non e’ ancora dietro l’angolo.

Incerto e’ anche il gettito che potrebbe dare quello che alcuni anno definito ”Piano Rubik”, dal cubo rompicapo. Prevedrebbe, in base alle intese gia’ raggiunte tra la Svizzera e la Germania, l’Austria e la Gran Bretagna, un prelievo consistente sui depositi delle ultime annualita’ e poi una tassazione dei proventi per gli anni successivi. Difficile, in assenza di parametri, stimare il possibile gettito. Berlusconi ha parlato di 25-30 miliardi ma l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che aveva avviato la trattativa e che con la Svizzera non e’ mai stato tenero, ha ipotizzato incassi reali attorno ai 2,5 miliardi. Tutto dipende dall’incertezza esistente sia sull’entita’ dei capitali ‘esportati’, sia sulle modalita’ di tassazione che saranno scelte.

Nelle banche svizzere, secondo alcune stime, dovrebbero esserci da un minimo di 120 miliardi ad un massimo di 200 miliardi depositati. Su questo andra’ fatto il prelievo. L’Italia nel passato, con lo scudo fiscale, aveva applicato un’aliquota del 5% e poi del 6%, garantendo anche l’anonimato. Di diverso impatto invece la scelta fatta dalla Germania (con un prelievo compreso tra il 19 e il 34% sul passato) che pero’ e’ stato bocciato dalla Camera e che prevedeva un prelievo del 26,375% sui guadagni degli anni successivi. Ancora piu’ incisivo invece il prelievo previsto dalle intese con Regno Unito (tra il 21 e il 41%) e dall’Austria (con aliquote tra il 15 e il 38%) per quanto riguarda la tassazione dei fondi depositati nel passato. Un ‘balzello’ che diventa invece solo sui capital gain sugli anni successivi: in Austria del 25-35% mentre nel Regno Unito varia dal 48% sugli interessi al 40% sui dividenti fino al 28% degli altri redditi da capitale.

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