SVIZZERA: UDC ALL’ATTACCO SU IMMIGRAZIONE E SCHENGEN

di SALVATORE ANTONACI

Presto gli svizzeri potrebbero tornare a pronunciarsi sulla materia scottante del rimpatrio forzato degli stranieri riconosciuti colpevoli di reati penali. Nel novembre 2010 il quesito referendario proposto dall’ UDC, il partito nazional-conservatore elvetico oltreché il più suffragato a livello elettorale da più di un decennio, venne approvato da una  chiara anche se non plebiscitaria maggioranza di consensi (53% a favore contro il 47 di contrari). Un progetto di legge giace ancora in Parlamento e non verrà preso in esame prima dell’anno venturo.

Per mantenere alta la pressione sui legislatori e per accelerare i tempi dell’iter normativo, Toni Brunner, leader della formazione di cui sopra ha annunciato l’inizio della raccolta di firme finalizzate ad una nuova consultazione sul medesimo argomento anche se, ovviamente, non perfettamente coincidente con la precedente. Ma altre iniziative importanti messe in atto dai “centristi” seguiranno a breve: la richiesta di elezione diretta (e non più assembleare come attualmente) del Consiglio Federale, l’organo esecutivo della Confederazione e quella per la revoca dell’adesione svizzera al Trattato di Schengen che consente la libera circolazione di persone all’interno dei confini europei.

Sfide di non poco conto, come si vede, che potrebbero andare ad intercettare il malessere crescente  non solamente nei confronti dell’immigrazione clandestina, islamica in primis, ma anche verso il fenomeno recente dei transfrontalieri francesi ed italiani. La posta politica in gioco è chiara: l’UDC cerca di uscire dall’angolo dopo il risultato non brillantissimo delle ultime elezioni nazionali e di quelle locali dei mesi scorsi  che hanno segnato un evidente arretramento a tutto beneficio del neonato scissionista BDP (partito borghese democratico) capeggiato dall’attuale Presidente svizzero Eveline Widmer Schlumpf e dei movimenti populisti localisti comela Lega dei Ticinesi ed il Mouvement Citoyens Genevois. Indubbiamente l’isolazionismo, da sempre una delle principali tendenze della politica rossocrociata, potrebbe conoscere un rilancio a distanza di diversi anni dalla storica bocciatura del voto sull’ingresso nell’UE. Da allora la tentazione di allentare la tradizionale diffidenza montanara verso il colosso continentale ha guadagnato spazio ed accentuato certe differenze territoriali (il cosiddetto roestigraben) da sempre presenti fra i vari cantoni ed alle volte all’interno dei singoli cantoni.

Ma l’acuirsi della crisi europea che appare sempre più fuori controllo degli apprendisti stregoni di Bruxelles sta invertendo questa inerzia.  Prova ne è che il recente barometro sul gradimento locale delle istituzioni comunitarie segna tempesta ed il mito dell’isola felice in mezzo alla desolazione burocratica ricomincia prepotentemente a farsi strada.

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One Comment

  1. Roberto Porcù says:

    Se uno svizzero bramasse per entrare in Eurolandia, sappia che è ben accetto, noi due ci scambiamo il passaporto, per l’Italia e la Confederazione penso cambi poco che sempre uno è il Cittadino da tassare.
    Chi segue il sito è pregato di non rompere le balle, l’idea dello scambio di cittadinanza con uno svizzero è mia.
    Certo, se ve ne fosse più di uno, … mettetevi in fila.

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