Svizzera e referendum: l’idea di limitare i salari massimi dei dirigenti

di ROBERTO GORINI

Il 24 novembre la Svizzera è chiamata a votare su una iniziativa popolare che mira a limitare a dodici volte la differenza tra il salario minimo e il salario massimo in una stessa azienda. L’iniziativa si chiama “1:12 – Per salari equi”, ed è promossa dai giovani socialisti svizzeri. Da un punto di vista ideologico, potremmo discutere se sia giusto o meno che uno Stato debba imporre un salario di qualsiasi tipo, sia esso minimo che massimo. Ma da un punto di vista  economico, in questa proposta ci sono talmente tanti errori che vale la pena elencarli.

I giovani socialisti sostengono che questa limitazione favorirebbe una redistribuzione dei salari “verso il basso”. Per quale astruso motivo questo non ci viene spiegato. Sarebbe come imporre a un cittadino di mangiare solo 10 kg di carne al mese e aspettarsi che regali qualche altro chilogrammo ai vicini. Non c’è nessun motivo plausibile perché questo avvenga. Così come nella redistribuzione dei salari. Anzi, alcune delle cose che le aziende potrebbero fare sono le seguenti:

1) licenziare i lavoratori con i salari più bassi esternalizzando alcuni servizi per avere un massimale più alto

2) retribuire comunque i propri manager con metodi alternativi “estero su estero”

3) assumere il management in un altra società, con funzioni di controllo sulla società esistente

4) spostare il management con  reddito più alto in una filiale all’estero

5) delocalizzare i processi decisionali in un altro stato

6) spostare la società all’estero

7) ogni altro escamotage che porti a raggiungere l’obiettivo desiderato, sia dal datore di lavoro che dal lavoratore.

E questo perché nelle aziende le risorse vengono allocate nella maniera più economica.

Qualcuno potrebbe obiettare che ogni comportamento elusivo e contrario allo spirito della legge andrebbe combattuto. Ma per farlo bisognerebbe spendere di più in burocrazia. E se proprio si dovesse riuscire nell’intento,  limitando i salari più alti, si avrebbe un minor gettito fiscale e contributivo a cui gli altri cittadini dovrebbero far fronte con un innalzamento delle tasse. Insomma, i buoni propositi finirebbero per abbassare le entrate fiscali del territorio, aumentare i costi della burocrazia e aumentare la disoccupazione. Ecco cosa c’è di sbagliato in questa iniziativa, praticamente tutto. Soprattutto in un paese come la Svizzera che gode di buona salute economica e ha una disoccupazione minima.

E’ incredibile, ma spesso la politica tende a riproporre gli stessi errori: chi combatte la libertà trova coercizione, chi combatte la ricchezza trova povertà. E chi non ha memoria della storia sarà costretto a subirla.

Tratto da http://www.robertogorini.com

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3 Comments

  1. Alessandro F. says:

    L’iniziativa svizzera è indicativa della confusione morale dei socialisti e del mancato rispetto della proprietà privata. Il proprietario dell’azienda è libero di pagare i suoi direttori quanto ritiene opportuno. Punto. Il problema si pone, invece, con i cosiddetti “manager pubblici”. Questi, infatti, vivono del denaro estorto ai cittadini con il mezzo fiscale. Qui l’ideale sarebbe una società libera senza coercizione e senza tasse e, quindi, senza manager pubblici. In mancanza di ciò tutto quanto contribuisce a ridurre gli stipendi dei parassiti boiardi di stato è sempre benvenuto.

  2. pippogigi says:

    Io sono favorevole all’iniziativa svizzera e la trovo molto giusta.
    Un frase che disse Henri Ford fu “io devo costruire macchine che i miei operai possano comperare”, prima le auto erano un prodotto artigianale, costoso, con Ford nacque la catena di montaggio e la motorizzazione di massa.
    Le aziende, quelle che sfruttano i dipendenti pagandoli poco oppure delocalizzano dimenticano questo insegnamento. Se paghi poco i tuoi dipendenti loro non potranno comperare le tue merci, se anche l’imprenditore tuo vicino fa lo stesso allora nessuno più venderà nulla, che è la situazione attuale (unita ad una tassazione esorbitante).
    Invece la regola semplice semplice del rapporto 1 a 12 è perfetta. Vuol dire che non ci saranno più casi di operai che guadagnano 20.000 euro lordi all’anno e manager che guadagnano 600.000 euro. Se si vuole pagare 600.000 euro un manager si è liberissimi di farlo ma allora il dipendente più scarso dovrà essere pagato 50.000 euro, con beneficio per tutti. Questo porterà a limitare la spesa (folle) per manager spesso incapaci che anche se accumulano passivi e fallimenti non rinunciano a emolumenti milionari e a pagare il giusto i dipendenti, non dimentichiamo che in italia per assenza del salario minimo legale i salari sono molto più bassi della media UE.
    Infine, e questo è il punto importante, se la cosa viene applicata al settore pubblico finalmente cesserà la vergogna di avere manager di stato italiano pagati 3 volte i colleghi europei o più del Presidente degli Stati Uniti d’America.
    Il concetto è semplice: se uno lavora per te devi pagarlo il giusto, non sfruttarlo. Quale è il metro? 1/12 della tua retribuzione.

  3. giorad says:

    Anche in Svizzera c’è gente che riesce a pensare coi piedi – unsurprisingly, anche in Svizzera è la gente di sinistra.

    Ciò detto, per avere una Lombardia-Padania indipendente sarei ben felice di pagare il prezzo di essere governato da cojotes come quelli…

    … Tutto meglio di fallitaglia.

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