Svizzera e libertà di stampa: punire chi svela i segreti, non chi li pubblica

di BRUNO DETASSISgiornali (1)

In Italia funziona la regola per cui chi svela un segreto passa indenne col rosso, il giornalista che esercita invece il diritto di cronaca e il dovere di informare, finisce in tribunale. E in Svizzera? La musica è un’altra, visto che il Parlamento dovrà pronunciarsi sull’articolo 293 del codice penale: la norma prevede di punire chi pubblica un atto coperto da segreto ma in Svizzera il dibattito sui due pesi e le due misure diverse, che prevedono di colpire solo l’informazione, ha riportato in ambito legislativo la via d’uscita.

Sulla base di un’iniziativa parlamentare dell’ex consigliere nazionale Josef Lang (Verdi/ZG), le Camere dovranno discutere un’ulteriore volta dell’articolo. Il testo chiede che venga abolito, poiché limita troppo la libertà di stampa, ricorda il Corriere del Ticino che annuncia questo passo importante per la libertà di stampa e di opinione.

“La maggioranza della commissione degli affari giuridici del Nazionale si è opposta all’abolizione, suggerendo piuttosto di completare la norma, esentando da punizioni le pubblicazioni che non vanno contro alcun interesse pubblico o privato. Questa versione si avvicinerebbe a quella della Corte europea dei diritto dell’uomo”.

Media a favore dell’abolizione

“Nel corso di una procedura di consultazione, i media si sono invece pronunciati con forza a favore dell’abolizione dell’articolo 293. La sezione svizzera di Reporter senza frontiere (RSF) critica il fatto che la norma si basa su una definizione formale della preservazione del segreto”.

“Giornalisti possono venire condannati senza che i fatti pubblicati siano veramente di natura sufficiente a essere tenuta segreta”, ha affermato RSF. Secondo l’organizzazione, la “versione addolcita” dell’articolo, proposta dalla commissione, minacciata il diritto costituzionale della collettività a essere informata.

Secondo Syndicom, questa reliquia giuridica deve essere soppressa senza essere rimpiazzata. Contravviene all’evoluzione sociale e politica nei confronti dei segreti di Stato e “rimane ancorata allo spirito della Guerra fredda”. La proposta della commissione non fa poi altro che delegare il problema ai tribunali.

E i partiti? I socialisti tifano per la libera stampa, mentre  UDC e PLR non si scaldano per cambiare le regole del gioco.

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