Albania? No, Svizzera. Cosa succede ai lavoratori Gucci?

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Un nuovo grave caso di degrado del mondo del lavoro in Ticino è stato portato alla luce oggi dal sindacato Unia, attraverso la sua pagina internet denunciamoli.ch.

Un caso che riguarda un’azienda il cui nuovo stabilimento di Sant’Antonino è stato recentemente inaugurato in pompa magna alla presenza delle autorità comunali e cantonali.

Unia spiega che alla Luxury Good, questo il nome della casa madre sotto la quale rientra la Gucci, il principio è che la stragrande maggioranza del personale fisso sia assunto per un grado d’impiego del 70%. I salari in tutti e tre gli stabilimenti ticinesi possono variare tra i 2’700 e i 2’300 lordi per 13 mensilità. La tendenza, però, schiaccia i salari piuttosto verso i 2’300 franchi lordi, aggiunge Unia. “Con salari da fame di questo genere, non deve sorprendere se i frontalieri rappresentano il 90% (se non il 95%) della forza lavoro mobilitata” commenta il sindacato. “Ancora una volta non possiamo risparmiarci dal rilevare come sono i padroni delle imprese a comprimere verso il basso i salari e non i frontalieri.”

“Qualcuno potrà dire che si tratta di un salario da fame ma almeno i lavoratori possono godere di un giorno e mezzo di libero, magari finendo di lavorare il giovedì a mezzogiorno” commenta Unia. “Oppure iniziare il martedì a mezzogiorno.”

“Troppo bello e troppo facile” prosegue Unia. “Nel contratto di assunzione figura che il 70% è spalmato «secondo il piano di lavoro stabilito dalla Direzione». Nel “regime Luxury Good” ciò significa una sola cosa: massima flessibilità e disponibilità. Esageriamo? No. La società si permette di comunicare, via sms, entro le 21.00 di sera se il giorno successivo l’operaio dovrà lavorare, come anche l’orario d’inizio e la sede (una delle tre). Le fotografie degli sms spediti (riportate sul sito denunciamoli.ch) a un operaio dimostrano come questa pratica sia reale, ripetitiva e, dunque, sistematica. Prassi confermata da tutti i lavoratori con i quali abbiamo potuto discutere.”

“Non siete ancora convinti? Sono nostre esagerazioni?” scrive ancora Unia. “Nel regolamento stipulato dalla Luxury Good Logistics (L.G.L) e l’agenzia interinale WS Work Services è detto esplicitamente che «giornalmente gli orari lavorativi potranno subire delle modifiche secondo i piani lavorativi stabiliti da LGL. Ogni sera, entro le 21, riceverete un SMS sul vostro cellulare con gli orari d’ingresso; in caso di problemi a recarsi al lavoro rispondere solo via messaggio, sarete contattati da un consulente in caso di comunicazioni importanti. Disponibilità e massima flessibilità per tutte le sedi di Stabio, Novazzano, Bioggio, Agno, Balerna, Vedeggio, San Martino e in futuro S. Antonino».”

“Ad aggravare il tutto” prosegue Unia, “l’azienda ha fissato ben 11 tipi di orario per il lavoro in azienda! Sono le 20.30 di sera. Domani lavoro? A che ora inizio? Alle 6.00 (orario 1), alle 6.30 (orario 2), alle 7.00 (orario 3), alle 8.00 (orario 4), alle 9.00 (orario 5), alle 10.00 (arario 6), alle 11.00 (orario 7), alle 12.00 (orario 8), alle 13.00 (orario 9), alle 14.00 (orario 10), alle 15.00 (orario 11). Questo è il dopo-lavoro realistico di molti impiegati del gruppo Luxury Good. A queste condizioni, è facilmente comprensibile come la maggioranza della forza lavoro usata dal gruppo Luxury Good sia giovane, senza incombenze famigliari. In maniera più generale, la regola è che il personale sia a totale disposizione del gruppo, senza concessioni per la vita privata e famigliare. Questo è il concetto di lavoro moderno secondo il settore del lusso… in barba anche alla debole Legge sul lavoro (LL) e delle sue ordinanze.”

E c’è chi sta ancora peggio, secondo Unia, ossia i lavoratori interinali impiegati dalla Luxury Good.

“Se già i lavoratori fissi sono “flessibilizzati” a pieno regime, quelli interinali sono alla completa mercé della direzione del gruppo Luxury Good” scrive il sindacato. “Anche per gli interinali, il grado d’impiego del 100% è una chimera. Anche il 70%. Infatti, sembra essere prassi comune quella di stipulare dei contratti per un grado d’impiego del 30% calcolato su una settimana di 40 ore, per un salario di 19,20 franchi lordi. La finalità di questa tipologia di contratti – grado di occupazione basso – risiede nel disporre a proprio piacimento di una forza lavoro predisposta a seguire in maniera precisa i picchi della produzione, garantendo, invece, un minimo di ore da lavorare quando i bisogni produttivi ridiscendono.”

” Cerchiamo di essere più chiari” scrive ancora il sindacato Unia. “Le ore da contratto devono essere, per legge, retribuite, indipendentemente se vi sia lavoro oppure no. Si chiama rischio aziendale. Il gruppo Luxury Good, con i contratti al 30%, riduce fortemente questo rischio, per non dire che lo annulla. Non contenta di assicurare solo 48 ore al mese all’interinale, la società, in alcuni casi, non rispetta neppure tale obbligo legale, impiegando e remunerando il lavoratore in questione, per esempio, per sole 24,8 ore mensili. All’inverso, quando la produzione lo richiede, la società carica il lavoratore con 180 ore di lavoro mensili, pagate normalmente in quanto il lavoro straordinario inizia sopra le 200 ore. Ciò significa massima disponibilità, massima flessibilità e massima redditività. E massimo sfruttamento. Naturalmente, anche per gli interinali valgono le convocazioni via sms spedite la sera per il giorno dopo.”

“Non soddisfatto” prosegue Unia, “il gruppo Luxury Good ha affinato il sistema per estrarre – sì, proprio come gli agrumi! – dagli interinali il massimo grado di produttività. In certi giorni, la società convoca un numero di interinali, diciamo 50, di cui solo 30 saranno mantenuti in loco. I 50 interinali sono messi al lavoro. Grazie a un sistema di controllo elettronico, la ditta è in misura di calcolare in tempo reale la produttività di ogni interinale, per esempio misurando il numero di pacchi confezionati. Dopo un’ora su un tabellone gigante è stilata la graduatoria della produttività di tutti i 50 interinali. Gli ultimi sono 10 sono rispediti a casa. Dopo un’altra ora di lavoro, ecco un’altra classifica dei 40 interinali rimasti. Gli ultimi 10 sono anch’essi rinviati al proprio domicilio. In questo modo, Luxury Good ha selezionato dal mazzo i “migliori” 30 lavoratori interinali, selezionati in base alle loro capacità produttive. Non crediamo che sia difficile immaginare cosa significhi per gli interinali implicati questo sistema che ricorda i giochi dei gladiatori al Colosseo: dei tanti rimangono solo i migliori, i più deboli essendo stati eliminati. Meno metaforicamente, Luxury Good ha portato all’esasperazione la messa in concorrenza dei lavoratori, nell’obiettivo di ottenere la massima redditività. Non ci sono limiti alla ricerca del tasso di sfruttamento più elevato, condizione per realizzare profitti all’altezza delle aspettative dell’azionariato.”

Unia elenca poi altri presunti soprusi subiti dai dipendenti del gruppo Luxury Good.

E infine commenta: “Quanto descritto è sicuramente il lato (molto) meno brillante del lusso tratto dal gruppo Luxury Good in Ticino. Le condizioni di lavoro di decine di persone non contano. Come non conta la sofferenza occasionata a queste lavoratrici e lavoratori. L’importante è attirare questi grandi gruppi e intascare il gettito fiscale derivante dal loro insediamento. A questo proposito, si è sbandierato ai quattro venti come il gruppo Luxury Good sia il maggior contribuente ticinese, con circa 50 milioni di franchi versati tra comuni, cantone e Confederazione. Che cifra! Peccato che senza gli sgravi permessi dal sistema fiscale elvetico (grazie allo statuto di “società principale”), il gruppo Luxury Good avrebbe pagato almeno il doppio. Oggi questa multinazionale del lusso paga proporzionalmente meno tassi dei suoi stessi lavoratori sottopagati. Ma sono considerazioni marginali, superficiali e ideologiche. L’importante è intascare soldi. Come lo spiega il sindaco di Sant’Antonino e futuro candidato al Consiglio di Stato per il Partito liberale radicale ticinese (PLR), l’onorevole Christian Vitta: «Questo è un centro pulsante di scambi di ogni genere, rivolti a una clientela importante, che può spendere. Molti vantaggi però vanno a chi non abita nel nostro Comune e nemmeno nel Cantone, ma mi rendo conto dei vantaggi fiscali che questa realtà comporta». Continuiamo pure a portare soggetti economici grazie alla possibilità di imporre bassi salari e condizioni indegne, soggetti che creano un basso valore aggiunto ma un elevato carico sociale e ambientale. Al signor Mordasini e all’AITI – della quale Luxury Good International SA è membro dal 1999 – chiediamo una piccola valutazione della situazione. Sempre che il caso da noi denunciato non sia “vecchio e già conosciuto”… la risposta da loro preferita per liquidare i casi da noi presentanti, naturalmente senza mai entrare nel merito del problema: com’è possibile tollerare condizioni di lavoro di questo genere?”

 

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