SVIZZERA: 2 MILIONI DI IMMIGRATI. MA ALLA UE NON BASTANO

di CORRADO GALIMBERTI

Non si sa quasi nulla, a sud di Chiasso, di quello che sta succedendo in Svizzera. Paese in cui, per finalità di pronta cassa, l’Unione europea e gli Usa vogliono insegnare come si sta a tavola anche agli eredi di Guglielmo Tell. Ma, come dichiarato da Sergio Ermotti, prudente boss dell’Ubs (la più grande banca svizzera), contro Berna è in atto una guerra economico–commerciale.

Molti hanno l’impressione che il governo elvetico stenti a rendersi conto della gravità di ciò che sta avvenendo. Invece di fare la voce grossa e respingere al mittente minacce e accuse – come fatto recentemente dall’Argentina – tende sempre a chinare il capo e accontentare i satrapi bruxeliani e statunitensi, che non perdono occasione per cercare di mettere Berna con le spalle al muro.

Non è bastato sottoscrivere gli accordi bilaterali con l’Unione europea, aderire a Schengen, abolire, de facto, il segreto bancario riempiendo di gioia tutti i concorrenti della piazza economica e finanziaria svizzera. Gli attacchi proseguono imperterriti, sfruttando ogni pretesto per indebolire un Paese che si ostina a non farsi omologare. Un Paese dove la crisi mondiale si sente meno che altrove. Un Paese al quale non servono prestiti del Fmi o della Bce. E, come era solito ripetere il poeta americano Ezra Pound, “un Paese che non ha debiti fa rabbia agli usurai”.

L’ultima raffica è stata sparata dall’Ue perché Berna ha deciso di chiudere le porte, per un anno, agli immigrati di sette Paesi dell’est dell’Unione europea. Perché il mercato elvetico del lavoro è sotto pressione, perché in alcuni cantoni – in particolare in Ticino – la tensione con i frontalieri italiani (ovvero i residenti lungo la fascia di confine che ogni mattina si recano a lavorare in Svizzera) si taglia col coltello. Perché l’immigrazione non fa che aumentare in un Paese microscopico, con un territorio infinitamente inferire a quello di molte altre nazioni. Tra l’altro, come sottolineato da più parti, la decisione presa dal Consiglio federale (il governo) è stata solo una pillola per addolcire la popolazione e cercare di limitare il consenso ai partiti che chiedono severità. Ma servirà a poco o niente. Gli immigrati in fuga dai Paesi piegati dalla crisi provengono solo in minima parte da Polonia e Repubblica ceca, Ungheria o Slovenia. Eppure, ministri e burocrati di Bruxelles non hanno saputo tenere a freno la lingua e hanno parlato di atteggiamenti xenofobi. Il che è un’assurdità sotto tutti i profili, come hanno risposto i presidenti di alcune forze politiche, visibilmente irritati.

Neanche farlo apposta, sono usciti, proprio in questi i giorni i nuovi dati dell’Ufficio federale di statistica sulla situazione demografica. E c’è da ridere.  La popolazione della Confederazione elvetica ha quasi raggiunto la soglia degli otto milioni di abitanti (7’952’600 persone, per la precisione), in una realtà territoriale di soli 41 mila chilometri quadrati (basti pensare che gli svedesi, i primi a muovere critiche a Berna, sono nove milioni in un territorio di 450 mila chilometri quadrati).  Bene, gli stranieri sono… 1’814’800. Ovvero il 22,8%. Cui vanno aggiunte centinaia di migliaia di persone con la doppia cittadinanza, non calcolate nel computo.

“Quale Paese in Europa – hanno dichiarato alcuni esponenti di un paio di forze politiche nazionaliste – ha una simile percentuale di non autoctoni? Quale Paese dimostra tanta generosità? Quale Paese dell’Ue garantisce una vita decisamente più che decorosa a gente che proviene da ogni dove?

In Ticino è ancora peggio. In un cantone di quasi 337 mila abitanti, gli stranieri sono il 26,4%. E 100 mila hanno il passaporto italiano in tasca (o la doppia cittadinanza). Cifra che ha fatto gongolare il console tricolore a Lugano, che ha pure premiato la 100 millesima cittadina italica giunta nel cantone…

Nessun Paese al mondo, in effetti, è in grado di gestire l’immigrazione come la gestisce la Svizzera, nelle cui città non esistono ghetti e dove persino il numero uno della seconda più importante banca del Paese, il Credit Suisse, è straniero (e stiamo parlando del Paese delle banche…).

Ovviamente i problemi non mancano, Non solo quelli relativi alla pressione sui salari esercitati da chi, provenendo da Paese falliti, è disposto ad accettare cifre ridicole e inaccettabile per qualsiasi svizzero. Non solo per l’enorme richiesta di alloggi, a causa della quale si sta cementificando in modo scandaloso in ogni cantone. Ma anche relativi all’identità.

100 mila italiani in una realtà che si attraversa in un’ora da Chiasso ad Airolo sono già un miracolo non abbiano fatto a pezzi le principali caratteristiche elvetiche. Ma il fatto che, a Lugano (dove gli stranieri sono il 49% dei residenti), gli scooter facciano zig zag in mezzo al traffico – pratica tipicamente italiota e impensabile in altri cantoni – o che nei ristoranti si offrano più specialità italiane che ticinesi, la dice lunga su quanto l’immigrazione sia da considerarsi un arricchimento.

Anche in Svizzera tedesca, comunque, gli elvezi si stanno accorgendo che i trattati bilaterali con l’Ue, grazie ai quali i cittadini dell’Unione europea possono andare a lavorare e vivere in Svizzera senza più alcuna limitazione, stanno causando una pacifica invasione di tedeschi. Che, ovviamente, parlano la lingua di Goethe, e non lo Schwitzerdütsch  (ovvero l’idioma usato quotidianamente, e  a ogni livello, dagli svizzero tedeschi, per i quali l’hoch Deutsch” è una sorta di lingua straniera). E poi i germanici non vanno di certo in Svizzera a fare gli operai con le valige di cartone. Arrivano quadri e dirigenti. E negli uffici non tutti gradiscono…

Almeno, a Zurigo e Basilea hanno a che fare con uno dei popoli più civili del mondo. Cosa dovrebbero dire i poveri ticinesi che si vedono confrontati con impiegati di banca che dicono “trescento franchi”, parlano con decibel decisamente superiori alla norma, gesticolano come fossero giocolieri, guidano come fossero a Napoli e morire se si tolgono gli occhiali da sole anche quando il sole non si vede da giorni…

 

 

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5 Comments

  1. Giancarlo says:

    Impiegati di banca con accento centro-meridionale in Ticino? Questa è una notiziona. E io che pensavo che i frontalieri fossero per lo più insubri nati dalla parte sbagliata che-vanno- a-fare i-lavori-che-gli-svizzeri-non-vogliono-più-fare? Anche perché, qualunque cosa facciano, in franchi prendono almeno il doppio di quello che prenderebbero “di là”, e il prezzo da pagare è modesto: farsi dare del terrone dai ticinesi, ci metterebbero tutti la firma. Ah, è proprio vero che a non essere informati si rimane vittima dei luoghi comuni……..

  2. Gino AT says:

    Il vero potere oscuro sta facendo capire che è ora di incassare da tutti. Bisogna riazzerare il vecchio sistema, rimettere tutti in riga, compresi quelli che gli hanno spianato la strada. Loro stanno rimescolando le carte per una nuova partita. Perfino gli illusi che pensavano di essersi schierati dalla parte “giusta”, ora cominciano a prendere la “liquidazione” e taluni hanno già cominciato ad autoestinguersi (“loro” sanno che le iene si scannano e non per niente le hanno messe anche ai comandi).
    Le cassandre le abbiamo avute ma per tutti erano meglio le sirene. Il piano di sbaraccamento della economia occidentale è in corso d’opera, insedieranno i nuovi poveri che hanno fatto crescere in silenzio, rifaranno una nuova speculazione come hanno fatto con noi e poi rimescoleranno le carte di nuovo con gli stessi sistemi. Chissà, magari i futuri nuovi poveri di terza o quarta generazione saranno gli androidi, in fin dei conti Asimov era un massone e qualcosa ne sapeva di certo per fantasticare.
    E ora?
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  3. Maciknight says:

    Ho il vicino di casa che ascolta musica rumorosa a 130 decibel con le finestre aperte … gli chiedo se è disposto a trasferirsi in Canton Ticino?

  4. Federico Lanzalotta says:

    senza parole

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