SUICIDI IN CRESCITA E RETORICA SULL’EVASIONE FISCALE

di CARLO ZUCCHI*

Giovedì 12 altri due imprenditori si sono suicidati: un agricoltore di 53 anni di Altivole (provincia di Treviso), perché – complice anche la siccità – non in grado di coprire i debiti che gravavano sulle sue spalle, e un giovane imprenditore di 32 anni di Arezzo, oppresso dai debiti in seguito a una multa di 40 mila € comminatagli da Equitalia.

Quest’ultimo caso, poi, segue a distanza di pochi giorni la tragedia consumatasi davanti a una sede dell’Agenzia delle Entrate a Bologna, dove un artigiano si è dato fuoco il 28 marzo, per poi spirare 9 giorni dopo per via delle ustioni, perché strangolato dal fisco. Spiace dirlo, ma di queste morti di Stato è corresponsabile una stampa, quella italiana, la cui etica è ormai a livelli miseri, vuoi per faziosità, vuoi per incompetenza. Da tempo, l’informazione si è appiattita in modo vergognoso sulla retorica della lotta all’evasione fiscale con una campagna mediatica infame che, facendo leva sull’invidia dei lavoratori nei confronti dei “padroni”, mira a spargere odio tra la popolazione e a spaccare in due il paese tra onesti e disonesti secondo il principio del divide et impera. Principio da sempre usato dai detentori del potere politico per far sì che il risentimento della popolazione sia incanalato verso determinate categorie di persone e non verso politici corrotti e incompetenti. Una campagna mediatica, questa, non a caso orchestrata dai grandi quotidiani di proprietà di banchieri e grandi imprese, che da questo assetto fiscale ricavano privilegi ed esenzioni di ogni genere, potendo ricorrere ai più validi studi di commercialisti e riuscendo spesso a far figurare ricavi e poste dell’attivo all’estero, mentre i piccoli non fanno che subire legnate e vessazioni continue. Anche per questo non si può minimamente tollerare questa retorica anti-evasione ipocritamente pedagogica nei confronti di quei piccoli “bottegai” che si rifiutano di diventare soci di minoranza di uno Stato che quando c’è da lavorare si fa di nebbia, mentre quando c’è da incassare diventa l’azionista di maggioranza dell’impresa con una quota di prelievo di circa il 70% sugli utili lordi. A nessuno viene il dubbio che se si evade così tanto è perché è il sistema fiscale che è sbagliato?

E la menzogna più infame di questa campagna è quella secondo cui gli imprenditori sarebbero più poveri dei lavoratori dipendenti, in quanto i primi nel 2010 hanno dichiarato mediamente al fisco 19.259 €, contro i 19.810 € dei secondi. In realtà, nelle medie dell’imposta sulla persona fisica dell’imprenditore, queste statistiche non tengono conto delle imposte che già lui paga sull’utile di impresa e di tanti altri elementi, tra cui la vitalità e la mortalità delle imprese che in certi settori raggiunge il 50% annuo alterando le medie nazionali di settore, e gli splitting familiari, per effetto dei quali i redditi delle singole persone rilevati dalle statistiche sono più bassi, in quanto costituiti dalla suddivisione di un unico reddito tra più familiari. Del resto, anche Attilio Befera, nel corso di Matrix dell’11 gennaio, ha definito non veritiere queste medie che i telegiornali esibiscono con malcelato gusto per la gogna. Gogna a cui non ha fatto mancare la sua voce il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Non contrappongo all’Italia della solidarietà l’Italia della speculazione edilizia e dell’evasione fiscale, comportamenti che non meritano di essere associati alla parola Italia», queste le parole di Napolitano. Parole a cui è difficile trovare un aggettivo e che sprizzano retorica statalista da tutti i pori. Una retorica del tutto fuori luogo in un momento in cui la nostra costosissima pubblica amministrazione è a tal punto inefficiente da non riuscire a fornire dati sugli esodati e la casta politica di cui Napolitano fa parte non fa nulla per tagliare i suoi costi (i più alti al mondo) a cominciare dai rimborsi elettorali, forieri degli scandali che abbiamo sotto gli occhi in questi giorni.

Ma quel che sconcerta è il silenzio e l’indifferenza che circonda queste morti. Ormai sono entrate a far parte della nostra routine: ogni tot giorni qualcuno si toglie la vita. Imprenditori, lavoratori e perfino una casalinga alla quale è stata decurtata una pensione da 800 € al mese, vanno ad alimentare questa gelida e burocratica contabilità di morte. Sì, gelida e burocratica, perché i ritmi di questi decessi mi ricordano quelli che nella seconda metà degli anni Settanta, quando inizio il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse, cadevano sotto i colpi dei compagni brigatisti ancora latitanti: ogni due o tre giorni un morto. Ma quella era un’altra Italia, anche nell’informazione, che pur lottizzata e asservita ai partiti, sentiva il bisogno di dare il massimo risalto a chiunque restasse ucciso sotto i colpi di un terrorismo vile e sanguinario, rosso o nero che fosse.

E lo faceva perché era priva di quel cinismo di cui è permeata l’Italia di oggi, a destra come a sinistra. Un cinismo cialtrone e insensibile nei confronti di chi rischia, intraprende e tiene in piedi ciò che resta dell’economia italiana nell’indifferenza più totale di un popolo ignorante e di questo governo voluto proprio da Napolitano, il quale farebbe bene a “sporcarsi” le scarpe in qualche capannone. Oltre a dire meno sciocchezze, scoprirebbe che questi imprenditori sono i proletari di questa epoca e che il lavoro è ben altra cosa da quella su cui lui e i suoi compagni di partito fanno retorica da più di 60 anni.

*carlozucchiwordpress.com

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8 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Non credo la capiranno..!!

    Si sarebbero mossi di moto proprio.

    Invece, EVADERE E’ UNA LEGITTIMA DIFESA..!

    Parla uno che da dipendente privato ha sempre versato.

    Dicevo a miei amici imprenditori: voi siete piu’ dipendenti di me e non lo sapete.
    Io saro’ dipendente di una ditta ma voi lo siete dello stato..!! PRETENDE PREBENDE, alla mafia maniera/o.

    Amen

  2. UFFICIOSTAMPASANATORIA says:

    NOI OLTRE CHE SOLLECITARLI AD INTERVENIRE DANDO IL NOSTRO CONTRIBUTO .
    CHIEDIAMO A TUTTI CHE CI LEGGONO DI FARE PROPRIO QUESTO APPELLO E DI DIFFONDERLO
    ___________________________________________
    COMUNICATO PER I COMPONENTI LA COMMISSIONE FINANZE e BILANCIO della SENATO.
    Esimii PRESIDENTI , Onorevoli Senatori COMPONENTI
    FERMATE I SUICIDI, SALVATE LE PICCOLE IMPRESE, RICOMPONETE LA SERENITA’ nelle FAMIGLIE ITALIANE.
    con la convinzione nella conoscenza circa le cause che stanno determinano le difficoltà che stanno aggravando queste negatività all’interno di una società Civile ed Avanzata come la nostra , che ci permettiamo di esortarVi a valutare le RAGIONI VERE, che non sono i TRIBUTI EVASI e non DICHIARATI, che condanniamo ed insieme a Voi perseguiamo, quanto invece quelli DICHIARATI ed oggi impossibilitati ad essere ONORATI per le ragioni, che in parte ci permettiamo di porre alla Vostra capace attenzione. Esse formano il bagaglio dell’Indebitamento dal quale è difficile uscirne. Ancora più grave ed anche perché se ne fa fatica d’informazione nell’affettuoso ambiente familiare, da come è anche emerso durante commenti di cronaca , perché sono diventati elementi di vergogna tanto da non farlo diventare l’Oggetto del Dibattito di Causa .
    Questa Proposta che inciderebbe positivamente sui rapporti Cittadino Istituzioni, darebbe l’opportunità di far riprendere un dialogo produttivo nell’essenza dei ruoli per un PERCORSO di RISANAMENTO il quale produrrebbe nuova fiducia nelle Istituzioni positivizzando le ATTIVITA’ per far riprendere la PRODUZIONE del REDDITO.
    Non sottovalutate questo Documento, racchiude in se la chiave di volta a quanto sta avvenendo.
    Intervenire sui DEBITI vuol dire INPS, INAIL, ENTI ASSISTENZIALI E BILATERALI, EQUITALIA.
    Questo produrrebbe anche il ripristino ed il CONCEPIMENTO di un nuovo PATTO SOCIALE STATO-ISTITUZIONI CITTADINO-CONTRIBUENTE.
    Vi ringraziamo per averci voluto leggere augurandoVi buon lavoro.
    PdL n° 3804 On. Polledri, Stucchi, Reguzzoni Pionati
    MANIFESTO “ LIBERA l’IMPRESA ”
    MANOVRA PER LO SVILUPPO A COSTO ZERO
    Premessa
    La Crescita è il sinonimo della Produzione, la Produzione è il sinonimo di Creazione di Reddito, Creazione di Reddito è il sinonimo di PIL, PIL è il sinonimo di abbassamento del DEBITO PUBBLICO, ABBASSAMENTO del DEBITO è il sinonimo di PAGARE MENO INTERESSI, pagare meno interessi è il sinonimo di mettere a disposizione CIFRE IMPORTANTI derivanti dagli interessi risparmiati per CREARE INVESTIMENTI nel tessuto SOCIALE, il tessuto sociale è il sinonimo dell’ECONOMIA DIFFUSA, quindi che investe tutti i CETI SOCIALI. Ma tutti questi SINONIMI resteranno tali se non si passerà agli investimenti nel RISANAMENTO DEL TESSUTO PRODUTTIVO
    CARTA D’IDENTITA’ DEL DEBITO. (CASISTICHE )
    · L’assenza di norme STRUTTURALI, le quali obbligano e regolamentano il rapporto dare -avere o come committente – esecutore, diventano elementi penalizzanti delle REDDITUALITA’ e degli ADEMPIMENTI.
    · L’inefficienza del sistema GIUSTIZIA CIVILE non consente di poter RECUPERARE i CREDITI da PRODUZIONE . Un Credito non riscosso comporta una pianificazione da tre a cinque anni per gli adempimenti omessi dovendo produrre nuovo reddito con il quale poter pagare.
    · Le Pubbliche Amministrazioni non PAGANO i Fornitori e gli Operatori nei tempi derivanti dai CONTRATTI tra le parti .
    · Il PATTO DI STABILITA’ lo hanno dovuto sopportare i BILANCI delle AZIENDE.
    · Ed ancora , come se non bastasse , l’impossibilita di essere regolari per ottenere il DURC (documento unico di regolarità contributiva) vietando così la possibilità di LAVORARE.
    · AMMINISTRAZIONI PRIVATE senza stato di RESPONSABILITA’ con gli OPERATORI alla MERCE’ di RICATTATORII sistemi COMPORTAMENTALI . Il sistema della Riqualificazione e Ristrutturazione del Patrimonio Abitativo Privato genera il 65% del PIL dell’intero settore Edile,
    · Come se non bastasse, EQUITALIA con un sistema Sanzionatorio, frutto di Norme di derivazione Parlamentare, la quale crea pregiudizio per ottenere linee di CREDITO e difficoltà di RIENTRARE DALLO STATO DEBITORIO DICHIARATO E’ NON EVASO.
    · Non ultimo il binomio DIRITTO – DOVERE che dovrebbe essere determinato dall’efficienza delle LEGGI delle TUTELE ma che non trova nelle stesse il parallelismo necessario per la pariteticità del risultato e del rapporto. Alcune , non TUTTE le CAUSE.
    I punti QUALIFICANTI della PdL n° 3804
    QUESTO NON E’ UN CONDONO, MA UN PROGETTO PER LO SVILUPPO
    Vantaggi per il CONTRIBUENTE
    · Pagamento dello stato originario del Debito
    · Eliminazione delle Sanzioni , Interessi ed Aggi
    · Pagamento del 10% di sopratasse sul Debito Originario
    · Ripresa della possibilità di poter accedere alle Linee di Credito (oggi impossibile per il perdurare dello stato delle pregiudiziali inibitorie, è causa di USURA).
    · Ripresa della produzione con costituzione di nuova redditualità Riassunzione delle figure qualificanti l’attività (dipendenti)
    · Recupero del Contribuente del suo Valore Sociale e Morale
    Vantaggi per lo STATO
    · Recupero del 90% dello stato di credito vantato in tempi ragionevoli con l’immediatezza di introitare capitali senza che l’Ente preposto alla riscossione e di conseguenza anche lo Stato fossero gravati da spese e procedure ( in 20 anni non più del 50% oggi la media del recupero del pregresso si aggira intorno al 2,5% su base annua )
    · Recupero del 10% come stato sanzionatorio
    · Risparmio degli importi da sostenere per finanziare gli Ammortizzatori Sociali (CIG e DISOCCUPAZIONE, MOBILITA’ (mediamente lo Stato ne finanzia il triennio di legge)
    · Ripresa Economica per la nuova Redditualità del Sistema Produttivo
    · Ripresa dei Consumi e Beni Strumentali quindi con ripresa dell’industria manifatturiera pari a quella generata dalla Legge 449 sulle ristrutturazioni
    · Introito IVA sui consumi e acquisti
    · Ripresa del Mercato Interno dal quale è risultante il 75% del PIL
    · Assenza di cancellazioni e fallimenti delle Imprese
    · Le imprese che si cancellano dagli elenchi camerali diventano Lavoratori in Nero perché con l’eventuale assunzione rischierebbero il 1/5 dello stipendio
    · Le cancellazioni diventano l’iscrizione di nuova azienda con la quale operare per togliere i debiti della precedente attività , conseguenza che dopo tre anni va in crisi la nuova attività
    · I punti qualificanti di questa proposta interessano il 75% delle partite IVA , con particolare incidenza in quelle con Storia e con Dipendenti.
    REGOLAMENTO di DIFFERENZIALE APPLICATIVO
    · IL 10% per importi dichiarati
    · IL 20% per importi derivanti DA EVASIONE ACCERTATA ed ACCLARATA.
    Documento Elaborato da Giovanni Bevacqua
    Presidente Regionale Calabria Confartigianato Edilizia e Coordinatore Nazionale Gruppi di Proposta
    Eventuale contatto 366 3017413 337 871541 0961 794426

    http://www.clubpanterarosa.com/dblog/articolo.asp?articolo=258

    http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/16PDL0048990.pdf

  3. Andrea T says:

    Questa analisi è da diffondere il più possibile.

  4. Vittore Vantini says:

    Avevo preparato uno scritto al riguardo. Mi permetto di aggiumgerlo qui.
    Gli ultimi dati forniti dalla CGIA di Mestre dimostrano come nel Veneto, a partire dal 1 gennaio di quest’anno, ci sia stato un suicidio di imprenditori ogni quattro giorni. Purtroppo, a parte qualche trafiletto nascosto in una delle ultime pagine, i giornali, ormai assuefatti a queste tragiche vicende e che, giornalisticamente parlando, non sono più notizia “calda”, danno sempre meno importanza alla cosa.
    Poiché il suicidio è per sua stessa natura un atto estremo, per affrontare il quale occorre superare una enorme angoscia e ancor più disperazione e coraggio, dobbiamo concludere necessariamente che le condizioni delle partite Iva e non soltanto sono divenute insopportabili e addirittura impraticabili e mortali sotto ogni profilo.
    Ma che Stato è il nostro che, per essere ossequiente e praticare la complicità più feroce con i poteri finanziari mondiali ed europei, riduce a vero e proprio strame i cittadini, tutti in generale, ma soprattutto quelli che intraprendono a rischio dei propri capitali e assumendosi l’onere di una vita particolarmente operosa e complicata. Non è infatti uno Stato, è divenuto una orrenda divinità degna della peggiore mitologia, e si nutre del sangue del popolo inerme, sia con tassazioni di rapina , sia con una burocrazia asfissiante e ottusa.
    Alcuni secoli fa venivamo disprezzati, perché definiti quelli del “Franza o Spagna purché se magna”. Più tardi il buon Metternich ci definiva una “espressione geografica”. Forse avevano ragione, ma almeno avevamo la pancia piena e una burocrazia organizzata e rispettosa, che imponeva assai poche tasse. Che cosa è cambiato oggi? A voi la facile risposta.
    Il governo tecnico ci ha indotti a sopportare l’insopportabile in cambio della salvezza del nostro Stato, che, a sentir loro, era a un millimetro dall’abisso. Successivamente ci hanno gentilmente comunicato che il peggio era alle nostre spalle. Così hanno mentito due volte e, a voler essere non volgari, ci hanno preso due volte per il naso.
    Credo che in verità, ci sono molti segnali finanziari ed economici a questo riguardo, siamo sempre più sull’orlo dell’implosione. Tasse tasse e tasse, aumenti aumenti aumenti. Così ci troviamo nella situazione che porta le famiglie sull’orlo della bancarotta, conseguenza di situazioni e imposizioni insostenibili in ogni settore dell’economia interna. E, particolare davvero vergognoso, sembra che il mondo politico si eserciti in contemporaneità, con una impressionante accelerazione, a rubare sempre di più, mentre godono singolarmente di faraoniche prebende e, come partiti, di valanghe di denaro pubblico.
    Le strade, a causa degli spropositati aumenti dei carburanti, hanno visto una sensibile diminuzione del traffico. I supermercati sono frequentati in misura ridotta e i carrelli sempre meno pieni. Ovunque si possono notare sensibili differenze al ribasso degli acquisti di pacchetti vacanze e di altre attività voluttuarie. Sono bruttissimi segnali, mentre l’inflazione in Italia è la più alta dei paesi dell’unione europea, il che costituisce una ulteriore tassa per tutti, ma soprattutto per le fasce più deboli.
    Abbiamo soluzioni disponibili concretamente? Probabilmente sì, ma del tipo chirurgico, cioè di dolore e di sangue. E i tempi sono assai ristretti. Vi ricordate di quando da molte parti si auspicava l’uscita dall’Euro? Vi ricordate di quello che i vari Monti rispondevano, dicendo che sarebbe stata una tragedia per il popolo, con il dimezzamento di ogni ricchezza? Ma mi pare che , neppure tanto lentamente, ci si stia giungendo ugualmente, con la disoccupazione in vertiginoso aumento e i rincari e tagli velocemente progressivi. Saremo annientati da altri che, ironia della sorte, affermano di operare per il nostro bene. Verrebbe da controbattere che sarebbe stata sventura in qualche modo minore se avessimo preso decisioni drammatiche da noi medesimi, costasse quel che costasse. Siamo in un gorgo che ci tira sempre più giù.
    Popolo del Nord reagisci! O diventeremo ancora più servi, ancora più schiavi che sono costretti a lavorare nella sofferenza, perché altri ingrassino. Basta! Indipendenza indipendenza indipendenza!

    • Leonardo says:

      GRAZIE 🙂

    • Timoteo Bosso says:

      Ha ragione la situazione fiscale del sig. beffera(emerito idiota e lavativo) e’ divenuta insostenibile per le partite iva e le piccole attivita’, poi con l’ imu è arrivata la mazzata finale, la La PROCURA competente deve indagare beffera e complici perche’ stanno distruggendo la societa’ questo fisco è stalonazista e’ a livello di pol pot in cambogia, la gente è allo stremo. I danni alla salute causati da beffera sono esponenziali rispetto all’ ilva e beffera va messo ai ferri all’ asinara.

    • Timoteo Bosso says:

      Si assiste alla requisizione di tutto alla classe media e piccola per finanziare opere pubbliche demenziali ed inutili. Sindaci spesso incompetenti fanno cme gli pare con appalti demenzialòi e che danneggiano la collettivita senza controllo. Parlamentini regionali stanziano milni per festicciole e buffera un maiale non si vergogna di tassatre i poveri e il Monti mette l’ imu su tutto. E’ una situazione vergognosa, la rubeeria eil furto sono esercitati dallo stato e rubano ai poveri per dare alla casta di incapaci che spreca, sono un gruppo di sporcaccioni paraganabili solo ai cortigiani di luigi xvi , il re non c’ e’ , ma c’ è un gruppo di porci che fa sognare il Re e il duce.

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